Newton, stregone e cattivo

Michael White, autore di Isaac Newton: The last sorcerer, ovvero Newton, l'ultimo stregone, si è assunto una bella responsabilità: consegnare alla storia l'estensione biografica di un personaggio che, nella scienza e nella cultura in genere, occupa uno spazio d'assoluto rilievo. White non ha scoperto, però, nuovi manoscritti newtoniani dai quali emerga che Isaac avrebbe pure tracciato le basi della relatività ristretta, trecento anni prima di Einstein (o prima di Poincaré visto che qualche prova tutt'altro che secondaria sposta verso di lui i meriti "relativistici"). In questo caso la biografia di Newton si amplierebbe, seguita da immenso e positivo stupore.
Nel titolo del libro leggiamo "stregone". White ha forse scoperto lati oscuri del grande scienziato inglese, pratiche misteriose? No, non le ha scoperte White perché da tempo si sapeva che non solo Newton ma anche molti altri scienziati dell'epoca affiancarono, a metodologie di ricerca già improntate da criteri teorici e sperimentali alquanto rigorosi, passioni robuste per pratiche ben diverse, soprattutto alchimistiche, con ampolle vaporose e pentoloni e probabili botti distruttivi. Tanto passionali quanto scriteriate. Che si potesse passare da un metallo qualsiasi all'oro, per esempio, fu oggetto di tenaci e disperati tentativi. Segreti, oltretutto, perché la Chiesa e anche una legge promulgata sotto Enrico IV proibivano le attività degli alchimisti.
Però quella storia dell'oro ottenuto dal ferro interessò non pochi potenti, monarchia compresa. Chiusero un occhio.
White descrive con nuovi particolari le vicende di Newton stregone, come lui lo definisce.
La biografia si amplia ma non vi sarebbe alcuna particolare responsabilità nel farlo. Le cose cambiano quando White ci parla di Newton come Direttore della Zecca Reale.

Siamo negli anni che vanno dal 1695 al 1697; l'Inghilterra è aggredita da un'ondata di falsari che minacciano seriamente le finanze del paese. Era già noto ai biografi quanto seriamente Newton abbia portato avanti il suo incarico. Diresse indagini a tutto campo, inchiodò con prove schiaccianti i falsari e soprattutto un certo Chaloner che era diventato un personaggio potente e da molti rispettato. Basti dire, paradosso dei paradossi, che stava quasi per ottenere dal Parlamento l'incarico di combattere, proprio lui, i falsari.

Quasi trenta impiccagioni furono il risultato delle inchieste di Newton. Ma prima, durante le indagini, cosa successe? Ebbene, White ci racconta di un Isaac che pattuglia, con manipoli di armati, alberghi, taverne e bordelli londinesi. Arresta e tortura per procurarsi prove e preziose indicazioni per proseguire le inchieste.
Difficile coniugare il raffinato matematico del calcolo infinitesimale con il torturatore della Zecca. White ci invita a riflettere sull'infanzia di Newton. La madre perse il marito durante la gravidanza. Poi si risposò, con Newton piccolo; e il nuovo padre, Barnabas Smith, non lo volle in casa. Fu allevato dalla nonna materna.
Tale infanzia sarebbe all'origine del desiderio di affermazione a tutti i costi e di una certa disponibilità alla violenza.
A parte quella storia oscura delle inchieste sui falsari, certo è che le dispute scientifiche fra Newton e altri eminenti scienziati dell'epoca furono esplosive. Con Robert Hooke, Newton litigò, praticamente, tutta la vita. Con Leibniz la lite verteva su chi avesse diritto ad essere considerato l'inventore del calcolo infinitesimale. Se i due fossero stati abitanti della stessa città, probabilmente si sarebbero picchiati per strada (o forse Newton avrebbe potuto, come dire, "personalizzare" una delle tante ronde contro i falsari?).
In realtà, dalla documentazione rimasta, non si può affermare che i suoi avversari fossero molto teneri, ma White va oltre le dispute scientifiche, e ci dice, insomma, che Isaac Newton era proprio un po' cattivo. (P.F.)

Michael White, Isaac Newton: The last sorcerer, Fourth Estate/Helix, 402 pp, £18.99. (da Gennaio è anche disponibile un'edizione della Addison-Wesley)