L'effetto del colore
di Vassily Kandinsky



(Vassily Kandinsky, Lo spirituale nell'arte, SE 1989, pp. 43-46)

Se si osserva una tavolozza coperta di colori si hanno due risultati:
1. si ha un effetto puramente fisico, cioè l'occhio è affascinato dalla bellezza e dalle qualità dei colori. L'osservatore prova un senso di appagamento, di gioia come un buongustaio che gusta una squisitezza. Oppure l'occhio viene stuzzicato, come lo è il palato da un cibo piccante. O, ancora, può calmarsi e raffreddarsi, come quando un dito tocca il ghiaccio. Sono tutte sensazioni fisiche, che in quanto tali durano poco. Sensazioni superficiali, del resto, che non fanno molta impressione a chi è insensibile. Proprio come, se si tocca il ghiaccio, si prova solo una sensazione fisica di freddo, che svanisce quando il dito si scalda, così, girato lo sguardo si dimentica l'effetto fisico del colore. E proprio come la sensazione fisica del freddo del ghiaccio, quando è profonda, suscita altre profonde sensazioni e può provocare una intera serie di esperienze psichiche, così anche l'impressione superficiale del colore può diventare esperienza.
Solo gli oggetti comuni hanno sull'uomo medio un effetto superficiale. Le cose che incontriamo per la prima volta ci fanno una profonda impressione. Così sperimenta il mondo il bambino, per il quale ogni oggetto è nuovo. Vede la luce, ne è attratto, vuole afferrarla, si scotta le dita e inizia ad aver paura e rispetto per la fiamma. Poi impara che la luce ha anche effetti positivi, oltre che negativi: dissipa il buio, allunga il giorno, può scaldare, cuocere, essere uno spettacolo piacevole da vedere. Sommate queste esperienze, la conoscenza della luce è compiuta, e le nozioni relative vengono immagazzinate nel cervello. L'interesse forte e intenso sparisce e la spettacolarità della fiamma lotta contro l'assoluta indifferenza. Così, a poco a poco, il mondo perde il suo incanto. Si sa che gli alberi danno ombra, che i cavalli corrono veloci e le automobili velocissime, che i cani mordono, che la luna è lontana, che la figura nello specchio non è vera.
Solo con l'elevarsi dell'uomo si allarga la cerchia delle qualità che oggetti ed esseri hanno in sé. A uno stadio più evoluto questi oggetti e questi esseri acquistano un valore interiore e infine un suono interiore. La stessa cosa avviene per il colore, che su chi è poco sensibile ha solo un effetto superficiale, destinato a sparire con lo sparire dello stimolo. Ma anche questo semplicissimo effetto è di diversi tipi. L' occhio è attratto dai colori chiari, soprattutto dai più chiari e dai più caldi: il rosso cinabro attrae ed eccita come la fiamma, che ha sempre affascinato l'uomo. Il squillante ferisce a lungo l'occhio, come un acuto squillo di tromba ferisce l'orecchio. L'occhio diventa irrequieto, non riesce a fissarlo, e cerca profondità o riposo nel blu o nel verde. Ma a uno stadio più evoluto questo effetto elementare ne provoca un altro, più profondo e coinvolgente. In questo caso si ha:

2. l'altro fondamentale risultato dell'osservazione del colore, cioè il suo effetto psichico. Emerge allora la forza psichica del colore, che fa emozionare l'anima. La forza fisica primaria, elementare, diventa la via del colore verso l'anima.
Resta ancora da stabilire se questo secondo effetto sia realmente immediato, come sembrerebbe dalle ultime righe, o se si raggiunga per associazione. Poiché l'anima è strettamente legata al corpo, è anche possibile che una emozione mentale ne susciti per associazione una corrispondente. Ad esempio il rosso, essendo il colore della fiamma, potrebbe provocare un'emozione mentale simile alla fiamma. Il rosso fiamma ha un effetto eccitante che può perfino provocare sofferenza, forse perché assomiglia al sangue. In questo caso risveglia il ricordo di un elemento fisico che indubbiamente fa soffrire.
Se fosse così, potremmo facilmente spiegare con l'associazione mentale anche gli altri effetti fisici del colore, quelli che agiscono non solo sulla vista, ma anche sugli altri sensi. Si può supporre per esempio, che il giallo chiaro, per associazione col limone, dia l'impressione di acido.
Ma non è possibile sostenere a lungo queste teorie. Proprio riguardo al sapore dei colori, si conoscono molti esempi che le smentiscono. Un medico di Dresda racconta che un suo paziente, da lui definito di "spiritualità non comune" sentiva una certa salsa sempre immancabilmente di sapore "azzurro" cioè come un colore "azzurro".(1) Si potrebbe ipotizzare una teoria analoga ma diversa, e cioè che nelle persone evolute la sensibilità è così sottile e le impressioni così immediate che l'effetto del gusto colpisce subito l'anima e si ripercuote sugli organi fisici (nel nostro caso sull'occhio). Sarebbe una specie di eco o di risonanza, come quando certi strumenti musicali, senza essere toccati, suonano all'unisono con altri strumenti che sono stati percossi direttamente. Gli uomini che hanno una profonda sensibilità sono come ottimi violini antichi che vibrano in tutte le fibre al minimo contatto con l'archetto.
Questa teoria implica che la vista sia collegata non solo col gusto, ma con tutti gli altri sensi. E infatti è così. Alcuni colori hanno un aspetto ruvido, pungente, mentre altri sembrano così lisci e vellutati, che si ha voglia di accarezzarli (il blu oltremare scuro, il verde-cromo, la lacca di garanza). Anche la differenza tra toni caldi e freddi si fonda su queste sensazioni. Ci sono colori che sembrano liquidi (lacca di garanza), colori che sono sempre così compatti (verde cobalto, ossido verde-azzurro), da dare l'impressione di essicarsi appena spremuti dal tubetto.
L'espressione "colori profumati " è molto diffusa.
E infine la qualità musicale dei colori è così spiccata che non c'è nessuno che abbia cercato di rendere con le note basse del pianoforte l'impressione del giallo squillante o di definire voce di soprano la lacca di garanza scura.(2)
Ma questa teoria (che effettivamente nasce sempre per associazione di idee) non basta a spiegare alcuni casi importanti. Chi ha sentito parlare di cromoterapia sa che la luce colorata può avere particolari effetti sull'organismo. Più volte si è tentato di adoperare la forza del colore per curare varie malattie nervose, e si è osservato che la luce rossa ha un effetto vivificante e stimolante anche sul cuore, mentre la luce azzurra può portare a una paralisi temporanea. E poiché questo effetto si può riscontrare anche negli animali e perfino nelle piante, cade completamente la teoria fondata sull'associazione. Questi fatti dimostrano comunque che il colore ha una forza, poco studiata ma immensa, che può influenzare il corpo umano, come organismo fisico.
Se la teoria associativa in questo caso non basta, non è soddisfacente nemmeno per quanto riguarda l'effetto del colore sulla mente. In generale il colore è un mezzo per influenzare direttamente l'anima. Il colore è il tasto. L'occhio è il martelletto. L'anima è un pianoforte con molte corde.
L'artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l'anima.

E' chiaro che l'armonia dei colori è fondata solo su un principio: l'efficace contatto con l'anima.

Questo fondamento si può definire principio della necessità interiore.

  1. Freudenberg, Spaltung der Persönlichkeit (Übersinnliche Welt, 1908, N. 2, pp. 64-65). In questo scritto si parla anche di qualità musicale dei colori (p. 65):I'autore osserva che le tabelle comparative non fanno legge. Cfr. L. Sabaneev nel settimanale "Muzika" , Mosca, 1911, N. 9, dove si preannuncia con sicurezza la futura formulazione di una legge.
  2. In questo campo si è lavorato molto sia teoricamente che praticamente. Date le molteplici analogie (anche tra vibrazioni fisiche di aria e di luce) si vuol dare anche alla pittura la possibilità di costruire un contrappunto. D'altra parte, si è tentato con successo di far imparare a memoria una melodia a bambini musicalmente poco dotati, usando i colori (per esempio con i fiori). Da molti anni opera in questo campo la signora A. Sacharjin-Unkovskij, che ha inventato un metodo speciale e preciso per "trascrivere la musica dei colori della natura, dipingere i suoni della natura, vedere cromaticamente i suoni e udire musicalmente i colori". Questo metodo è adottato da anni nella scuola della sua inventrice ed è stato riconosciuto valido dal Conservatorio di Pietroburgo. D'altra parte Skrjabin ha composto in via sperimentale una tabella di equazioni fra tonalità musicali e tonalità cromatiche, che somiglia molto a quella, più legata alla fisica, della signora Unkovskij. Skrjabin ha applicato efficacemente il suo principio nel "Prometeo". (Vedi la tabella nel settimanale "Muzyka" di Mosca, 1911, N. 9).
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