POLIFONIA
Da Malevic a Tat'jana Bruni 1910-1930
Bozzetti teatrali dell'avanguardia russa

 
Milano, PAC-Padiglione d'Arte Contemporanea
11 giugno - 13 settembre 1998
Orario: 9.30 - 18.30; chiuso lunedì
Biglietto d'ingresso: 7.000
Catalogo Electa


 

 
La mostra è costituita da una rassegna di oltre 150 opere: bozzetti teatrali, costumi, manifesti, fotografie d'epoca, libri futuristi e una installazione, provenienti dal Museo Statale dell'Arte Teatrale e Musicale di San Pietroburgo e da alcune collezioni private.

I contenuti della mostra prendono in esame l'evoluzione dell'avanguardia russa nel periodo compreso tra il 1910 e il 1930, soprattutto attraverso opere di artisti e di scenografi di San Pietroburgo. E' opinione diffusa che il fulcro dell'avanguardia russa fosse Mosca. Di fatto la vita culturale di Mosca e San Pietroburgo era intrecciata a doppio filo e le diverse correnti artistiche si intersecarono trovando, anche nel teatro, un punto di incontro e di sperimentazione. In questa ottica l'itinerario della mostra prende in esame la pittura nel contesto globale dell'evoluzione delle arti: letteratura, musica, teatro e cinema, e si snoda attraverso una "Polifonia" espressiva rappresentata dalle tendenze di diversi gruppi presenti a San Pietroburgo, dall'"Unione della gioventù" ai Liberi Laboratori Statali d'Arte e ai KURMASCEP, dai Maestri dell'Arte Analitica al FEKS, Fabbrica dell'Attore Eccentrico, per concludersi con Tat'jana Bruni.
La mostra inizia con opere di artisti appartenenti al gruppo "Unione della gioventù" che annunciò con un manifesto la nascita del "Primo teatro futurista del mondo" in cui è evidente uno stretto legame dei "futuriani" (così si definivano i futuristi russi) con il futurismo italiano di Marinetti, il quale ricevette una accoglienza contrastata e polemica dai vari gruppi di futuriani nel corso del-suo viaggio in Russia nel 1914. L'"Unione della gioventù" segnò una svolta-nella storia dell'arte. Fondata nel 1910 da pittori, scrittori, poeti e teorici dell'arte, contò sull'adesione di alcuni tra i massimi rappresentanti dell'avanguardia, Kazimir Malevic (1878-1935) e Vladimir Tatlin (1885-1953).
Il Suprematismo di Malevic nacque proprio con il teatro in occasione della messa in scena dell'opera "Vittoria sul sole", ampiamente documentata in mostra con 21 bozzetti e la proiezione del filmato realizzato a Los Angeles nel 1980 in occasione di una riproposta dello spettacolo.
La "Vittoria sul sole", rappresentata per la prima volta al Luna Park di San Pietroburgo il 3 dicembre 1913, divenne per i futuristi russi l'incarnazione metafisica della vittoria sulla vecchia arte. Il suprematismo diventò il vessillo dell'epoca e influenzò lo stile di tutte le arti figurative. Accanto alle opere di Malevic, sono di particolare interesse i bozzetti del 1911, realizzati per il dramma Lo Zar Massimiliano da Tatlin, interprete e rappresentante del Costruttivismo, movimento artistico figurativo, musicale e letterario, alternativo al Suprematismo, che si poneva come obiettivo la costruzione di un arte nuova per una nuova società.
La rivoluzione di ottobre cambiò drasticamente la situazione sociale e dette grande impulso alle correnti di avanguardia. Nel 1918 Petrov-Vodkin, teorico del tricromatismo, l'uso del giallo, del rosso e del blu come nella pittura delle antiche icone, e fautore di una propria prospettiva sferica, diresse i Liberi Laboratori Statali d'Arte. Proliferarono numerosi istituti, corsi e studi tra i quali va citato il KURMASCEP, corso tenuto da maestri di regia teatrale, inaugurato nel 1918 da uno dei più grandi registi del XX secolo, Mejerchol'd. Ambedue le istituzioni vennero frequentate da artisti di grande talento, quali Ekaterina Petrova e Vladimir Dmitriev. Pavel Filonov, tra i leader dell'avanguardia, fondò nel 1925 l'associazione "Maestri dell'Arte Analitica", in cui sostiene che l'artista deve penetrare all'interno dell'oggetto senza fermarsi all'aspetto esteriore, per raffigurare anche quello che l'occhio umano non capta. Tra gli allievi di Filonov, presenti in mostra, Artur Liandsberg (1905-1963) e Nikolaj Evgrafov (1904-1941).
Grigorij Kozincev e Sergej Ejzenstejn sono noti in tutto il mondo come prestigiosi cineasti. Pochi sanno che entrambi gli artisti sono nati dal teatro. I sei bozzetti realizzati da Sergej Ejzenstejn (1898-1948) nel 1921 per lo spettacolo di Jack London, Il Messicano, testimoniano la forte personalità artistica figurativa dell'autore, che gli consentirà, attraverso una continua ricerca sperimentale, di trovare nel cinema lo strumento espressivo più consono. Grigorij Kozincev (1905-1973), tra i massimi registi cinematografici contemporanei, si inserisce nel clima dello sperimentalismo delle avanguardie, fondando la FEKS, Fabbrica dell'Attore Eccentrico, teatro sperimentale che postula il sovvertimento delle forme tradizionali di rappresentazione mediante la sinergia dei più disparati mezzi espressivi. Ne sono un esempio i bozzetti per Il Matrimonio di Gogol, del 1922, presenti in mostra. Alla fine degli anni venti, due giovani artisti che avevano già collaborato con Georgij Balancivadze, il futuro George Balanchine, Tat'jana Bruni e Georgij Korsikov, marito e moglie, vincono il concorso per l'allestimento scenico, indetto dal teatro Mariinskij, del balletto Il bullone di Dmitrij Sostakovic, uno spettacolo costruttivista, nelle coreografie e nei costumi. I bozzetti della Bruni esposti in mostra, spiritosi, fantasiosi, grotteschi e assolutamente inediti, sono anche una sorta di omaggio all'artista di origine italiana, anzi milanese, nata nel 1902 a San Pietroburgo, dove tuttora risiede, da una famiglia di artisti: architetti, musicisti, letterati.
A conclusione della mostra, è prevista una "carrellata" su artisti le cui opere, provenienti dai depositi del Museo di San Pietroburgo, sono state esposte una sola volta nel 1922. Sono testimonianze del cammino dall'avanguardia al realismo socialista percorso da artisti tutti da scoprire, di estremo interesse, quali Vladimir Boriskovic, Nikolaj Rutkovskij e Nikolaj Akimov.
La mostra dunque consente di percorrere un itinerario che conduce a comprendere ed apprezzare le radici di un'avanguardia che ha influenzato e caratterizzato non solo le arti visive, ma tutte le espressioni artistiche contemporanee, dal teatro alla musica, dalla letteratura alla poesia, dalla grafica al design e all'architettura, in una "Polifonia" di espressioni e di correnti che, pur nella diversità delle proposte, coabitano armoniosamente.
Il catalogo Electa comprende interventi critici di Alma Law, G. Dobrovol'skaja, Elena Fedosova, Nicoletta Misler, Dmitrij Sarab'janov, Vittorio Strada, e una testimonianza di Vittoria Marinetti.

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