I ritratti su mummia
e la ritrattistica romana
di Susan Walker

(da Fondazione Memmo/The British Museum:
Fayum. Misteriosi volti dell'Egitto, Leonardo Arte 1997)

Il ritratto come riproduzione dell'apparenza di un individuo durante la vita è stato a lungo considerato uno dei generi più duraturi e di maggior successo dell'arte romana. Tuttora, i più non hanno difficoltà a riconoscere, per esempio, Giulio Cesare nei suoi ritratti, tanto forte è il senso di identità personale conservato nelle sue immagini su monete, gemme e busti.
Alcuni ritratti venivano posti in aree pubbliche, come le moderne statue commemorative di personaggi importanti. Molti venivano deposti nelle tombe, così come ai giorni nostri, in alcune società moderne, i defunti vengono ricordati con immagini che li mostrano quando ancora erano in vita.
Nella Roma repubblicana i ritratti funebri erano appannaggio della nobiltà o delle famiglie dei magistrati: avevano un significato esemplare per i membri più giovani della famiglia, dovevano instillare in loro le virtù che erano state dei loro importanti predecessori. Durante l'Impero la funzione specifica dei ritratti cade in disuso gradualmente e la ritrattistica diventa uno dei molti mezzi per esprimere lealtà all'imperatore e alla sua famiglia: alcune volte i cittadini imitavano addirittura la fisionomia imperiale (v. n. 206).
E' il tipo di ritratto più tardo quello che viene importato in Egitto alla metà del I secolo d.C. e che rimane in uso per circa due secoli. In Egitto i ritratti sono usati con la specifica funzione di coprire la testa del defunto mummificato; per questo motivo sono dipinti su pannelli di legno (n. 89) inseriti all'interno delle bende (n. 43 e 89) o su sudari di lino (n. 38) che ricoprivano la mummia. Ritratti venivano anche dipinti su teste in gesso, che erano attaccate ai vari materiali usati per racchiudere e proteggere il corpo: sudari, coperchi lignei di sarcofago (n. 134), contenitori di lino (n. 144-145) o anche cartonnage e contenitori di fango (n. 29-35). Qualsiasi fosse il materiale, lo scopo del ritratto rimaneva invariato: essere testimonianza dell'apparenza del defunto durante la vita.

Grazie all'accuratezza nel riprodurre le acconciature, gli abiti e i gioielli del personaggio, è stato possibile datare i ritratti molto precisamente, in alcuni casi all'interno di un decennio, riferendosi a oggetti simili ritrovati in altre zone e datati sicuramente durante l'Impero Romano. Questo è un aspetto di per sé interessante della cultura romana ed è, in un certo senso, l'antenato del fenomeno "jeans e coca-cola" universalmente riconosciuto ai giorni nostri. Anche nelle province più lontane dell'Impero si cercava di imitare la "moda imperiale", e certi oggetti e aspetti legati all'uso comune e alla vita quotidiana (non solo abiti, ma anche tovaglie e modo di scrivere il latino) appaiono in forme molto simili in tutta l'area dell'Impero. La stretta relazione dei ritratti con la moda romana metropolitana può essere spiegata con il fatto che i personaggi ritratti erano fortemente legati a Roma, essendo impiegati nell'amministrazione della provincia. Avevano così una motivazione e, attraverso contatti personali e ufficiali, i mezzi per vestire allo stesso modo dei Romani che vivevano a Roma. Tipi simili di ritratti, che riflettono fortemente l'influenza romana, ma sono specificatamente realizzati per uso locale ed esattamente contemporanei ai ritratti su mummia, sono quelli ritrovati a Palmira, in Siria (n. 216), e in Cirenaica, Libia Orientale (n. 219-223).

Comunque, uno studio accurato delle tavole rivela che le caratteristiche fisiche del soggetto offrono un'immagine più varia ancora dei loro abiti. Appare chiaro che gli artisti che li dipinsero (di cui non sappiamo nulla) registrarono fedelmente l'aspetto dei loro clienti. Così i ritratti della stessa tomba a er-Rubayat sono innanzitutto legati dalla somiglianza di alcuni caratteri somatici: occhi, menti con fossetta, fossette sopra e sotto le labbra, che sono esse stesse molto simili. Adesso che è noto dall'evidenza documentaria che le pitture provengono dalla stessa tomba, si possono forse fare altre ipotesi: probabilmente il pittore è lo stesso per tutti i ritratti, come fu suggerito sessanta anni fa; i personaggi ritratti appartengono alla stessa famiglia (a giudicare dalla differenza d'età si tratta probabilmente di madre e figlio) e può essere congetturato che lo stesso artista venisse impiegato per dipingere un certo numero di ritratti dello stesso gruppo. Inoltre, le tavole rappresentano tratti somatici in dettaglio; il ritratto di un giovane, fino a ora considerato difficilmente databile per la mancanza di una qualsiasi caratteristica cronologicamente determinante, può essere oggi datato in relazione al ritratto di una donna, che include gioielli, abiti e pettinatura secondo la moda del tardo Il o inizio del III secolo d.C..

Altre "coppie" possono essere associate allo stesso modo, anche se non c'è, purtroppo, evidenza documentaria che accerti la loro provenienza dalla stessa tomba (n. 79-80, 87-88). Esempi di pitture che mostrano tratti somatici personali includono un pannello da Hawara, che ritrae una donna con lineamenti molto mascolini (n. 42), un uomo robusto da Kafr Ammar (n. 101) e un giovane uomo, forse con una paralisi facciale, soggetto di un raffinato ritratto da Hawara (n. 46). Molte altre tavole mostrano una ricerca dell'individualità: colore della pelle, barba, struttura ossea sono meticolosamente registrati e, all'interno del corpus, variano sensibilmente.
Va osservato che spesso i soggetti sembrano piuttosto giovani: questo ci fa concludere che le pitture venivano commissionate durante la vita dei personaggi. Tuttavia questa conclusione ci rende difficile dare un'interpretazione delle immagini dipinte sui sudari o sui sarcofagi e dei ritratti dei bambini, che certamente morirono abbastanza all'improvviso. Sebbene vi siano eccezioni, le indagini T.A.C. effettuate sulle mummie complete di questo corpus rivelano una corrispondenza di età, e in determinati casi di sesso, tra il corpo e l'immagine (n. 38). Sono sopravvissute alcune effigi di persone di mezza età o anziane (n. 79, 80), ma si deve concludere che molti pannelli rispecchiano un'età media piuttosto bassa, registrata anche nei censimenti dell'Egitto di epoca romana.

Relativa alla nozione che i ritratti venissero dipinti durante la vita dei personaggi è l'idea che fossero appesi nelle abitazioni prima di essere posti sulle mummie. Certamente i pannelli erano tagliati da una forma rettangolare (n. 60), in forma arcuata (n. 47), con gli angoli superiori tagliati (n. 94) o in una forma che seguiva la linea delle spalle (n. 97), a seconda della tradizione locale, di Hawara, er-Rubayat e Antinoopolis. Comunque, erano dipinti in scala 1:1, e il solo ritratto con cornice sopravvissuto (n. 106, trovato appoggiato a una mummia senza ritratto) è troppo piccolo perché fosse realmente posto sul corpo del defunto. Non esiste alcuna evidenza che mostri come e quando questo tipo di immagine fosse commissionata, ma è possibile che fosse dipinta all'epoca della morte per essere portata in processione (ekphorà) attraverso il villaggio o la città di provenienza del defunto, da dove poi era portata, assieme al corpo, all'imbalsamatore per la mummificazione e il taglio del pannello a misura delle bende. Questo avvenimento, che è implicito nell'evidenza papirologica come sequenza di eventi durante i funerali delle classi abbienti dell'Egitto romano, potrebbe spiegare l'esistenza di ritratti dipinti su entrambi i lati, che probabilmente venivano portati in processione, come l'esistenza di tre ritratti dello stesso giovane uomo (non in mostra) ritrovati assieme a una delle mummie scavate ad Hawara e l'evidenza del taglio dei pannelli.
E' ben possibile che i corpi, dopo essere stati mummificati, fossero deposti nelle tombe; l'uso egiziano di "cenare con i defunti", riportato dagli autori greci e latini, avveniva non in casa, ma in un padiglione associato alla tomba, esempi del quale sono stati recentemente scavati a Marina el-Alamein.

Avvertenza:

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52. Mummia di Artemidoro


29. Sarcofago antropoide dipinto


30. Sarcofago di Taminis, figlia di Spemminis


31. Sarcofago di una donna


33. Sarcofago di un ragazzo di nome Pemsais


34. Sarcofago di una ragazza


38. Mummia di bambino con ritratto a tempera su lino


144. Ritratto di uomo in stucco dipinto montato su base di lino



145. Ritratto di donna in stucco


60. Ritratto di ragazzo a encausto


87. Ritratto di donna a encausto



88. Ritratto di ufficiale a encausto



89. Ritratto di ufficiale a encausto e tempera


94. Ritratto di uomo a tempera su legno
L'ekphorà è un rito greco e per vari aspetti i ritratti riflettono un interesse per la cultura greca. E' verosimile che le immagini provenienti dal Fayum ritraggano membri di un gruppo di discendenti di mercenari greci che avevano combattuto per Alessandro Magno e per i primi Tolomei e che avevano ricevuto, come compenso per le loro azioni, lotti di terre nell'oasi, dopo che questa era stata bonificata durante i primi anni di regno della dinastia tolemaica. I colonizzatori si erano stabiliti nell'oasi e avevano sposato donne oasite, adottando i costumi religiosi egiziani. Al tempo della conquista romana, la popolazione del Fayum era mista. Agli occhi dei Romani i discendenti dei coloni erano Egiziani, ma essi stessi si consideravano Greci e così si presentavano alle autorità romane che li incaricavano dell'amministrazione delle città e dei villaggi del Fayum, offrendo in cambio uno status privilegiato e una riduzione delle tasse cittadine.
Fino al regno di Settimio Severo (193-211 d.C.) le comunità più piccole dell'Egitto romano non avevano un consiglio cittadino. Erano rappresentate, nei livelli più alti dell'autorità, dagli studenti del gymnasium, il tradizionale centro di cultura dell'educazione greca, i cui membri erano scelti con cura e attenzione. Molti dei ritratti mostrano giovani, la cui età è meticolosamente indicata dalla presenza o meno di barba; spesso sono incorniciati in foglia d'oro (n. 52, 60). Pare verosimile che questi ritratti rappresentassero giovani che avevano ricevuto un'educazione greca tradizionale.
Molti sono mostrati con la pelle abbronzata (n. 62), dato che complementa l'evidenza documentaria contemporanea sopravvissuta riguardante la moda di avere un corpo ben sviluppato e abbronzato. Un altro indicatore visuale dell'interesse per la cultura greca è la comparsa di uomini con la barba (n. 46) negli anni precedenti all'imperatore Adriano, il quale, a causa del suo personale attaccamento alla cultura greca, fece diventare l'uso della barba una moda universale (cfr. i n. 83 e 135).
La mummia di Ermione (non esposta in mostra) offre un esempio particolarmente notevole dell'interesse per la cultura greca mostrato dai personaggi commissionari dei ritratti. Infatti, in modo molto inusuale, il nome e la professione della defunta sono iscritti sul sudario: Ermione grammatiké. La parola grammatiké viene di solito tradotta come "insegnante di grammatica (greca)". Tuttavia, uno studio recente ha rivelato che i grammatikoi (per la maggior parte uomini) all'interno delle comunità di lingua greca dell'Impero Romano orientale erano considerati come coloro che mantenevano la tradizione culturale greca in un tessuto ormai totalmente romano. Si pensa che i rari esempi di donne grammatikai (entrambi provenienti dal Nordafrica) possano rappresentare un grado avanzato di accettazione dell'autorità romana, all'interno della quale la cultura tradizionale poteva liberamente continuare a esistere. Forse è in questo contesto che il bel ritratto della giovane Ermione, il cui scheletro mostra che non aveva mai compiuto lavori manuali durante la vita, deve essere collocato.
Così come le comunità dell'Egitto romano subirono un nuovo sviluppo nel corso del Il secolo d.C., nei ritratti si possono vedere anche riflessi di orgoglio indigeno, ben rappresentato in alcuni caratteri di identità locale. Nel I secolo d.C. gli uomini e le donne indossano tuniche e mantelli decorati con bande scure (clavi) indicativi di classe sociale a Roma, ma che in Egitto, forse, rappresentavano solo un senso generale di affiliazione ai costumi romani. Durante il Il secolo d.C. appare una seconda tunica, indossata sotto la prima e spesso distinta da una decorazione intorno al collo che varia da sito a sito. Così alcune delle donne di Antinoopolis indossano una sottotunica che è decorata sul collo, con un motivo a triangoli di color porpora (n. 96, 97). I soggetti dei ritratti da Antinoopolis hanno un'apparenza austera: i loro capelli sono trattenuti in modo fermo. Ciò mostra forse un riflesso della tendenza tra le comunità greche di ritorno al passato classico. Sebbene Antinoopolis fosse una nuova fondazione di Greci - o forse proprio per questo -, creata dall'imperatore Adriano in memoria del suo amore per il giovane della Bitinia Antinoo che annegò misteriosamente nel Nilo nel 130 d.C., l'interesse per la cultura greca sembra essere molto forte.
Verso la metà del III secolo d.C. c'è un cambio radicale nella moda a favore della dalmatica, una larga tunica con clavi molto ampi e abbondanti maniche. Solo i personaggi rappresentati in alcuni sudari da Antinoopolis indossano la dalmatica, che altrimenti non è rappresentata nel corpus dei ritratti di mummia. E' interessante notare che nello stesso tempo l'evidenza documentaria che si riferisce ai discendenti dei coloni militari greci diminuisce, riflettendo un cambiamento nell'organizzazione sociale e civile, in un periodo di debolezza dell'autorità centrale. Un cambiamento ulteriore si verifica anche nell'organizzazione dei culti egiziani tradizionali e, verso la fine del III secolo, la mummificazione cessa di essere praticata.
I defunti, abbigliati secondo la moda del Mediterraneo orientale, soggetti all'Impero Romano, non vengono più accompagnati dal dio sciacallo Anubi alla presenza di Osiride (n. 137, 140). Termina la consistenza dell'eredità culturale greca, della dominazione politica e sociale romana e della fede nel solo sistema religioso pagano che desse una coerente visione della vita nell'aldilà. Attraverso i due secoli di ritrattistica su mummia non c'è evidenza di interruzione nella continuità o di conflitto tra i diversi elementi di questo delicato equilibrio nel modo di vivere. Le autorità romane che amministravano il Paese, dal momento che il loro imperatore era rispettato e venerato nel modo stabilito, tolleravano le credenze religiose indigene, anche se erano bizzarre ai loro occhi, come quelle egiziane riguardo il culto dei morti.


© 1997 The Trustees of the British Museum
© 1997 Leonardo Arte