Futurismo: undici grandi temi - 7

Il cosmo

di Enrico Crispolti


(Da Futurismo. I grandi temi 1909-1944, pp.22-23, Mazzotta Editore)

 
Correlativamente alla natura un'altra sezione della mostra è dedicata specificamente al cosmo: la proiezione siderale, lo spazio cosmico, materia ed energia. Non è soltanto (benché certo soprattutto) questione, negli anni Trenta, delle proiezioni d'immaginario cosmico di Prampolini (Forme forze nello spazio, 1932, Marinaio nello spazio, 1934-35) e di Fillia (Più pesante dell'aria, 1933-34), e di altri come Delle Site, ma già nei Dieci delle analisi dinamiche sideree di Balla, di Mercurio che passa davanti al Sole (1914), o di successive sintesi di Giannattasio. Con una differenza di prospettive, tuttavia, come quelle di un'analisi che si proietti dalla terra al cielo, in una implicazione siderea, prima, e poi invece quelle di una proiezione cosmica che coinvolga terra e universo a partire dalla dinamica interna alla materia e ritornando entro la dinamica psichica.

Negli anni Dieci i futuristi si appellano all"'universo" come termine di coinvolgimento totale della realtà, e che dunque diventa estensivamente un "universo plastico". Severini, sempre nel suo manifesto del 1913: "Noi esprimeremo così delle emozioni plastiche non solo relative ad un ambiente emotivo, ma collegate a tutto l'universo, poiché la materia, considerata nella sua azione, lo rinchiude in un vastissimo cerchio di analogie, che cominciano dalle affinità o somiglianze e vanno fino ai contrari o differenze specifiche." E Balla e Depero, appunto nel 1915, dichiarano di voler ricostruire futuristicamente l"'universo", intendendolo come totalità ambientale e oggettuale di vissuto umano e di natura. L"'essenza profonda dell'universo" e i suoi "elementi" sono attinti dinamicamente attraverso la sintesi delle "linee-forze essenziali d'un paesaggio". La prospettiva si ripropone in termini di "arte meccanica" una decina d'anni dopo: "L'interpretazione meccanica dell'universo ha sollevato la pittura all'altezza della vita moderna: ne fa il prolungamento spirituale attraverso tutte le forze sensibili", scrivono Fillia, Caligaris e Curtoni nel loro manifesto L'idolo meccanico - Arte sacra futurista (in "La Fiamma", Torino, 2 maggio 1926).

Il salto prospettico da universo a cosmo si compie, all'inizio degli anni Trenta, attraverso l'interpretazione immaginativa nuova, e pronunciatissima (a netta separazione dall'interpretazione illustrativa, di vedute dal volo, di altri), prampoliniana e dei torinesi Fillia e Oriani, che si dà in termini appunto di proiezione cosmica degli assunti più materialmente descrittivi del manifesto L'aeropittura futurista, elaborato da Mino Somenzi nel 1929 e pubblicato nel 1931 a firma di numerosi artisti futuristi: "lo vedo nell'aeropittura - conclude Prampolini in una propria dichiarazione di posizione nel 1931 - il totale superamento dei confini della realtà terrestre, mentre si sprigiona in noi, piloti inestinguibili di nuove realtà plastiche, il desiderio latente di vivere le forze occulte dell'idealismo cosmico." Dopo aver precisato: "Padroni assoluti dei principi di espansione di forme-forze nello spazio; di simultaneità di tempo-spazio; e della polidimensionalità prospettica; ritengo che per giungere alle alte mète di una nuova spiritualità extra-terrestre, dobbiamo superare la trasfigurazione della realtà apparente, anche nella contingenza dei propri sviluppi plastici, e lanciarci verso l'equilibrio assoluto dell'infinito ed in esso dare vita alle immagini latenti di un nuovo mondo di realtà cosmiche. Gli aspetti della natura, del paesaggio, dell'uomo, condizionati alla macchina, come gli infiniti suggerimenti plastici che questa ci ha dischiuso, non sono sufficienti a creare un nuovo organismo plastico, se questo non si orienta verso l'analogia plastica, cioè nella metamorfosi, nel mistero, fra realtà concreta e realtà astratta" (in Mostra futurista di aeropittura e di scenografia, Galleria Pesaro, Milano, ottobre-novembre 1931, pp. 11-13). E si aprono prospettive immaginative che intercetterà a metà degli anni Quaranta lo spazialismo di Lucio Fontana.

© Gabriele Mazzotta Editore

L'immagine riprodotta è: 7/8. Fillia, Più pesante dell'aria , 1933-34.
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