Roger Penrose
Il grande, il piccolo e la mente umana

Raffaello Cortina Editore 1998


Aveva forse ragione Einstein a sostenere che la cosa più incomprensibile è che il mondo sia comprensibile dalla limitata mente dell'uomo. Roger Penrose, matematico e fisico che non teme la speculazione filosofica, raccoglie la sfida di Einstein partendo da dove si era fermato il grande Albert: l'esigenza di una nuova fisica, che tenga conto sia della teoria del molto "grande" (relatività generale e cosmologia) sia della teoria del molto "piccolo" (fisica dei quanti), e che possa gettare luce sui problemi aperti della biologia e della psicologia.
Convinto che la creatività che si esprime "con figure e numeri" vada ben oltre la "calcolabilità" che è sufficiente per il programma di un computer, Penrose riscopre il "mondo delle idee" di Platone e di Popper, critica spietatamente le pretese dell'Intelligenza Articiale e, contro l'idea che gli uomini siano macchine, difende una concezione del mentale che apre nuove strade anche per la comprensione del nostro senso del bello o del bene.
Sul primato della fisica, sulla natura della spiegazione scientifica inervengono Abner Shimony, filosofo e fisico (Boston University), Nancy Cartwright, filosofo (London School of Economics), Stephen Hawking, fisico e matematico (Cambridge University). E ne nasce un dialogo audace e spregiudicato, che va al di là di ogni chiusura specialistica, rimettendo in gioco tradizionali "certezze" circa la natura del mondo.

Roger Penrose, una delle figure più prestigiose della scienza contemporanea, è attualmente professore di Matematica all'Università di Oxford. I suoi importanti teoremi sui "buchi neri" hanno segnato una svolta nella cosmologia teorica. Penrose è ben noto al grande pubblico per La mente nuova dell'imperatore (Rizzoli 1993) e per Ombre della mente (Rizzoli 1996).

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