DA VELA A MEDARDO ROSSO
I grandi scultori italiani dell'Ottocento
 
Milano, Museo Minguzzi
fino al 12 luglio 1998
Orario: 10.30 - 19.00; chiuso lunedì
Biglietto d'ingresso: L.10.000
Catalogo Skira editore


 
La Fondazione Luciano Minguzzi presenta un percorso inedito della scultura italiana nella seconda metà dell'Ottocento, attraverso gessi e bronzi degli artisti da Vincenzo Vela a Medardo Rosso, per un totale di 70 opere. La mostra è un nuovo e originale contributo al rinnovato interesse culturale per l'Ottocento italiano. E' la prima volta che in Italia viene realizzata un'esposizione dedicata soprattutto ai gessi, nonostante le grandi difficoltà di trasporto e allestimento. Questa mostra infatti vuole andare al cuore del fare scultura e per questo sono esposte molte opere in gesso che possono essere preparatorie per la realizzazione finale in bronzo o marmo, ma anche sculture già compiute. Così scrive Antonio Paolucci nel suo saggio introduttivo al catalogo: "Soprattutto nell'Ottocento il modello in gesso assume valore autonomo in quanto espressione diretta del pensiero creativo dell'artista oltre che documento di una sicura autografia. Perché di norma lo scultore interviene personalmente sul gesso (che le maestranze formano traendolo dal modellino in creta o in cera) per levigare, modificare, togliere, aggiungere, riplasmare. Da ciò l'importanza straordinaria dei gessi d'autore per la storia della scultura". Levigare, modificare, riplasmare, ecco le parole del fare scultura il cui risultato si può ammirare in opere celebri esposte al Museo Minguzzi quali la Preghiera del mattino di Vincenzo Vela, l'Abele morente di Giovanni Dupré, il Dolore per i caduti di Giuseppe Grandi, lo Scaccino di Medardo Rosso. Le sculture in bronzo presenti in mostra testimoniano d'altra parte il momento definitivo della scultura, ciò che normalmente si chiama opera finita, perché tradotta in materiale più solido e duraturo, come spiega Rossana Bossaglia nel suo saggio in catalogo. Esempi di grande rilievo solo in questo senso i ritratti di Domenico Morelli, Mariano Fortuny e Alessandro Magno dello scultore napoletano Vincenzo Gemito. Sul piano didattico la mostra offre dunque un'indagine del processo del fare scultura ma anche uno spunto di riflessione su cosa è veramente scultura se, come scrisse lo scultore Giovanni Dupré nella sua autobiografia, "L'eccellenza d'un'opera risulta dalla sapienza e dalla perizia di chi l'ha fatta indipendentemente dalla materia, della quale l'arteficie s'è servito (ed è possibile) vedere delle brutte statue in bellissimo marmo, e viceversa delle bellissime figure in semplice terracotta o in legno."

L'esposizione fornisce un percorso per capisaldi della scultura italiana che consente un'analisi dei generi e delle tematiche più tipiche del secondo Ottocento, laddove la figura umana è ancora grande protagonista tra l'esaurirsi dell'esperienza neoclassica e l'apertura alle Avanguardie storiche del Novecento. Dal ritratto al monumento cittadino al monumento funerario, dallo stile eroico celebrativo all'approccio naturalista d'intimità domestica o intriso di realismo sociale, dagli influssi più sottili del sentimento romantico alla trasformazione in ideale simbolista. Inoltre sono presenti in mostra circa 70 disegni, prima espressione dell'idea contemporaneamente al momento del modellare, e un vasto repertorio documentario inesplorato che approfondisce la figura storica di ogni artista, attraverso manoscritti, album, taccuini di viaggio, carteggi e fotografie d'epoca.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo corredato da testi critici di insigne levatura a cura di Rossana Bossaglia, Mario De Micheli e Antonio Paolucci, tra i maggiori studiosi della scultura italiana, da apparati scientifici a cura della Fondazione Luciano Minguzzi, e da un ricco repertorio fotografico.
La mostra aspira a essere il primo capitolo di una ricognizione delle gipsoteche italiane di taglio originale, non essendo mai stata condotta nel nostro paese. Gipsoteche il più delle volte bisognose di rivalutazione e sostegno in termini conservativi e la Fondazione Luciano Minguzzi ha voluto contribuire a tale salvaguardia facendosi promotrice del restauro di 14 sculture in gesso di proprietà pubblica e privata.

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