Pensare nel mondo dei simulacri
di Sandro d'Alessandro


Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1968, Differenza e ripetizione di Gilles Deleuze fu tradotto in Italia nel 1971 dal Mulino, da alcuni anni era introvabile e ora ritorna presso Raffaello Cortina Editore.
"Che si trattasse di un grande libro - scrive Fabio Polidori sull'Unità - lo aveva subito capito Foucault, che in un entusiastico commento si spinse addirittura a predire che 'un giorno, forse, il secolo sarà deleuziano'." In effetti, in Theatrum Philosophicum, un estratto del quale compariva come Introduzione nell'edizione del Mulino -ora si può leggere su "aut aut" (277-278, gennaio-aprile 1997) - Foucault scriveva: "si è prodotta una folgorazione che porterà il nome di Deleuze: ora, un nuovo pensiero è possibile; il pensiero, di nuovo, è possibile". Pensiero che Foucault caratterizza come "genitale, intensivo, affermativo, a-categorico".
Al di là dell'entusiasmo, Foucault in quel testo coglieva il messaggio essenziale di Differenza e ripetizione e lo ribadiva con forza: "Se il pensiero si liberasse dal senso comune e non volesse più pensare se non alla punta estrema della propria singolarità? Se, anziché ammettere benevolmente la propria cittadinanza nella doxa, praticasse malvagiamente la scappatoia del paradosso? Se anziché ricercare il comune sotto la differenza, pensasse differenzialmente la differenza? Il pensiero allora non sarebbe più un carattere relativamente più generale che manipola la generalità del concetto, ma sarebbe - pensiero differente e pensiero della differenza - un puro avvenimento; quanto alla ripetizione, essa non sarebbe più il triste avvicendarsi dell'identico, ma differenza spostata."

Con il passare del tempo, tra una riscoperta e un nuovo oblio, Foucault può parere intemperante - a molti filosofi, poi, non è mai andato giù - e Deleuze un epigono di Bergson, insomma datato.
"Datato nel suo volersi assolutamente moderno, Differenza e ripetizione appare perciò - conclude Maurizio Ferraris la sua recensione su Il Sole 24 ore - come un libro di metafisica (è un complimento) popolato di fantasmi antimetafisici, cioè da altrettanti quadri d'epoca: dalla critica della dialettica (comunque cattiva, musona e insincera) all'appello alla differenza (ottima in ogni caso), dall'oltrepassamento della metafisica (per andar dove e far che cosa?) al capovolgimento del platonismo (di cui, in fin dei conti, si continua a esagerare l'importanza)."

"Il mondo moderno è il mondo dei simulacri" scrive Deleuze nella Prefazione di Differenza e ripetizione. E "il pensiero moderno nasce dal fallimento della rappresentazione, come dalla perdita delle identità e dalla scoperta di tutte le forze che agiscono sotto la rappresentazione dell'identico."
A noi sembra che Deleuze abbia pensato intorno a questo - e non ci pare poco. Che il suo sia, come scrive Foucault, un pensiero "affermativo" - e non sono molti i filosofi "affermativi". E che abbia contribuito a rendere pensabile il "mondo dei simulacri", il nostro.
Non potremmo forse riconoscere nella "provocazione" di Deleuze - conclude la sua recensione Fabio Polidori, "una attrezzatura indispensabile per pensare (...) in un mondo in cui per davvero il pluralismo irriducibile degli eventi, con il piano virtuale del loro riprodursi, sembra aver preso il posto dei familiari contorni delle cose? Forse più oggi che trent'anni fa il pensiero ha bisogno di imparare a costruire nuove mappe, di orientarsi lasciandosi colpire dall'irruzione dell'evento, invece di pretendere di dominarlo con le categorie. E se Foucault avesse avuto ragione?"

Per gentile concessione di Raffaello Cortina Editore riproduciamo quattro brani da Differenza e ripetizione. Il primo L'anima bella è tratto dall'Introduzione e spiega come richiamarsi alle differenze non significhi pensare che esse siano "conciliabili e armonizzabili". Tutte le volte che la scienza, la filosofia e il buon senso s'incontrano e Buon senso e senso comune affrontano, ci pare, un nodo centrale del libro e introducono all'apologia del paradosso contenuta in Il paradosso è il pathos della filosofia.

Segnaliamo che a Deleuze la rivista "aut aut" ha dedicato un intero fascicolo a cura di Fabio Polidori (numero 276, novembre-dicembre 1996): "Gilles Deleuze. L'invenzione della filosofia" il cui sommario si può leggere su internet: www.biblia.it/autaut

Da questo fascicolo, per gentile concessione di "aut aut", pubblichiamo il testo di Pier Aldo Rovatti, Nel mondo di Alice che tratta di un altro libro di Deleuze, Logica del senso (1969), Feltrinelli 1975.
Altri materiali su Deleuze, tra cui il citato Theatrum Philosophicum di Michel Foucault, sono raccolti nel numero 277-278 (gennaio-aprile 1997) della stessa rivista.