Il suono giallo
Composizione scenica di Vassily Kandinsky



(Vassily Kandinsky, Franz Marc, Il cavaliere azzurro, SE 1988, pp.174-191)

Partecipanti:

Cinque giganti
Esseri indistinti
Tenore (dietro la scena)
Un bimbo
Un uomo
Persone in vesti drappeggiate
Persona in calzamaglia
Coro (dietro la scena)

INTRODUZIONE

Qualche vago accordo in orchestra.

Sipario

Sulla scena, crepuscolo blu cupo, dapprima sfumato di bianco e poi sempre più intensamente blu cupo. Dopo qualche tempo appare al centro una piccola luce che si fa più luminosa con il progressivo incupirsi del colore. Poi sale musica dall'orchestra. Pausa.
Dietro la scena si comincia a sentire un coro, che deve essere disposto in modo che la sorgente del canto non possa essere individuata. Devono prevalere le voci di basso. Il canto è uniforme, senza accenti passionali; le interruzioni sono segnate con punti di sospensione.
Iniziano le voci basse:

Sogni duri come la pietra... e rocce parlanti...
Zolle con domande colme di enigmi...
Moto del cielo... e fondersi... delle pietre...
In alto si eleva un invisibile... muro...

Voci alte:

Lacrime e risa... Tra le bestemmie preghiere...
Gioia dell'unione e nerissime lotte.

Tutti:

Tenebrosa luce nel... più solare... giorno (con un taglio netto e improvviso).
Ombra di luce stridente in oscurissima notte!

La luce svanisce. La scena si fa improvvisamente buia. Lunga pausa. Poi introduzione dell'orchestra.

QUADRO PRIMO

(A destra e a sinistra dello spettatore.)
La scena deve essere quanto più possibile profonda. Lontano, in fondo, un poggio ampio, verde. Dietro il poggio, fondale liscio, di un blu opaco e piuttosto carico.
La musica attacca quasi subito, nei registri alti, per passare poi direttamente e rapidamente a quelli più bassi. Nello stesso tempo lo sfondo diventa blu scuro (parallelamente all'incupirsi della musica): compaiono larghi bordi neri (come in un quadro). Dietro la scena si alza un coro senza parole, che risuona privo di sentimento, legnoso, meccanico. Dopo la chiusa del coro, pausa generale: non un movimento, non un suono. Poi oscurità.
Più tardi viene nuovamente illuminata la stessa scena. Da destra a sinistra sono spinti fuori cinque giganti (quanto più possibile grandi), di un giallo vivo stridente, che sembrano librarsi sfiorando il suolo.
I giganti rimangono in piedi sul fondo l'uno accanto all'altro, alcuni con le spalle alzate altri con le spalle cadenti, tutti con strani volti gialli e indistinti.
Essi ruotano la testa con molta lentezza e fanno movimenti elementari con le braccia.
La musica si fa più precisa.
Subito dopo si percepisce il canto, senza parole, molto profondo, dei giganti (pianissimo) e i giganti si avvicinano molto lentamente alla ribalta. Da sinistra a destra volano velocemente rossi esseri indistinti, che ricordano un poco gli uccelli, con grosse teste vagamente somiglianti a teste umane. Il volo si riflette nella musica.
I giganti continuano a cantare sempre più sommessamente, e diventano sempre più indistinti. Il poggio sul fondo si fa invece sempre più grande e più luminoso, sino a divenire bianco. Il cielo diventa nerissimo.
Dietro la scena si ode lo stesso coro legnoso. Non si ode più il canto dei giganti.
Il proscenio si fa sempre più blu e impenetrabile.
L'orchestra lotta contro il coro e lo vince.
Un denso vapore azzurro rende invisibile tutta la scena.

QUADRO SECONDO

Il vapore azzurro cede a poco a poco alla luce, che è piena e di un bianco abbagliante. Sulla scena, nello sfondo, un poggio quanto più possibile grande, verde accecante, rotondo.
Fondale viola, piuttosto chiaro.
La musica è stridula, tempestosa, con frequenti ritorni sul la e sul si e sul si e la bemolle. Queste note isolate vengono alla fine inghiottite dalla tempesta sonora. Improvvisamente, una gran pace. Pausa. Poi tornano a gemere lamentosi, ma netti e acuti, il la e il si. I gemiti durano abbastanza a lungo. Poi ancora una pausa.
A questo punto il fondale assume, di colpo, un colore bruno-sporco. Il poggio diventa verde sporco e proprio nel centro si forma una macchia nera, indistinta, che ora appare netta ora sfumata. Ad ognuno di questi mutamenti (che riguardano la distinguibilità della macchia) l'abbagliante luce bianca diventa, di colpo, più grigia. A sinistra sul poggio appare all'improvviso un grande fiore giallo. Il fiore somiglia vagamente a un grosso cetriolo ricurvo e diventa sempre più acceso, abbagliante. Dalla metà del gambo, lungo e sottile, spunta, orientata lateralmente, una sola foglia spinosa e stretta. Lunga pausa.
Dopo qualche tempo, in un silenzio totale, il fiore incomincia a oscillare, molto lentamente, da destra a sinistra. Poi inizia a oscillare anche la foglia, ma non insieme al fiore. Dopo un poco fiore e foglia oscillano insieme, ma non con lo stesso ritmo, per tornare poi a oscillare separatamente; quando si muove il fiore risuona un si filiforme, quando si muove la foglia un la molto profondo. Infine fiore e foglia tornano ad oscillare insieme e le due note si sovrappongono. Ad un tratto il fiore ha un forte tremito e rimane immobile. Nella musica continuano a risuonare le due note. Nello stesso momento entra, da sinistra, un folto gruppo di persone in abiti lunghi, informi, di colore violento (uno è blu, un secondo rosso, un terzo verde, eccetera: manca soltanto il giallo), con in mano fiori bianchi, grandissimi, simili al fiore sul poggio. Costoro si tengono il più possibile vicini tra loro, sfilano lungo il poggio, sfiorandolo, e si raccolgono in un gruppo compatto, sul lato destro della scena. Parlano tutti insieme e declamano:

I fiori coprono tutto, coprono tutto, coprono tutto!
Chiudi gli occhi! Chiudi gli occhi!
Noi guardiamo. Noi guardiamo.
Coprono con innocenza la fecondazione.
Apri gli occhi! Apri gli occhi!
Finito. Passato.

Le persone pronunciano queste parole dapprima tutte insieme, come in estasi (molto distintamente); poi le ripetono, ognuna per proprio conto, rivolgendosi le une alle altre e anche all'orizzonte lontano. Voci di contralto, basso, soprano. Al "Noi guardiamo. Noi guardiamo", risuona il si; al "Finito. Passato" il la. A tratti le voci si fanno roche. A tratti qualcuno grida come un ossesso. A tratti le voci si fanno nasali, ora lente, ora furiosamente rapide. Nel primo caso la scena viene invasa da un'opaca luce rossa e si fa di colpo indistinta. Nel secondo, all'oscurità totale si alterna un'abbagliante luce azzurra. Nel terzo tutto piomba, di colpo, in uno scialbo grigiore (tutti i colori scompaiono!). Solo il fiore giallo splende ancora più intensamente.
A poco a poco l'orchestra inizia a suonare e copre le voci. La musica diventa irrequieta, e salta dai fortissimo ai pianissimo. La luce diventa un poco più chiara e si incomincia vagamente a distinguere i colori delle persone. Da destra a sinistra passano sul poggio, molto lentamente, piccolissime figure, indistinte e di un vago color verde-grigio, che guardano davanti a sé. Nell'istante in cui compare la prima figura, il fiore giallo oscilla come colto da uno spasimo; poi all'improvviso scompare mentre, con eguale rapidità, i fiori bianchi diventano gialli.
Le persone avanzano lente come in sogno verso il proscenio distanziandosi sempre più l'una dall'altra.
La musica cade e si ode nuovamente il recitativo di prima.(1) Ben presto le persone si fermano come in estasi e, voltandosi indietro, scorgono di colpo le piccole figure che continuano a salire, in interminabile sequenza, su per il poggio. Le persone si voltano e muovono qualche rapido passo verso il proscenio; poi di nuovo si fermano, si voltano indietro e rimangono immobili, come legate.(2) Alla fine gettano via da sé i fiori bianchi, come se fossero colmi di sangue, e liberandosi con uno strappo violento dalla loro attonita fissità, corrono compatte verso il proscenio, e spesso si guardano attorno.(3) Si fa buio di colpo.

  1. Mezza frase, detta insieme; al termine della frase, una voce molto indistinta. La voce e il coro si alternano ripetutamente.
  2. Questi movimenti devono essere eseguiti come a comando.
  3. Questi movimenti non devono andare a tempo.

QUADRO TERZO

Sul fondo della scena appaiono due grosse rupi rosso-brune, una aguzza, l'altra tondeggiante e più grossa della prima. Il fondale è nero. Tra le rupi stanno i giganti (del quadro primo) e si sussurrano a vicenda qualcosa senza produrre suoni. Ora bisbigliano a coppie, ora tutte le teste si accostano. I corpi restano immobili. In rapida successione cadono da tutti i lati raggi di colore stridente (il blu, il rosso, il viola, il verde si alternano più volte). Poi tutti i raggi convergono al centro dove si mescolano. Tutto rimane immobile. I giganti non sono quasi più visíbili. Di colpo scompaiono tutti i colori. Per un attimo la scena rimane nera; poi scende una luce gialla, opaca, che via via si fa più intensa, fino a immergere ogni cosa in un abbagliante giallo-lirnone. Man mano che la luce aumenta la musica scende a toni sempre più bassi e diviene sempre più cupa (questo movimento ricorda il ritrarsi della chiocciola nel suo guscio). Mentre si compiono questi due movimenti, sulla scena non si deve veder altro che la luce: nessun oggetto. Quando la luce raggiunge la massima intensità, la musica si è spenta del tutto. Ritornano visibili i giganti: sono immobili e guardano davanti a sé. Le rupi sono scomparse. In scena ci sono soltanto i giganti: lontani l'uno dall'altro e più grandi di prima. Fondale e palco sono neri. Lunga pausa. Di colpo si alza dietro la scena una voce di tenore acuta, stridula, angosciata, che grida molto rapidamente parole del tutto incomprensibili (si ode di frequente la vocale a: ad esempio Kalasimunafakola!). Pausa. Per un attimo scende il buio.

QUADRO QUARTO

A sinistra, sulla scena, c'è un piccolo edificio sghembo (simile a una rudimentale cappella), privo di porte e di finestre. Sul fianco dell'edificio emerge dal tetto un piccolo campanile esile, sbilenco, con una piccola campana. Dalla campana pende una corda. Un bambinetto ne tira l'estremità inferiore con ritmo lento e uniforme; indossa una camicina bianca e sta seduto in terra (rivolto verso gli spettatori). A destra, sulla stessa linea, sta un uomo grassissimo, vestito tutto di nero. Il suo volto è molto bíanco, molto indistinto. La cappella è di un colore rosso sporco; il campanile di un blu acceso. La campana è di latta. Il fondale è grigio, uniforme, liscio. L'uomo nero sta in piedi a gambe larghe e tiene le mani sui fianchi.
L'uomo (a voce alta e bella, con tono imperioso):" Silenzio! ".
Il bimbo lascia la fune. Si fa buio.

QUADRO QUINTO

La scena viene a poco a poco immersa in una fredda luce rossa, che si fa gradatamente più intensa sino a divenire gialla. Quando la trasformazione si è compiuta diventano visibili, sul fondo, i giganti (come nel quadro terzo). Ci sono anche le stesse rupi.
I giganti tornano a bisbigliare (come nel quadro terzo). Quando le loro teste sono di nuovo accostate si ode, dietro la scena, lo stesso grido di prima, ma rapidissimo e breve. Per un attimo si fa buio: poi la stessa azione viene ripetuta.(1) Tornata la luce (luce bianca, senza ombre), i giganti bisbigliano ancora, ma nel farlo compiono ora vaghi movimenti con le mani (questi movimenti devono essere diversificati ma deboli). Di quando in quando uno di essi stende le braccia (anche questo movimento deve essere appena accennato) e inclina la testa di lato guardando gli spettatori. Per due volte i giganti lasciano improvvisamente penzolare le braccia, crescono lievemente di statura e guardano immobili gli spettatori. Poi una sorta di convulsione percorre i loro corpi (come nel fiore giallo) ed essi si mettono nuovamente a bisbigliare, tendendo di quando in quando stancamente le braccia, come lamentandosi. La musica si fa gradatamente più stridula. I giganti restano immobili. Da sinistra entrano in scena molte persone in calzemaglie di vari colori con i capelli e i volti coperti da macchie di colore corrispondenti a quelli delle calzemaglie. (Sono come marionette.) Entrano, per prime, figure grigie, poi nere, poi bianche e infine variopinte. In ogni gruppo i movimenti sono diversi: uno procede veloce e diritto; l'altro lento e come a fatica, il terzo fa di tanto in tanto buffi salti, il quarto si guarda sempre attorno, il quinto avanza con passo solenne e teatrale e tiene le braccia conserte, il sesto cammina in punta di piedi con la mano aperta e alzata, e così via.
Le figure si distribuiscono sulla scena: alcune si siedono in cerchio a piccoli gruppi, altre isolate. Lo stesso fanno quelle che restano in piedi: alcune si riuniscono in gruppo, altre se ne stanno isolate. Questa distribuzione non deve essere né "bella" né rigorosamente simmetrica. Ma non deve neppure dar luogo ad una confusione completa. Le persone guardano in direzioni diverse, alcune tengono la testa molto alta, altre la tengono china, altre bassa. Come spossate, mutano molto di rado la loro posizione. La luce resta sempre bianca. La musica cambia spesso il ritmo, e di tanto in tanto anch'essa si fa spossata. In uno di questi momenti di languore una delle figure bianche a sinistra (piuttosto sul fondo) fa movimenti vaghi, ma molto più rapidi, ora con le braccia ora con le gambe. Ogni tanto rallenta il movimento e resta per un attimo nella posizione corrispondente. E' come una sorta di danza. Anche il suo ritmo muta con frequenza, a volte seguendo la musica, a volte sfasato rispetto ad essa. (Questa semplice azione va elaborata con molta cura, affinché quanto segue produca un effetto intenso e sorprendente.) A poco a poco le altre figure cominciano a fissare la figura bianca. Alcune tendono il collo. Alla fine tutte guardano verso di lei. Poi, improvvisamente, il ballo ha termine e il bianco si siede, stende un braccio come per un solenne preparativo e, piegando lentamente il gomito, lo avvicina alla testa. La tensione generale si fa particolarmente espressiva. Ma il bianco appoggia il gomito al ginocchio e posa la testa sulla mano tesa. Per un attimo si fa buio. Poi si tornano a vedere gli stessi gruppi e le stesse posizioni. Alcuni gruppi sono più o meno intensamente illuminati dall'alto con luci di diversi colori: un folto gruppo, seduto, è illuminato da una forte luce rossa; un altro grande gruppo, in piedi, viene illuminato da una luce azzurro pallido, eccetera. La stridente luce gialla è concentrata (oltre che sui giganti, che stanno diventando chiaramente distinguibili) soltanto sul bianco seduto. Di colpo scompaiono tutti i colori (i giganti rimangono gialli) e una bianca luce crepuscolare invade la scena. Nell'orchestra cominciano a parlare colori isolati, e in corrispondenza con questo linguaggío figure isolate, e situate in punti diversi, si alzano: sono rapide, frettolose, solenni, lente, e fissano lo sguardo in alto. Alcune rimangono immobili. Altre si rimettono a sedere. Poi tutte sono nuovamente vinte dalla spossatezza e ogni cosa rimane immobile.
I giganti bisbigliano. Ma anch'essi restano immobili, eretti, perché dietro la scena risuona, solo per breve tempo,il coro legnoso.
Poi nell'orchestra si odono nuovamente colori isolati. Sulle rupi striscia una luce rossa che le fa tremare. Tremano, alla stessa luce, con ritmo alterno, i giganti.
Nell'orchestra vengono ripetuti più volte il si e il la, ora isolati, ora uniti in accordo, ora acutissimo, ora appena percettibili.
Diverse figure lasciano il loro posto e si dirigono ora rapidamente ora lentamente verso altri gruppi. Quelle che stanno in piedi isolate si uniscono in gruppetti di due o tre, oppure raggiungono i gruppi maggiori. Questi ultirni si sciolgono. Alcune si allontanano di corsa dalla scena guardandosi attorno. Scompaiono intanto tutte le figure grigie, nere e bianche; alla fine rimangono in scena solo le figure variopinte.
A poco a poco tutto è in movimento aritmico. Nell'orchestra c'è confusione. Si torna a udire il grido lacerante del quadro terzo. I giganti tremano. Varie luci striano la scena e s'incrociano.
Interi gruppi lasciano la scena di corsa. Si sviluppa una danza generale che inizia in punti diversi e dilaga via via trascinando tutti. Molti corrono, saltano, si precipitano gli uni verso gli altri, si sfuggono, cadono. Qualcuno rimane fermo e muove rapidamente soltanto le braccia, o solo le gambe, la testa, o il tronco. Alcuni combinano tutti questi movimenti. A volte si tratta di movimenti collettivi. Interi gruppi ripetono a volte un unico movimento, sempre eguale. Nell'istante in cui la confusione in orchestra, nei movimenti e nelle luci, raggiunge il punto massimo sopravvengono, di colpo il buio e il silenzio. Sul fondo della scena rimangono visibili solo i giganti gialli che vengono lentamente inghiottiti dall'oscurità. Sembra che i giganti si spengano come si spegne una lampada, quando, prima del buio completo, la luce ha dei guizzi.

  1. Ogni volta deve, naturalmente, essere ripetuta anche la musica.

QUADRO SESTO

(Questo quadro deve sopraggiungere con la massima rapidità possibile.)
Fondale blu opaco, come nel quadro primo (senza bordi neri).
Al centro della scena, un gigante giallo chiaro, con un volto bianco, indistinto, e occhi grandi, neri e tondi. Il fondale e il palco sono neri.
Il gigante solleva lentamente le braccia lungo il corpo (con le palme delle mani volte in basso) e così facendo cresce di statura.
Nell'istante in cui raggiunge l'intera altezza della scena e la sua figura diventa simile a una croce, si fa improvvisamente buio. La musica è intensamente espressiva, in armonia con l'azione scenica.

© SE