La rivoluzione dimenticata di Lucio Russo


Tra il IV e il III secolo avanti Cristo negli stati ellenistici sorti dalla dissoluzione dell'impero di Alessandro Magno la ricerca scientifica era avanzatissima. Poi, millecinquecento anni di buio, fino alla nascita della scienza moderna con Keplero, Galilei, Newton.
"I barbari erano scesi da Occidente: dall'Italia, da Roma", scrive Franco Prattico (la Repubblica, 6.1.97): la conquista romana distrusse gli stati ellenistici, "ne bloccò lo sviluppo e seppellì il frutto più prezioso della mentalità ellenistica: la prima, vera rivoluzione scientifica".
Questa la tesi sostenuta in La rivoluzione dimenticata (Feltrinelli 1997) di Lucio Russo, matematico docente di calcolo delle probabilità all'università romana di Tor Vergata e appassionato ricercatore sulla scienza antica e sui suoi rapporti con la scienza moderna.
Il libro getta una nuova luce sulla storia del pensiero scientifico nell'antichità e sulla sua rinascita moderna.
Per gentile concessione di Feltrinelli, diamo un ampio estratto della "Prefazione" di Marcello Cini, che illustra le linee portanti del libro e le problematiche che apre.