Ciro (il dinosauro) dice molto di più

Certo, dopo 113 milioni di anni, avrebbe potuto avere un tempismo maggiore. È ricomparso nella settimana di Di Bella in Argentina, del congresso di Bossi e delle polemiche di Berlusconi sui suoi processi. Non solo: c'è stato pure l'ingresso in Europa. Stiamo parlando del primo, e più importante, dinosauro italiano, che i ricercatori hanno battezzato Scipionyx samniticus. Nonostante però la comparsa in periodo così mediaticamente denso di avvenimenti, Ciro (com'è stato subito battezzato il piccolo dinosauro), ha avuto la sua buona dose di copertura stampa e di presenza in televisione. Mezze pagine sui quotidiani, lunghi e circostanziati servizi sui canali pubblici e privati, persino l'onore di una presa in giro a "Mai dire gol". Pur con tutto questo, pochi sono stati coloro che hanno colto appieno l'importanza di questi quasi venticinque centimetri di fossile. Ci sono alcuni aspetti, da tutti sottolineati, che non hanno grande importanza. E altri, dimenticati, che sono invece fondamentali. I punti di questo "mondo paleontologico nello specchio" rovesciato sono pochi, ma istruttivi.

Si è insistito sul fatto che Ciro sia italiano, almeno di origine. Dal punto di vista della ricerca scientifica la nazionalità è un fatto assolutamente marginale, ovviamente. Che sia italiano o zairese poco conta. E infatti, in coda all'articolo su Nature (rivista top della ricerca scientifica internazionale) nel quale i ricercatori (Cristiano Dal Sasso e Marco Signore) hanno descritto la scoperta, troviamo una lunga lista di paleontologi ringraziati, una sfilza di paleontologi, sia italiani che stranieri. Senza di loro, il loro incoraggiamento, le critiche a volte feroci, forse il piccolo fossile sarebbe ancora a prendere polvere nella collezione privata del pur acuto signor Giovanni Todesco. Va ricordato, infatti, che il Todesco, commerciante di scarpe ma anche entusiasta paleontologo dilettante, scoprì Ciro nei primi anni '80. Poi, dieci anni dopo, capì che trattavasi di oggetto di raro valore e lo consegnò in mani più esperte.

Il fatto di averlo trovato proprio lì, in quella che è adesso la provincia di Benevento, non ha niente a che fare con l'italianità di Ciro, ma con la paleogeologia. Ci torneremo quando avremo esaminato il fossile in profondità. La sua caratteristica più importante, infatti, quella che ha fatto letteralmente gridare al miracolo da parte della comunità dei paleontologi, è la presenza di alcuni organi interni, fossilizzati perfettamente. A livello cellulare, sottolinea Dal Sasso. E' un evento di assoluto rilievo la presenza di cellule fossili. Nella maggior parte degli articoli di quotidiani, questo fatto si prende una menzione fuggevole, come se fosse normale. Non lo è affatto. Pochissimi sono i dinosauri che hanno restituito più delle ossa, e nessuno, prima d'ora, si era fossilizzato con una tale "ricchezza" di organi.

L'intestino, alcuni muscoli, la trachea, forse il fegato. Sono tutte porzioni del corpo di un dinosauro che raccontano della vita di questi dominatori del pianeta molto più di quanto possano fare le ossa da sole, aprendo alle ipotesi più strane e "selvagge", direbbe un inglese.



Basti pensare all'intestino. Prima di tutto la sua forma: è corto è tozzo, molto più largo di quello di un rettile odierno. Una forma che è una delle caratteristiche più rilevanti di un carnivoro puro. Perché un intestino così strutturato assorbe il cibo in modo estremamente veloce; e questo significa anche un metabolismo rapido. Uno dei dibattiti che più ha sconvolto la comunità degli studiosi del passato (sconvolto letteralmente: ci sono paleontologi che non si parlano più, per questa ragione) è quello sull'omeotermia dei dinosauri, cioè sulla loro capacità di generare o meno calore all'interno del corpo, come i mammiferi (uomo compreso) e gli uccelli. Alcuni ritengono che i dinosauri fossero come i rettili, quindi avessero bisogno del calore del sole per mantenere nel corpo una temperatura costante. Altri invece pensano che almeno alcuni di questi animali fossero omeotermi. L'intestino del piccolo dinosauro è, abbastanza chiaramente, un intestino da animale omeotermo. Ecco un'altro elemento di grande valore: forse si riuscirà a collocare definitivamente i dinosauri in una cornice precisa del mondo animale.

Ciro, altro fatto evidenziato in maniera impropria, era un cucciolo. Ma non importa che il povero cucciolo sia annegato così piccolo nel caldo mare beneventano. Pensiamo, anche per lui, al futuro.Un cucciolo di predatore significa che intorno a lui esistevano gli adulti, animali che, fatte le debite proporzioni, forse raggiungevano i due metri di lunghezza. Dal punto di vista dell'ecologia, possiamo assimilarli ai leopardi, però su due zampe. E dei leopardi avevano anche le notevoli necessità di cibo.

Allora: torniamo al fatto che Ciro è nato (e morto) sul territorio italiano, e quindi torniamo alla paleogeologia. Ad oggi le ipotesi scientifiche sull'Italia mesozoica descrivono un territorio simile ad un arcipelago tropicale. Tanti isolotti dalle dimensioni più svariate. Pensiamo agli arcipelaghi attuali, le Comore, le Maldive o le Hawaii; sui loro territori ritagliati nel mare non ci sono, né possono vivere, predatori di dimensioni rilevanti, come i leopardi. E come gli Scipionyx, dunque. Questi sono animali che hanno bisogno di aree più vaste capaci di "contenere" un numero di prede sufficiente ai loro robusti appetiti.

Un altro dato di assoluto rilievo, dunque: il cucciolo ci racconta di un'Italia di circa cento milioni di anni fa che si immaginava ben diversa. Non tante piccole isole sparse sul mare della Tetide (che divideva l'Europa dall'Africa), ma placche basse e vaste, ricche di vegetazione e, quindi, di erbivori. Cui fanno seguito gli inevitabili predatori, come i genitori di Ciro. Sono apparse, in queste settimane, molte mappe del territorio italiano, diciamo così, del mesozoico. Ebbene, erano tutte, ovviamente, pre Ciro. Se lui avesse potuto guardarle ci avrebbe detto, probabilmente, "ma io non vivevo mica qui".

Alcune di queste ipotesi potranno essere verificate sperimentalmente, come vuole la buona scienza (anche se è "solo" una scienza storica come la paleontologia). Altre rimarranno solo speculazioni. Ma anche da questi pochi esempi è possibile capire come un fossile racchiuda molto più di quanto non dicano le poche ossa, o i muscoli e gli intestini, nel caso del nostro cucciolo.

Marco Ferrari


L'immagine dello scheletro è un'elaborazione da un disegno fornito da Cristiano Dal Sasso,
la "foto" del cucciolo è su gentile concessione del Museo di Storia Naturale di Milano.



Per saperne di più:

I primi interventi sulla mailing list Dinosaur-L che riguardano Ciro sono al seguente indirizzo:
http://www.dinosauria.com/jdp/news/scipionyx.html

Un articolo che aiuta a capire cosa significa "a sangue caldo" e "a sangue freddo" è qui:
http://www.dinosauria.com/jdp/misc/blood.htm

Entrambi gli articoli sono in inglese, ma non sono particolarmente tecnici.