E' sempre stato il mio più ardente desiderio...
di Leopold von Sacher-Masoch



(Leopold von Sacher-Masoch, Venere in pelliccia, Es 1993, pp.47-49)

"E' sempre stato il mio più ardente desiderio" esclamai "essere lo schiavo di una bella donna che amo, che adoro".
"E che la maltratti!" mi interruppe Wanda, ridendo.
"Sì, che mi frusti, mi calpesti, e appartenga ad un altro".
"E che magari arrivi al punto, nella sua tracotanza, di consegnarla, pazzo di gelosia e minaccioso, al rivale fortunato. Perché no? Non le piace forse la scena finale?".

Guardai Wanda spaventato.
"Lei va oltre i miei sogni".
"Si, noi donne siamo ricche di inventiva," disse lei "ma badi, quando incontrerà il suo ideale potrebbe facilmente accaderle di venir trattato in modo molto più terribile di quanto vorrebbe".
"Temo di averlo già incontrato, il mio ideale!" esclamai, affondando nel suo grembo il mio viso ardente. "Se lei non può essere mia, tutta mia e per sempre, sarò allora io il suo schiavo, la servirò, sopporterò qualsiasi cosa da lei, purché non mi scacci".
"Via, si calmi" disse lei con serenità altera.
"Farò tutto, tutto ciò che lei vuole, ma il pensiero di perderla... no, non posso neppur concepirlo" esclamai.
"Via, si alzi!".
Obbedii. Anche lei si alzò e cominciò a camminare per la stanza.
"Lei è davvero un uomo strano" riprese a dire. "Mi vuol dunque possedere a ogni costo?".
"Sì, a ogni costo".
"Ma quale valore, ad esempio, avrebbe per lei possedermi?"; mi guardò, guardinga, inquietante "se io non l'amassi più, se appartenessi a un altro?...".
Mi sentii venir meno. Era in piedi davanti a me, sicura, padrona di sé, con una luce gelida nello sguardo.
"Vede," proseguì "si spaventa al solo pensiero".
"Sì, inorridisco quando immagino come cosa reale che una donna, che io amo e che ha ricambiato il mio amore, si conceda senza pietà alcuna per me a un altro; ma ho forse scelta? se amo questa donna, se l'amo perdutamente, devo orgogliosamente volgerle le spalle e perire poi del mio bel gesto, devo piantarmi una pallottola in testa? Io ho due ideali femminili. Se mi è vietato il primo, quello di una donna nobile che, fedele e gentile, condivida il mio destino, allora preferisco esser schiavo di una donna senza virtù, senza fede, senza pietà. Una donna del genere, nella sua egoistica grandezza, è anch'essa un ideale. Se non posso godere interamente le gioie dell'amore, voglio gustare sino alla feccia i suoi dolori e i suoi tormenti; voglio essere maltrattato, tradito dalla donna che amo, e più crudele sarà, tanto meglio. Anche questo è un piacere!".
"Lei è fuori di sé!" esclamò Wanda.
"Io l'amo con tutta l'anima," proseguii "con tutti i miei sensi, al punto che mi è indispensabile averla vicino se devo continuare a vivere. Scelga dunque lei tra i miei ideali. Faccia di me quello che vuole".
"E va bene," disse Wanda, aggrottando quelle sue sopracciglia sottili ma volitive "trovo molto divertente avere totalmente in mio potere un uomo che mi ama; almeno avrò un passatempo. Lei è stato così imprudente da lasciar scegliere me. Ed ecco la mia scelta: voglio che lei sia il mio schiavo, farò di lei il mio giocattolo!".
"Oh, lo faccia!" gridai, fremendo d'orrore e di piacere al tempo stesso. "Un matrimonio si può fondare solo sulla parità e sulla consonanza spirituale, ma è dai contrasti che nascono le più grandi passioni. Noi impersoniamo questi contrasti, ci fronteggiamo quasi come due nemici, e questo spiega il mio amore, che è anche odio, anche timore. Ma in un rapporto così una delle due parti non può essere che martello, l'altra incudine. lo voglio essere l'incudine. Non posso esser felice se guardo la mia amata dall'alto in basso. Voglio poter adorare una donna, e posso farlo solo se è la mia signora, la mia tiranna". Wanda parve riflettere un istante.
"Non dimentichi quel che mi ha detto oggi" replicò poi. "Io ho buona memoria e ora... addio... a domani".

© ES 1993