Compagni d'amore di Vittorio Lingiardi


Il libro di Vittorio Lingiardi, psicoanalista junghiano, si inserisce in un nuovo orientamento della letteratura psicoanalitica che non considera più l'omosessualità come un arresto dello sviluppo psicosessuale, ma come una delle possibilità di manifestazione della sessualità. Il tema non viene trattato teoricamente o sistematicamente, ma piuttosto attraverso un affascinante viaggio nelle figure dell'immaginario sessuale che vuole restituire alla sessualità la dimensione poetica che le è propria.

Le tesi sostenute

Per illustrare le tesi sostenute, ci serviamo di una parte della recensione di Viviana Savoia sulla "Rivista di psicoanalisi" (XLIII, 3, luglio-settembre 1997).
1) L'omosessualità non è costituita da una categoria di persone omogenea per costellazione familiare, né per pensiero, sentimento o comportamento sociale.
2) Come ha scritto Gide (1924) e confermato il rapporto Kinsey (1948), tra omosessualità esclusiva ed eterosessualità esclusiva esistono tutte le forme intermedie, in cui - in proporzioni diverse - componenti dell'uno e dell'altro orientamento si intrecciano inestricabilmente.
3) Né la psicologia né la biologia possono da sole chiarire la genesi dell'orientamento sessuale, che, come per la personalità individuale, non può che rifarsi a un modello di tipo bio-psico-sociale, l'unico che può rendere ragione della "complessa mescolanza di natura e cultura" presente in quasi ogni condizione umana.
4) Poiché non esiste il tipo psicologico dell'omosessuale, la parola omosessualità - come del resto eterosessualità - andrebbe sempre declinata al plurale.
5) Un passaggio obbligato nell'analisi di persone omosessuali è rappresentato dalla scoperta ed elaborazione dell'omofobia internalizzata, presente anche in pazienti gay ben adattati e socialmente integrati, e responsabile di un'autostima spesso carente.
6) Rivalutazione della pulsione rispetto al suo oggetto, seguendo un'indicazione di Freud (1905) che vedeva proprio in questo la differenza più significativa tra la vita amorosa del mondo antico e la nostra.

Le recensioni

Le recensioni sono unanimi nell'apprezzare Compagni d'amore di Vittorio Lingiardi.
Il libro "propone in modo originale la connessione esistente tra immaginario sessuale e mondo mitologico", scrive Viviana Savoia sulla "Rivista di psicoanalisi", cit. Per fare un altro esempio, Augusto Romano su "La Stampa/Tuttolibri" (28.8 97) lo definisce "un colto e raffinato vagabondaggio nella mitologia dell'omosessualità".

Ma le obiezioni non mancano, lo stesso Augusto Romano conclude così:
"Rovesciando apparentemente la spiegazione tradizionale, Lingiardi vede nella scelta omosessuale non già il sintomo di una mancata separazione dalla madre ma uno strumento per liberarsi dal soffocante abbraccio materno e per 'entrare più profondamente in contatto con il proprio essere maschi'. La teoria è catturante ma si presta a un'obiezione che ne riduce la specificità: lo stesso itinerario di ricerca che Lingiardi legge nell'atteggiamento omosessuale è facilmente documentabile in tante persone che omosessuali non sono."

Lo stesso "rovesciamento di poli" viene diversamente valutato da Gianni Rossi Barilli su "il manifesto" (17.4.97), in quanto "può essere direttamente funzionale a uno scopo politico. I gay, rivendicando la propria originale virilità, possono in qualche modo rendere maggiorenne la loro identità, allontanarla dalla devianza e immetterla in un circuito di normalità che ha propri schemi anche sul piano simbolico."
Anche Rossi Barilli tuttavia esprime una riserva: "Ma la 'verità narrativa' così ottenuta rischia di risultare mancante di una parte essenziale del racconto. In altre parole, è problematico (e spinto agli estremi addirittura fuorviante) ridimensionare la presenza del femminile in molte omosessualità maschili."

Per Francesca Pasini (Liberazione 6.4.97) Compagni d'amore è "un avvincente e ricchissimo percorso che si sviluppa secondo un andamento circolare dove, proprio come nei grandi racconti orali, ogni capitolo non è mai chiuso, ma si apre ad altri passaggi e domande. Non a caso il libro si chiude appunto con una domanda: 'Ma qual è il sesso dell'altro?'"

Maria Nadotti su l'Unità (14.4.97) scrive del lavoro di Lingiardi: "Ci vuole coraggio - coraggio culturale, ancor prima che politico - a mostrare senza pudore, qua e là, addirittura con un filo di esibizionismo, questo 'mondo fantastico' perennemente in bilico tra 'camp' e 'kitsch', il repertorio di immagini letterarie e pittoriche, l'apparato iconografico e lessicale, su cui si regge quella che si potrebbe definire l'estetica gay. Un'estetica del profondo, come ci insegna questo libro, non solo un manierismo o un codice formale. Il paesaggio interno proposto da Compagni d'amore è un inventario prezioso per capire non solo la volatilità del desiderio, ma anche che la sessualità, appartenendo alla sfera della produzione culturale, determina le forme del gusto e partecipa delle nostre rappresentazioni mentali."

Per gentile concessione di Raffaello Cortina Editore, proponiamo due estratti del libro di Lingiardi: Un percorso libero e disordinato di immagini che è la parte conclusiva dell'Introduzione e il capitolo I recinti di Sodoma.

L'immagine Happy Gays di Giuseppe Fadda