Futurismo: undici grandi temi - 9

La guerra

di Enrico Crispolti


(Da Futurismo. I grandi temi 1909-1944, pp.24-25, Mazzotta Editore)

 
E siamo a un tema cruciale nell'immaginario futurista, utilizzato sbrigativamente dai tardi detrattori: la guerra. Tema che ha una rilevanza particolare nell'immaginario futurista esattamente secondo due aspetti: uno ideologico, l'altro contingente. Vale a dire - il primo - considerando la guerra quale conflittualità naturale di visione palingenetica tanto della vita individuale e politica quanto dell'arte. Ed è l'aspetto ideologicamente più significativo, nel pensiero marinettiano e nella polemologia futurista, benché come tale spesso sottaciuto: la guerra, lo scontro, dunque, quale momento emblematico di una situazione di dinamismo sociale innovativo. Come già enunciato nel manifesto di fondazione del 1910. Ove al punto 7° è detto: "Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro"; e al 9°: "Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo..." E quattro anni dopo, più esplicitamente: "La Guerra [...] è una legge della vita. Vita = aggressione. Pace universale = decrepitezza e agonia delle razze. [...] Soltanto la guerra sa svecchiare, accelerare, aguzzare l'intelligenza umana, alleggerire ed aerare i nervi...", dice Marinetti nel manifesto In quest'anno futurista indirizzato agli "studenti d'Italia" e datato 29 settembre 1914. Ripubblicato l'anno dopo nel volumetto Guerra sola igiene del mondo (Edizioni Futuriste di "Poesia", Milano), alla cui insegna raccoglie testi relativi alle battaglie affermative del futurismo; e dove nell'omonimo capitoletto è detto, evoluzionisticamente, contro il pacifismo della "concezione anarchica": "Noi affermiamo invece come principio assoluto del Futurismo il divenire continuo e l'indefinito progredire, fisiologico ed intellettuale dell'uomo." E l'esaltazione polemologica dei futuristi s'inquadra appunto nella loro visione attivistica e conflittuale della realtà, sia a livello individuale che a livello collettivo, sia di fronte alle difficoltà stesse della ricerca, sia di fronte alle difficoltà sociali.

Ma anche, conseguentemente, come a suo tempo ha osservato Luciano De Maria, per i futuristi "la guerra, se da una parte è legge profonda della vita, dall'altra nella sua manifestazione concreta, è festa, nel senso etimologico lumeggiato da Roger Caillois (L'homme et le sacré, Gallimard, Parigi, 1950), esuberanza vitale, dispendio giocondo di energie, igiene non in senso preventivo, ma attivo e liberatorio" (Introduzione, in F.T. Marinetti, Teoria e invenzione futurista, cit., p. XLV). E di qui il secondo aspetto, in particolare in relazione all'attività interventista e alla partecipazione nella prima, e poi in certa misura al coinvolgimento nella seconda guerra mondiale (e prima fra vicende belliche d'Africa e Spagna). E dunque un arco di ricorrenze tematiche che, relativamente all'ambito plastico-visivo, va qui dalle "dimostrazioni interventiste" di Balla (1915) alle tavole parolibere di connessione bellica di Marinetti, e questi poi figurato come "temporale patriottico" da Depero nel 1924, e infine sul fronte russo in una drammatica immagine di Prampolini nel 1942, accanto a una sua tragicamente visionaria evocazione della morte di Balbo (1942). Ma anche dipinti di Sironi (1915), di Conti (1918), relativamente al primo conflitto, e poi relativamente al secondo, o altro, di Depero (Inferno di battaglia sul paradiso del golfo, 1942), di Tato, di Thayaht, di Andreoni, di Peruzzi, e una scultura di Di Bosso. Con sensibilissime differenze d'atteggiamento fra entusiasmo aggressivo e realtà tragica dello scontro e delle sue conseguenze, come ne ricorrono per altro anche in altre aree dell'avanguardia europea, più o meno collusa con sollecitazioni futuriste: da aspetti ulteriori dell'espressionismo tedesco all'ambito del vorticismo inglese.

Ma qualche osservazione è forse qui necessaria. Quanto all'interventismo, e dunque a una prospettiva d'innovazione della società attraverso il conflitto, il primo conflitto mondiale, i futuristi lo condividevano come peraltro ampia parte della più inquieta nuova generazione europea; e specificamente si trovavano sul medesimo versante della pur minoritaria posizione di matrice socialista (leninista) convinta della possibilità di trasformare la guerra imperialista in guerra civile contro la borghesia, e che preparava la Terza Internazionale. Si tende d'altra parte a motivare proprio sul tema dell'esaltazione dell'aggressività e della guerra la connessione fra futurismo e fascismo. Questione complessa, generalmente affrontata con molta approssimazione e sostanziali confusioni, ma sulla quale ho contribuito anch'io a suo tempo a fare luce correttamente (cfr. in Storia e critica del futurismo, cit., pp. 183-224). E rispetto alla quale occorre tener presenti alcuni punti fondamentali. Primo: il futurismo precede ampiamente il fascismo, che nella sua fase "rivoluzionaria", "diciannovista", ne utilizza idee ed energie. Secondo: il futurismo ha considerato il fascismo come la realizzazione minima di un programma politico futurista, che precede di fatto quello fascista del 1919. Terzo: il futurismo ha sempre espresso una forte nostalgia appunto per il fascismo "rivoluzionario", "diciannovista", contro il fascismo regime. Quarto: fra le diverse posizioni artistiche operanti in Italia fra le due guerre il futurismo ha faticosamente guadagnato una propria omologazione, non fruendo tuttavia mai di una premente committenza da parte del regime (rimando inoltre al mio La politica culturale del fascismo, le avanguardie e il problema del futurismo, in Futurismo, cultura e politica, a cura di Renzo De Felice, Fondazione G. Agnelli, Torino, 1988, pp.247-283).

© Gabriele Mazzotta Editore

L'immagine riprodotta è: 9/17. Osvaldo Peruzzi, Battaglia aeronavale, 1939.
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