Futurismo: undici grandi temi - 11

La scena

di Enrico Crispolti


(Da Futurismo. I grandi temi 1909-1944, pp.26-27, Mazzotta Editore)

 
Certamente la motilità progettuale effimera tipica della scena permette una maggiore agilità di suggerimento esemplificativo di una condizione di "ricostruzione futurista dell'universo" realizzata. La scena è lo spazio artificioso, l'immagine della totalità "ricostruita" presentificata, resa visibile e tangibile, e insieme è opera "totale". La scena come evento plastico dunque: uno spazio attivo, implicante, provocatorio, irradiante e dominato dal dinamismo plastico e dal più acceso e teso cromatismo. Il manifesto Scenografia e coreografia futurista nel 1915 puntualizza: "La scena non sarà più uno sfondo colorato, ma una architettura elettromeccanica incolore, vivificata potentemente da emanazioni cromatiche di fonte luminosa generate da riflettori elettrici dai vetri multicolori disposti, coordinati analogamente alla psiche che ogni azione scenica richiede. [...] Invertiamo le parti della scena illuminata, creiamo la scena illuminante: espressione luminosa che irradierà con tutta la sua potenza emotiva i colori richiesti dall'azione teatrale. [...] Nell'epoca totalmente realizzabile del futurismo, vedremo le dinamiche architetture luminose della scena emanare incandescenze cromatiche che inerpicandosi tragicamente o voluttuosamente esibendosi, desteranno inevitabilmente nello spettatore nuove sensazioni, nuovi valori emotivi." Nove anni dopo il manifesto L'atmosfera scenica futurista sottolinea il raggiungimento, da parte dei futuristi, dell'"unità scenica, compenetrando l'elemento uomo con l'elemento ambiente, in una sintesi scenica vivente dell'azione teatrale". In un arricchito percorso: "Dalla scenoplastica, costruzione volumetrica degli elementi plastici dell'ambiente scenico, alla scenodinamica, architettura spaziale-cromatica degli elementi dinamici dell'atmosfera scenica luminosa" (in "Noi", a. II, n. 6-7-8-9, Roma, 1924).

Rimane la base teorica per le proposizioni sceniche futuriste, che s'arricchiscono progettualmente nel 1933 delle formulazioni marinettiane espresse nel manifesto Il teatro totale futurista, ove si prefigura un nuovo coinvolgimento emotivo-immaginativo comportamentalmente attivo dello spettatore entro una realtà architettonico-scenica del tutto nuova. "Noi facciamo circolare gli spettatori intorno a molti palcoscenici tondi su cui si svolgono simultaneamente azioni diverse con una vasta graduatoria di intensità con una perfetta organizzazione collaborante di cinematografia - radiofonia - telefono - luce elettrica - luce neon - aeropittura - aeropoesia - tattilismo - umorismo e profumo" (in "Futurismo", a. II, n. 19, Roma, 15 gennaio 1933).

Nella mostra diversi documenti, relativi a proposizioni e realizzazioni sceniche di Balla, Depero, Prampolini, Marchi, Tato, Munari, esemplificano questo vastissimo settore d'attività creativa futurista, variamente sviluppatasi dagli anni Dieci all'esordio dei Quaranta. E così si conclude il motivato quadro di una proposta di ricognizione delle maggiori polarità tematiche dell'immaginario futurista. Una proposta complessivamente esemplificata attraverso un'accentuata varietà di presenze, fra protagonisti e comprimari e fra opere famose e minori, numerose inedite, ove (seppure di fatto lo sia soprattutto) ogni sezione della mostra non è tuttavia relativa soltanto a esempi plastico-visivi, ma a questi connette ampiamente esempi letterari, in una ideale banda di documenti letterari che percorre ciascuna sezione.

© Gabriele Mazzotta Editore

L'immagine riprodotta è: 11/27. Virgilio Marchi, Modellino scenografico per "EnricoIV" di L.Pirandello, 1925.
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