M a n  R a y
Retrospettiva



Fondazione Antonio Mazzotta
Milano, Foro Buonaparte 50, tel. 02/878197,
fax 02/8693046
13 settembre 1998 - 24 gennaio 1999
Orario: 10-19.30, martedì e giovedì 10-22.30,
chiuso lunedì
Biglietto d'ingresso: L.12.000 intero,
L.8.000/6.000 ridotti
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta
(448 pp., 160 ill. a colori, 762 in bianco e nero)
Per i ragazzi:
Man Ray. Un piccolo americano a Parigi
A cura di Cristina Cappa Legora
Edizioni Mazzotta

La restrospettiva è realizzata in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano, con l'appoggio della Fondazione Cariplo e il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri.
 

Man Ray Vénus Restaurée
(1936-71)

 
L'americano Man Ray (Philadelphia 1890 - Parigi 1976) è uno dei più radicali e poliedrici rappresentanti del dadaismo e del surrealismo. A New York, grazie al celebre fotografo Alfred Stieglitz entra in contatto con le avanguardie artistiche, frequenta la Galleria 291, visita l'Armory Show del 1913, conosce Marcel Duchamp e inizia a dipingere e a sviluppare il gusto per la sperimentazione di forme nuove, raggiungendo risultati innovativi con l'aerografo, con la pellicola fotografica e con la manipolazione di oggetti d'uso comune, da lui chiamati "oggetti d'affezione".
Man Ray Perpetual motive
(1923-71)
Nel 1921 si trasferisce a Parigi dove, l'anno seguente, realizza i suoi primi rayogrammes, una delle invenzioni più straordinarie del XX secolo: si tratta di immagini ottenute da materiali fotosensibili impressionati senza l'ausilio di obiettivi e di fotocamera, e senza la mediazione del negativo, realizzate mettendo a contatto l'oggetto direttamente con il liquido di emulsione. Una scoperta casuale: "Un foglio di carta sensibile era finito inavvertitamente nel bagno di sviluppo", racconterà lo stesso Man Ray nell'autobiografia. Negli anni seguenti nascono le eleganti "solarizzazioni", che producono una sorta di aura magica intorno al soggetto. Nel frattempo Man Ray apre un vero e proprio studio fotografico nel cuore di Montparnasse e inizia la collaborazione a "Vanity Fair", "Vogue", "Harper's Bazaar". è il periodo dei servizi di moda e dei numerosi ritratti di pittori, scultori, poeti, ballerine, modelle, personalità dell'alta società.
Man Ray fotografo? "No - scrive Lucien Treillard in catalogo - si è servito della fotografia come di altri mezzi espressivi: matita gouache, pittura a olio, ecc. Ha creato opere d'arte con l'ausilio del mezzo fotografico. Man Ray è un artista e rivendica questa etichetta. Certo, ha realizzato opere commerciali per la moda o per clienti occasionali. Ma spesso la fotografia diventa grazie a lui opera d'arte."
Oltre ai dipinti, ai rayogrammes, alle fotografie e alle grafiche la sua opera comprende anche un insieme di oggetti impregnati di humor e poesia surrealista, da considerare come vere e proprie icone della futura arte oggettuale.
Lo spirito creativo e irrequieto dell'uomo raggio (il suo vero nome era in realtà Emmanuel Radnitzky) è documentato dalla Fondazione Antonio Mazzotta in un percorso di oltre 500 opere - dai capolavori più noti fino ai disegni meno conosciuti - prendendo in esame tutte le sue fasi artistiche e i generi a cui si è dedicato.

In occasione della mostra la casa editrice Mazzotta pubblica un ricco catalogo con testi di Timothy Baum, Janus, Giorgio Marconi, Arturo Schwarz e Lucien Treillard, con le riproduzioni di tutte le opere esposte e numerosi scritti inediti dell'artista.

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