La più abile tessitrice di Pingelap
di Oliver Sacks



(Oliver Sacks, L'isola dei senza colore, Adelphi 1997, pp.67-68)

Avevamo visto una stuoia con bellissimi motivi fuori della casa degli Edwards, e ora ne notammo un po' ovunque, sia di fronte alle case tradizionali con il tetto di paglia, sia stese davanti a quelle più recenti, fatte di blocchi di cemento e coperte da tetti di lamiera ondulata. Seguendo una tecnica artigianale rimasta immutata dal "tempo dei tempi", queste stuoie venivano ancora intrecciate usando fibre tradizionali, ottenute dalle lo foglie di pandano; invece i tradizionali pigmenti vegetali erano stati sostituiti da un blu inchiostro ottenuto dall'eccedenza di carta carbone, della quale sull'isola non si sentiva grande necessità. La più abile tessitrice dell'isola era una donna acrornatopsica, che aveva imparato l'arte da sua madre, anch'essa affetta da cecità cromatica. James ci portò da lei; la trovammo intenta al suo complicato lavoro all'interno di una capanna talmente buia che noi, abituati all'intensa luce solare esterna, riuscivamo a mala pena a scorgere qualcosa. (Knut, invece, si tolse i doppi occhiali da sole e disse che questo era il luogo più confortevole che avesse trovato sull'isola). Via via che ci adattavamo all'oscurità, riuscivamo a riconoscere i delicati motivi di diversa luminanza su cui si basava la sua arte; ma questi disegni quasi scomparvero appena portammo una delle stuoie alla luce del sole.
Knut raccontò alla donna che poco tempo prima sua sorella Britt, per dimostrare che era possibile, aveva fatto una giacca a maglia usando lane di ben sedici tinte diverse. Aveva messo a punto un sistema per tenere sotto controllo tutte le matasse marcandole con numeri diversi. La giacca aveva splendidi disegni, ispirati alle leggende norvegesi, che però erano pressoché invisibili agli occhi delle persone normali, essendo stati ottenuti con tenui tonalità di marrone e di viola, colori non molto contrastanti. Britt, invece, che reagisce solo alle luminanze, li vedeva perfettamente. "E' la mia arte speciale e segreta" diceva. "Bisogna essere completamente ciechi ai colori per poterli osservare".

© Adelphi Edizioni 1997