Futurismo: undici grandi temi - 1

La metropoli

di Enrico Crispolti


(Da Futurismo. I grandi temi 1909-1944, p.14, Mazzotta Editore)

 
Anzitutto, necessariamente, la metropoli, fra gli undici grandi temi qui proposti: la nuova città del grande numero, luogo privilegiato della modernità, luogo di scontro e, di tensioni; e dunque la folla, la strada, la vita sociale, la tensione politica. E' la città moderna esaltata nel suo dinamismo, nei suoi rumori già in apertura del testo marinettiano Fondazione e manifesto del futurismo, del 1909, e protagonista dell'undicesimo (e ultimo) enunciato del manifesto stesso. Famosissimo, peraltro: "Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli..." La città moderna che è specificamente esaltata come luogo di sollecitazione immaginativa l'anno dopo nel Manifesto dei pittori futuristi: "possiamo noi rimanere insensibili alla frenetica attività delle grandi capitali, alla psicologia nuovissima del nottambulismo, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell'apache e dell'alcolizzato?" Traguardo verso il quale si muoveva lo scarto utopico presente nelle proposte di Sant'Elia. "Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa futurista simile ad una macchina gigantesca", postula nel suo manifesto L'architettura futurista, nel 1914, in "Lacerba" del 1° agosto.

I progetti architettonici futuristi configurano, in proiezione appunto allora sostanzialmente utopica (ma raggiunta dalla progettualità megastrutturale degli anni Sessanta), il paesaggio urbano della metropoli moderna, luogo appunto del grande numero, della comunicazione, del dinamismo. Mentre la pittura ne configura intanto la nuova condizione percettivo-emotiva in termini di consapevolezza della simultaneità di situazioni.

Emblematicamente Rissa in Galleria (1910) di Boccioni e la prima versione di Lampi (1909-10) di Russolo aprono la sezione, che corre dagli studi boccioniani per La città che sale ad Automobile in corsa (1913) di Balla, a Nord-Sud (1913) di Severini, a dipinti di Sironi, di Funi, e poi di Depero, Dottori, Di Cocco, Pannaggi, Pozzo, Farfa; mentre l'immaginazione metropolitana si sviluppa dagli studi di Sant'Elia per la "città nuova" (1913-14) e paralleli di Chiattone (1914) alle elaborazioni architettoniche di Marchi, Sartoris, Crali.

© Gabriele Mazzotta Editore

L'immagine riprodotta è: 1/1. Umberto Boccioni, Rissa in galleria, 1910.
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