O maschio, o femmina

Per almeno un paio di millenni gli ermafroditi non furono oggetto di particolari attenzioni da parte delle diverse società in cui vissero. Certo non potevano sperare in ruoli di successo se si vuole escludere l'attenzione notevole che sempre suscitarono nelle fiere itineranti e nei circhi. Ma il dato di fondo è che nessuno li obbligava alla scelta di campo: maschio o femmina.
Alice Domurat Dreger racconta una storia diversa nel suo testo recente, "Gli ermafroditi e l'invenzione medica del sesso" (Hermaphrodites and the medical invention of sex, Harward University Press).
Storia diversa perché ristretta alle vicende del secolo scorso e in particolare agli ultimi due decenni. In quel periodo, infatti, la medicina fece notevoli progressi e una maggiore attenzione nei confronti dei neonati emerse da parte delle strutture mediche.
Risultato: si scoprirono molti più casi di ermafroditismo. La chirurgia progredì particolarmente, insieme ad un atteggiamento culturale che vedeva la teoria medica molto netta nella sua interpretazione della sessualità.

Marie-Madelaine Lefort all'età di 65 anni
Tutto ciò fu all'origine di non pochi problemi per gli ermafroditi che, superata la prima giovinezza, erano spesso costretti a farsi operare. I criteri di scelta erano fortemente "genitali"; anzi, ancora più ristretti, ovvero basati sul paradigma testicolar-ovarico.
Se una persona era cresciuta come una ragazza, presentava seni ed altri tratti sessuali femminili secondari, ma possedeva due testicoli, ebbene essa veniva immediatamente cooptata nelle file maschili. Barba, muscoli, voce bassa, invece, non frenavano l'effetto ribaltante dovuto a tracce di ovaie, anche se in alcuni casi l'ermafrodita presentava un evidente pene fra le gambe.
Si operava, dunque. Con successi del tutto relativi, visto che nemmeno oggi si registrano risultati di rilievo.
Una direzione oscura prendeva le mosse da tale atteggiamento nei confronti dell'ermafroditismo, puntando verso l'omosessualità. Prendeva corpo quella visone della omosessualità come patologia sulla quale la medicina doveva intervenire.

Alice Domurat Dreger, Hermaphodites and the medical invention of sex, Harward University Press, 1998, pp 268, $35, £23,50



Il Coney Island Circus mantiene viva, in qualche modo, la tradizione dei freak. Tutto è molto moderato e quindi non vi sono certo esibizioni di persone affette da gravi malformazioni, cosa comune nei circhi dei primi decenni di questo secolo.
Tuttavia una donna molto grassa c'è; eccola:



Si chiama Helen Melon.



E troviamo pure Baby Dee, prorompente personaggio, che si dichiara ermafrodita perfetto, ovvero in possesso di due organi genitali completamente funzionanti. Nel suo numero non si vede alcunché di tutta questa roba; Baby Dee, come si vede dalla fotografia, si sdoppia in una performance dove gioca su espressività maschili e femminili, aiutata/o da un trucco perfettamente bisessuale.



Il Coney Island Circus è uno spettacolo stabile, di buon livello, che ha ricevuto premi e sovvenzioni pubbliche. Informazioni in merito si trovano al seguente indirizzo: http://www.coneyislandusa.com/sideshow2.html