Il Freddo e il Crudele di Gilles Deleuze
Ovvero...Masochismo e platonismo
di Agnese Grieco


Sado-masochismo?

In Gilles Deleuze, Leopold von Sacher-Masoch ha trovato un illustre difensore. Nel suo saggio Présentation de Sacher Masoch. Le froid et le cruel (Les Editions de Minuit, Paris, 1967, trad. it., Il freddo e il crudele, ES, Milano, 1991), il filosofo intende rivalutare Masoch come scrittore e sollevarlo da una schiavitù intellettuale che la nostra tradizione psicologico-psicoanalitica gli impone da tempo. In consapevole e provocatorio contrasto con il pensiero psicoanalitico classico, Deleuze vuole infatti liberare Sacher Masoch - ma anche il cosiddetto masochismo - dalla riduzione alla sindrome sadomasochista, quindi dal suo asservimento, in una qualche misura, al Marchese de Sade.

Ragionare secondo la sindrome sadomasochista equivale a commettere un errore di prospettiva, secondo Deleuze. Questo non significa che non esistano zone di contaminazione. Deve essere chiaro però come la coloritura masochista che può comparire all'interno del sadismo - il legame mobile tra dolore/piacere - non sia da confondere con la tensione che governa il vero e proprio teatro masochista. Lo stesso vale per la valenza sadica nascosta nel masochismo. Scrive Deleuze: "se la donna-carnefice non può essere sadica, è proprio perché è parte integrante della situazione masochista, elemento realizzato del fantasma masochista: ella appartiene al masochismo. Non in quanto avrebbe gli stessi gusti della vittima, ma perché possiede quel 'sadismo', assente nel sadico, che è come il 'doppio', l'immagine riflessa del masochista.[...]. Noi diciamo che la donna carnefice appartiene interamente al masochismo, che non è di certo un personaggio masochista, ma che è un puro elemento del masochismo."

Fatta questa premessa, Deleuze utilizza spesso riferimenti all'universo di Sade per sottolinearne l'alterità e al tempo stesso i parallelismi, alla luce di una comune dialettica del paradosso. "Sembra difficile parlare di un capovolgimento tra sadismo e masochismo in generale. Vi è piuttosto una duplice produzione paradossale: produzione umoristica di un certo sadismo al termine del masochismo, produzione ironica di un certo masochismo al termine del sadismo." Dove umorismo e ironia sono le chiavi di volta per comprendere la visione paradossale - e morale - insita nei due universi.

Il masochismo è prima di tutto una perversione sentimentale, proprio quel sentimento che sembra essere programmaticamente escluso dall'universo di Sade. Non è di corpi, di materia e meccanismo, di una geometrica logica della natura che si fa questione nel masochismo, ma, se mai, di una filosofia della natura metaforica e sentimentale. Il linguaggio di entrambi gli autori rielabora il comando e la descrizione, capisaldi del discorso pornografico, inserendoli in una logica della dimostrazione (Sade) e in una logica della persuasione pedagogica ( von Sacher-Masoch). Il pedagogo, il filosofo innamorato, è alla ricerca di chi lo educhi, secondo il suo volere. Deleuze conclude sul linguaggio: "In Sade la funzione imperativa e descrittiva del linguaggio si supera verso una pura funzione dimostrativa e instituente; in Masoch anch'essa si supera verso una funzione dialettica mitica e persuasiva. La ripartizione da noi evidenziata tocca l'essenziale delle due perversioni; è questa la duplice riflessione del mostro".

La sospensione

Deleuze ricostruisce i caratteri fondamentali del teatro masochista, della sua messa in scena pedagogico-erotica.
Ad esempio fermare il tempo appare come uno dei temi centrali in Masoch riletto da Deleuze. Il meccanismo è quello della sospensione, da intendersi secondo molteplici significati: la sospensione/attesa come atmosfera, la sospensione del racconto come decenza/censura, la sospensione della percezione del tempo. E' chi scrive a non essere più nel tempo : il narratore preda dell'esaltazione sentimentale- sensuale perde la cognizione del tempo e i sensi gli vengono meno,proprio là dove dietro i puntini di sospensione dovremmo immaginare l'atto sessuale consumato. E ancora la sospensione come irrigidimento, contrazione muscolare, trasfigurazione/trasformazione in figura-immagine, la sospensione di ogni emozione/la freddezza, fino ad arrivare alla sospensione come elevazione (fino al Cristo sulla croce).
Scrive Deleuze: "Nei romanzi di Masoch tutto culmina nella sospensione. Non è eccessivo dire che è stato Masoch a introdurre nel romanzo l'arte della sospensione quale tecnica romanzesca allo stato puro: non soltanto perché i riti masochisti di supplizio implicano vere sospensioni fisiche (l'eroe viene appeso, crocifisso, sospeso), ma perché la donna carnefice assume posizioni rigide che l'identificano a una statua, a un ritratto, a una fotografia".
La carnefice masochista ferma la mano che impugna la frusta per riflettersi in uno specchio, per divenire un quadro, un'immagine sospesa, un'icona.

I modelli

Secondo Deleuze le donne di Masoch incarnano tre modelli femminili tipici e ricorrenti. (Al di là dei caratteri esterni: statura, colore dei capelli, abbigliamento, gioielli, portamento.)
Il primo tipo è la donna pagana, la greca, l'etera o Afrodite, che è principio di disordine, affermazione dell'istante, del godimento sensuale fine a se stesso. In qualità di paradosso morale, questo modello femminile finisce per denunciare l'ipocrisia dei costumi sociali. Si tratta di una donna libera ed emancipata nei propri consapevoli desideri sensuali/sessuali, è la Donna Divorziata di Masoch.
A questa figura solare di etera si oppone la sadica, la donna cattiva, non solo crudele, spesso dominata da un uomo. La Wanda di Venere in pelliccia interpreta entrambi i ruoli: all'inizio è l'etera e poi, quando già l'equilibrio del rapporto masochista è compromesso, diviene la sadica. Esiste infatti in potenza sempre un movimento di oscillazione tra le due figure.
Tra questi due poli opposti si colloca la donna glaciale ed è qui che troviamo, secondo Deleuze, il vero modello di perfezione cercato dal masochista. E' la donna che emana una sensualità sovrasensuale, la donna fredda e glaciale, crudele, ma non contaminata dalla propria crudeltà, la donna ordinata e autoritaria, a rappresentare la vera icona masochista degna di adorazione. Questa donna è principio d'ordine nel caos, raggela e purifica i tratti delle due figure femminili precedenti.

Nel nome della madre

In tutte le tre figure femminili Deleuze legge una metafora della madre, vista in tre fasi distinte. "Le tre donne secondo Masoch corrispondono alle immagini fondamentali della madre: la madre primitiva uterina, eterica, madre delle cloache e delle paludi, la madre edipica, immagine dell'amante, colei che entrerà in rapporto con il padre sadico, sia come vittima che come complice; e infine tra le due, la madre orale, la madre delle steppe e la grande nutrice, l'annunciatrice di morte. Questa seconda madre può benissimo apparire come l'ultima, essendo lei, orale e muta, ad avere sempre l'ultima parola". Deleuze quindi, in accordo con Bergler, identifica nell'ideale masochista la messa in scena della madre orale e quindi si pone all'opposto della lettura psicoanalitica classica che vuole rintracciare "l'immagine dissimulata del padre nell'ideale masochista, e smascherare la presenza paterna nella donna carnefice".
La coloritura fondamentale del masochismo è quindi per Deleuze femminile, ma questo non per un aspetto femminile - passivo - della vittima, ma per il modello femminile onnipotente incarnato dalle varie figure della madre. Il teatro masochista è un teatro del femminile: la scena masochista ci offre una rappresentazione dell'utopia della buona madre, la madre orale a cui si affianca il figlio. La comparsa del terzo - il Greco - è compatibile con una femminizzazione del figlio. Se a trionfare è però davvero il sadismo, - come alla fine di Venere in pelliccia - il teatro masochista viene meno, si dissolve. La domanda che potrebbe sorgere è la seguente: come mettiamo le cose, se al posto del figlio immaginiamo una figlia? Anche per la figlia è interessante l'utopia della seconda nascita e della buona madre ?

Übersinnlich

Il masochismo è una perversione del sentimento, un'educazione morale che postula una sorta di apatia: l'uomo di Masoch, lo schiavo d'amore, vuole divenire sovrasensuale (übersinnlich). Scrive Deleuze: "L'animale nella sua interezza soffre quando i suoi organi cessano di essere animali: Masoch ha la pretesa di vivere la sofferenza di una tale trasmutazione. Chiama sovrasensualismo la propria dottrina, per indicare lo stato culturale di una sensualità trasmutata." In questa prospettiva platonica di sublimazione dell'animale in noi - a partire da una profonda presa di coscienza riguardo al ruolo dell'animale stesso - l'arte gioca un ruolo fondamentale. L'arte è specchio della redenzione masochista attraverso la fissazione dell'immagine. Pittura, scultura, fotografia, teatro, come luoghi della salvazione teoretica, la salvazione attraverso lo sguardo.

Il contratto

Altro elemento centrale della pedagogia masochista è il contratto. Le vicende masochiste - e la vita stessa di Leopold von Sacher-Masoch - abbondano di contratti stipulati e debitamente firmati. Come sfondo del contratto masochista compare l'idea platonica di legge: la legge dipende - si fonda- sul Bene, da esso deve discendere, ma, a sua volta, non può fondarlo. Riflettendo ancora una volta sulla coppia Masoch-Sade, Deleuze nota: "Vi è in Sade un pensiero politico profondo, quello dell'istituzione rivoluzionaria e repubblicana nella sua duplice opposizione alla legge e al contratto. Ma questo pensiero dell'istituzione è, nella sua interezza, ironico, perché sessuale e sessualizzato, è innalzato al rango di provocazione contro ogni tentativo contrattuale e legalista di pensare la politica. Non bisogna forse aspettarsi da Masoch un prodigio contrario? Non più un pensiero ironico in funzione della rivoluzione dell' '89, ma un pensiero umoristico in rapporto alla rivoluzione del '48? Non più un pensiero ironico dell'istituzione contrapposta al contratto e alla legge, ma un pensiero umoristico del contratto e della legge, nei loro reciproci rapporti? Al punto che non potremmo cogliere questi problemi reali del diritto se non nelle forme pervertite che Sade e Masoch hanno saputo conferire loro, facendone elementi romanzeschi in una parodia della filosofia della storia ?"

Secondo Deleuze nel contrattualismo di Masoch è presente un sottile umorismo delle conseguenze. Fin dall'inizio il contratto di sottomissiome a una donna - al suo aspetto ferino - ribalta umoristicamente il contratto che istituisce la nostra società sopra il dominio della natura e sancisce la nostra cultura. Il contratto, spesso prolisso e ossessivo nei particolari, viene stipulato con le potenze ctonie, che non sono certo entità " democratiche". Sempre per via umoristica : non esiste in Masoch una connessione causale tra punizione e piacere, ma se mai solo una subordinazione temporale/contrattuale: prima il dolore, poi il piacere. Il masochismo ci presenta - sotto forma di parodia e messa in scena - un salto nel rito, alla ricerca di una nascita da parte di madre, di una nascita senza il padre.
Recitando la punizione della sessualità genitale, il sovrasensuale masochista vorrebbe diventare uomo attraverso una seconda nascita nella donna. Il masochismo propone quindi, sotto i clichées salottieri, un capovolgimento della cultura stessa, ritualizzando a colpi di frustino il supplizio contro il padre - se non vogliamo dire del padre.