La matematica come oggetto di umorismo:
barzellette e aneddoti
di Gabriele Lolli

 
(Gabriele Lolli, Il riso di Talete. Matematica e umorismo, pp.12-14, Bollati Boringhieri 1998)

Le barzellette si distribuiscono in una varia casistica; ci sono ad esempio quelle che mettono a confronto gli atteggiamenti mentali dei matematici rispetto ai colleghi e rivali, fisici e ingegneri. Eccone alcuni esempi:

Una prova attitudinale rivolta a un fisico e a un matematico chiede la sequenza di azioni necessarie per far bollire una pentola d'acqua, in una cucina in cui c'è una pentola vuota, un rubinetto, un fornello a gas, fiammiferi. Entrambi rispondono con l'ovvia sequenza: "Riempio la pentola d'acqua, la metto sul fornello, accendo il fuoco". Segue una nuova prova, in cui le condizioni sono le stesse, salvo che ora la pentola è piena d'acqua. Il fisico risponde: "Metto la pentola sul fornello e accendo il fuoco". Il matematico invece inizia dicendo: "Butto via l'acqua dalla pentola", ma poi si ferma. Perché? "Perché così mi riporto alle condizioni iniziali di un problema che conosco come risolvibile".

Un matematico, un fisico e un ingegnere sono sottoposti a una prova di sopravvivenza, chiusi ciascuno in una stanza spoglia di tutto fuorché di un materasso, con una scatola di sardine sigillata e una forchetta. Dopo un mese di clausura, quando vengono riaperte le stanze, il fisico è morto appoggiato al muro su cui ha inciso, con la punta della forchetta, complicati calcoli sull'energia dei possibili impatti della scatoletta sulle diverse regioni dei muri, secondo diversi angoli di incidenza. L'ingegnere è morto con i muscoli contorti dallo sforzo e con la forchetta deformata dal tentativo di trasformarla in leva per forzare la scatoletta. Il matematico è disteso immobile sul materasso, ma sembra respirare debolmente e muovere le labbra. Avvicinandosi, lo si sente sussurrare con fatica: "Supponiamo...per assurdo...che la scatoletta...sia aperta..."

... Talvolta i matematici recitano soli, facendo la figura dei perfetti deficienti:

Un matematico non prendeva mai l'aereo perché aveva calcolato la probabilità che su un volo ci fosse una bomba e l'aveva trovata alta in modo preoccupante, finche un giorno un collega, con grande sorpresa, se lo trova accanto su un aereo, e gli ricorda quei calcoli. Il matematico rivela di aver proseguito la sua ricerca, calcolando anche la probabilità che su uno stesso volo ci siano due bombe, e questa è davvero trascurabile - confida con un ghigno al collega, mentre ammiccando indica il proprio bagaglio a mano sospettosamente rigonfio.

Oppure dimostrano di non essere adatti alla vita quotidiana, quando emergono dalle fantasticherie che inseguono nei loro pensieri:

Il figlio di un logico torna a casa e racconta che è arrivato a scuola un nuovo compagno, ma è difficile parlargli, perché non sa una parola di italiano. "Ah sì?", chiede il padre sovrapensiero, "Quale?"

© Bollati Boringhieri 1998