Futurismo: undici grandi temi - 10

La casa e l'ambiente

di Enrico Crispolti


(Da Futurismo. I grandi temi 1909-1944, pp.25-26, Mazzotta Editore)

 
Una sottile connessione corre fra le ultime ampie sezioni della mostra, relative l'una a la casa e l'ambiente, l'altra a la scena, in ambedue proponendosi una visione realizzata della "ricostruzione" ambientale futurista, dal domestico al pubblico. La prima esemplifica le diverse progettazioni ambientali e di suppellettili, d'arredo, di moda, di Balla, Depero, Prampolini, Farfa, fino agli interventi plastico-visivi ambientali, ai dipinti murali di Benedetta e alle plastiche murali di Fillia, Oriani, Rosso, Tullio d'Albisola, alle vetrate di Prampolini, Depero e Tato, alle ambientazioni di Dottori, Prampolini stesso e Sartoris. La seconda numerose proposizioni e realizzazioni sceniche di Balla, Depero, Prampolini, Marchi, Tato, Munari. Tuttavia la sezione dedicata a la casa e l'ambiente comporta qui in realtà un assai ampio arco di esperienze che corre appunto da una configurazione della casa come luogo di futurismo realizzato, nell'ambientazione quanto negli arredi e nelle suppellettili, e nelle connessioni relative al comportamento quotidiano (primo aspetto), fino alla problematica della configurazione ambientale architettonica pubblica e della strumentazione plastico-visiva che lo qualifica (secondo aspetto).

Già Sant'Elia nel suo manifesto del 1914, ponendo la questione della casa e della città futuriste ("La casa e la città spiritualmente e materialmente nostre, nelle quali il nostro tumulto possa svolgersi senza parere un grottesco anacronismo"), postula: "La casa di cemento armato, di vetro, di ferro, senza pittura e senza scultura, ricca soltanto della bellezza congenita alla sue linee e ai suoi rilievi, straordinariamente brutta nella sua meccanica semplicità...". Ma già nel 1910 Marinetti in Nascita di un'estetica futurista, aveva detto: "Ad una casa ben costruita, noi preferiamo l'armatura di una casa in costruzione, coi suoi ponticelli color pericolo - imbarcaderi di aeroplani -, colle sue innumerevoli braccia che graffiano e pettinano stelle e comete, coi casseri aerei da cui l'occhio abbraccia un orizzonte più vasto. L'armatura di una casa in costruzione simboleggia la nostra ardente passione pel divenire delle cose". E avveniristicamente, allora, in La guerra elettrica: "Quegli uomini hanno finalmente la gioia di vivere tra pareti di ferro. Hanno mobili d'acciaio, venti volte più leggieri e meno costosi dei nostri. Sono finalmente liberati dall'esempio di fragilità e di mollezza debilitanti che ci dànno il legno e le stoffe coi loro ornamenti agresti" (ambedue poi in Guerra sola igiene del mondo, e ora in Teoria e invenzione futurista, cit., pp. 271, 274). Prampolini, alla fine del 1913, afferma: "L'architettura futurista sarà in relazione diretta assoluta con la vita e questa reciprocamente in coordinazione con l'architettura; da cui risulta, che come l'estrinsecazioni umane sono parte integrante dell'architettura, questa a sua volta è parte integrante dell'atmosfera". E dunque postula anche un "rapporto assoluto" con "ambiente e vita umana perché è assurda e incomprensibile un'architettura estranea a qualsiasi respiro umano" (L'"atmosferastruttura" - Basi per un'architettura futurista, "Il Piccolo Giornale d'Italia", Roma, 29-30 gennaio 1914). E i suoi rari bozzetti di interni manifestano un'evidente progettualità ambientale di attenzione prossemica.

Tuttavia la casa futurista, sull'esempio soprattutto di quella romana di Balla, nasce contrassegnata in particolare da una provocazione emotivo-immaginativa sia plastica, sia - e soprattutto - cromatica, alla quale concorrono tutti gli elementi di arredo e suppellettili. La casa futurista è insomma il luogo di una forte provocazione immaginativa. Il luogo realizzato appunto, benché minimo, di un universo futuristicamente ricostruito. E vi concorrono Depero e Prampolini, in modo fondamentale, ma il tema è presente all'immaginario di numerosi altri futuristi. D'altra parte la caratterizzazione ambientale futurista di tipo pubblico sviluppa le medesime caratteristiche, esaltandole, a cominciare dal famoso Bal Tic-Tac romano di Balla, del 1921. E quando, negli anni Trenta, le caratteristiche scenico-inventive dell'ambientazione futurista si allargano agli allestimenti di grandi esposizioni materiologico-merceologico-ideologiche, si hanno esiti di fortissima inventività progettuale plastica, come in particolare quelli prampoliniani. E allora, dopo le ambientazioni soprattutto pittoriche degli anni Venti, la "plastica murale" interviene a porre fulcri d'espressività nel contesto ambientale. La prima grande rassegna progettuale se ne ha a Genova, in Palazzo Ducale, alla fine del 1934, quando in "Stile Futurista" (a. I, n. 5, Torino, dicembre) compare il relativo manifesto.

© Gabriele Mazzotta Editore

L'immagine riprodotta è: 10/29. Farfa, Modello per un vaso formichiere, 1931.
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