Piume, conchiglie e pani di sale
di Vincenzo Fusco
 
 
 
 
Qual è la prima forma di denaro che produce interessi da sola? Che rapporto c'è fra soldi e monili? E fra ricchezza e sessualità? Forse più chiaro, da sempre, quello che esiste fra ricchezza e potere, da cui l'ostentazione di entrambi.
Il nostro rapporto con la moneta è di lunga data, ma, abituati come siamo a tenerla in tasca o depositarla in una banca, non pensiamo spesso che ci sono altri modi di farne uso, dal portarla in testa come copricapo a indossarla come collana, esibirla davanti all'abitazione o lasciarla giacere sul fondo marino, sicura come in una cassaforte.
Curiosità e stranezze della premonetazione attraverso la descrizione di uno studioso e un viaggio tra gli oggetti custoditi nei musei etnografici d'Europa.


Quanto costa? Siamo così abituati a porci questa domanda nella vita di tutti i giorni, di fronte a tutto quello di cui necessitiamo - alimenti, oggetti, servizi - da dare per scontata l’esistenza della moneta come forma di scambio. Ma come si faceva una volta, quando non c’era la moneta, a regolarsi per sapere il prezzo di qualcosa?
Ecco in poche parole come sorge il problema della "premonetazione". Per indagarlo, dobbiamo risalire con la nostra immaginazione a migliaia di anni fa.
Nelle epoche più antiche, nel Paleolitico, ogni gruppo di tribù viveva in modo autonomo con i prodotti provenienti dall’attività venatoria e dalla raccolta di frutti spontanei. Quando, in tempi successivi, l’uomo imparò a coltivare certe piante alimentari e ad allevare il bestiame, si andò probabilmente sviluppando la necessità di praticare degli scambi fra diversi gruppi.
Molti ritengono che la prima forma di trattazione sia stata quella del baratto, che prevedeva inizialmente lo scambio di cosa contro cosa. Un passo avanti può dirsi quello in cui i gruppi di individui, per tacito accordo reciproco, finirono con l’adottare una merce particolare, al cui valore generalmente riconosciuto si poteva far riferimento per determinare il controvalore di tutti gli altri beni che si desiderava permutare.
Per molte comunità pastorali questo portò a considerare "moneta" il bestiame, consuetudine che rimase peraltro valida ancora fino a tempi recentissimi e ha lasciato tracce in diverse lingue. Il latino pecunia, infatti, da cui l'italiano peculio, deriva da pecus = bestiame; la rupia indiana viene da roupa = gregge, e in semitico lo stesso termine, semel, indica sia il cammello che il salario. In fondo, il bestiame si può considerare la prima forma di ricchezza che produce interessi in quanto, prolificando, aumenta il patrimonio iniziale.

Un salto di qualità dobbiamo riconoscerlo con l’avvento della metallurgia, quando, attorno al III millennio a.C., ci si rese conto che taluni prodotti metallici avevano meglio di altri la caratteristica di essere riconosciuti agevolmente da tutti. In questa fase un posto importante è occupato dai pani di fusione, soprattutto di rame, utilizzati appunto come materiale base di scambio.
Quando si cerca di risalire a usanze più o meno antiche, molto spesso si fa riferimento a quelle praticate dalle popolazioni indigene attuali in cui prevale una cultura originale, non contaminata dal mondo "civilizzato". Questo della premonetazione è uno degli argomenti più convincenti per tale confronto di carattere etnografico.
Ecco allora un vastissimo campo di indagine, dove troviamo tribù che utilizzano tuttora un’infinità di oggetti al posto della moneta.

Risalente ad epoca sicuramente remota è l’uso di conchiglie, tra le quali quella del mollusco Cuprea, nota anche come Cauri, proveniente dall’oceano Indiano, da cui ebbe vastissima diffusione verso la Cina e poi in tutto il continente africano. L’aspetto più seducente è dato dal fatto che spesso queste conchiglie usate come mezzo di scambio costituivano al tempo stesso oggetti di ornamento personale, soprattutto femminile. Gli ornamenti realizzati con queste Cauri, per la loro rassomiglianza vulvare, costituivano una vistosa esibizione di erotismo istintivo, di cui è permeata tutta la vita tribale di molte popolazioni primitive.
L’uso delle conchiglie è molto diffuso. Tra le popolazioni indigene centro africane dei Lega, prima dell’arrivo degli Europei, la moneta corrente era costituita dal Musanga, un frammento di conchiglia bivalva che serviva, tra l’altro, a convalidare il patto matrimoniale, cioè come compenso dato dalla famiglia dello sposo a quella della sposa.
Se ci spostiamo nelle isole Salomone troviamo ancora conchigliette, questa volta infilate come tanti dischetti a formare preziose collane, non molto dissimili da quelle tenute insieme da fibre vegetali, in uso presso le tribù dei Papua che vivono sulle montagne della Nuova Guinea.
Anelli ottenuti da una grossa conchiglia marina del genere Conus, chiamati mwali, costituivano uno degli oggetti usati negli scambi cerimoniali dai Kula della Melanesia, insieme alle collane di conchiglia dette soulava.
L’uso premonetale delle conchiglie si trova anche presso i nativi d’America, dove ebbero un importantissimo ruolo i manufatti ottenuti con lo Spondilo, detto Mullu in lingua quechua, particolarmente ricercato per il colore rosso smagliante della sua conchiglia. Forse ancora prima del II millennio a.C. conchiglie di questo tipo, associate talvolta a quelle dello Strombo, costituirono la base di intensi traffici tra il Perù e il Centroamerica.

Avvertenza:

Facendo un "click" sulle immagini è possibile vederle in formato maggiore.



Copricapo di piume d'uccello Mysomela cardinalis, Isole di Santa Cruz, Melanesia. Con oggetti simili si compravano mogli, piroghe e animali. Le piume d'uccello vennero usate come mezzo di scambio da numerose popolazioni.
(British Museum - Londra)





Le conchiglie sono forse l'oggetto che più si avvicina al concetto moderno di moneta: piccole, leggere, a volte di forma sferica come queste, chiamate "occhi di gatto" e usate dai Papua della Nuova Guinea.
(Museo Missionario Etnologico - Musei e Gallerie Pontificie, Città del Vaticano)
.




Tipico esemplare di Cauri, diffuso in tutta l'Africa come monile, simbolo di fertilità e oggetto di scambio.





Wampum, preziosa cintura intessuta con gusci di conchiglie bianche e rosse. Oggetti di questo tipo, originariamente usati durante le cerimonie dai nativi del Nord America, divennero mezzi di scambio nelle trattative con gli europei.
(British Museum - Londra)





Anche le armi costituivano un diffuso mezzo di scambio, data la preziosità del metallo. Queste asce-moneta di rame erano in uso presso alcune popolazioni dell'America precolombiana.
(Museo americanistico Lunardi - Genova)





Pietra moneta dell'isola di Yap (Micronesia). I dischi di aragonite vanno dai 30 cm di diametro fino a più di 3 metri. Gli esemplari più grandi venivano esposti davanti alle capanne come simbolo di ricchezza e prestigio.
(Musée d'Ethnographie - Ginevra)





Copie di oggetti comuni, in bronzo o rame, usati come monete nella Cina del II millennio a. C.





Pane di sale proveniente dalla Dancalia. L'uso del sale per gli scambi commerciali, ampiamente diffuso in tutto il mondo, ha lasciato traccia nel termine "salario".
(Museo Culture Extraeuropee Dinz Rialto - Rimini)
Non si può tuttavia dimenticare che nel continente americano un ruolo di primissimo piano come unità di scambio lo ebbero per secoli i semi di cacao. A quanto risulta, tra i Maya dell’altopiano del Guatemala, i semi di cacao furono utilizzati come moneta fin dall’inizio del XX secolo e per molto tempo ancora essi rimasero come valore di riferimento. Sembra addirittura che Cortez, il conquistatore dell’impero azteco, abbia dovuto pagare le proprie truppe proprio con semi di cacao.

Tra gli altri oggetti usati come mezzo di scambio dalle popolazioni primitive, troviamo denti di animali feroci, piume di uccelli rari, infinite varietà di perline multicolori, utensili metallici che comprendono lance, asce, cuspidi, cavigliere, barrette di filo come quelle di ferro intrecciate con fibre vegetali un tempo in uso presso le popolazioni seminomadi del Gabon. Famose infine le ben note Croci di Sant’Andrea, conosciute anche come Croci del Katanga, lingotti in rame a forma appunto di croce, usati presso molte popolazioni del bacino del Congo.
Potremmo citare ancora molti esempi di queste realizzazioni di carattere premonetale, per alcuni dei quali si possono ricordare direttrici famose come la Via della Seta in Asia, la Via dell’Ambra in Europa, la Via del Sale in Africa, la Via dell’Ossidiana nel Mediterraneo, la Via della Coca in Perù.
Tra la copiosa casistica cui si è fatto cenno, un posto unico può dirsi quello delle monete di pietra dell’isola di Yap, note localmente come Fae, oggetti di scambio e, al tempo stesso di tesaurizzazione e di prestigio. La particolarità di questi oggetti è che gli indigeni vanno a procurarsi il materiale in un arcipelago lontano più di 600 chilometri, trasportandolo sulle piroghe. Si dice che in occasione di un fortunale, uno dei preziosi carichi venne perso in mare, ma il proprietario si guardò bene dal tentare un'improba operazione di recupero, dato che, agli occhi di tutta la tribù, era sempre il legittimo proprietario dei beni e il suo prestigio e la sua ricchezza rimanevano pertanto invariati.