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(Enciclopedia della Letteratura Garzanti, Garzanti 1997, p.383 e sgg.)

FUTURISMO movimento letterario e artistico sorto in Italia nel primo decennio del Novecento. Nacque con un manifesto, e in una serie di manifesti variò e mise a punto le proprie enunciazioni. Il 20 febbraio 1909 F. T. Marinetti pubblicò sul "Figaro" di Parigi un primo Manifesto in cui proclamò come forme di espressione del f. l'aggressività, la temerarietà, il salto mortale, lo schiaffo, il pugno; l'anno dopo, lo stesso Marinetti, col Manifesto tecnico della letteratura futurista, indicò come specifico mezzo di espressione letteraria le "parole in libertà", che sole erano in grado di tradurre, per analogia e suggestione, i meccanismi psichici e la frenesia della vita moderna: quindi abolizione della sintassi, della punteggiatura, delle parti qualificative del discorso (aggettivi, avverbi). Le nuove teorie vennero trasferite e adattate alla pittura (1910: Primo e Secondo Manifesto della pittura futurista, firmati da Balla, Boccioni, Carrà e Russolo), alla musica (1910: Manifesto dei musicisti futuristi, firmato da Pratella), alla scultura (1912: Manifesto di Boccioni, in cui si afferma che la scultura deve rendere l'infinito plastico apparente e l'infinito plastico interiore), al teatro (1915: Manifesto del teatro futurista sintetico, firmato da Marinetti e Settimelli, e Manifesto della scenografia futurista, firmato da Prampolini: il primo raccomandava di sorprendere il pubblico con ogni mezzo, per esempio con la concisione, riducendo le scene al tempo fulmineo di pochi secondi) e persino ad altre forme artistiche non ancora nate, ma destinate a nascere in futuro. Questa congerie di programmi rivela una esasperata proiezione verso il futuro che da un lato esprime la volontà di rompere con la tradizione, dall'altro dimostra una certa incapacità di attuarsi in forme meno ipotetiche e più attuali. Uno degli aspetti più vistosi del f. è insomma il velleitarismo, che si maschera da trionfalismo per reagire al mito della sconfitta proprio di certo romanticismo e del decadentismo. I futuristi coltivarono, al contrario, il mito della vittoria: vittorie magari fittizie, coronate non da una gloria aristocratica e solitaria (come per D'Annunzio), ma dallo scandalo nei caffè, nelle strade, nelle sale per conferenze.
Il f. fu comunque, bene o male, una scuola di polemica e di morale; e se usò con efficacia la tecnica pubblicitaria, immettendola di colpo nell'espressione artistica, lo fece per scopi prevalentemente pedagogici. Ciò non impedì ai futuristi di trasformare, col tempo, i temi iniziali e costitutivi della macchina, della velocità, della tecnica, in esaltazione della violenza, dell'imperialismo, della guerra "igiene del mondo", e, almeno con Marinetti, del fascismo.
Nell'ambito letterario, il f. italiano ebbe i suoi maggiori esponenti, oltreché in Marinetti, in A. Palazzeschi, C. Govoni, A. Soffici; ma i risultati più importanti furono raggiunti dal movimento, probabilmente, nel campo delle arti figurative, con l'introduzione (soprattutto a opera di Boccioni) di un nuovo senso dello spazio che ebbe conseguenze di rilievo sulla contemporanea e successiva avanguardia europea: cubismo, dadaismo, surrealismo.

© Garzanti 1997

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