Intervento di Gianfilippo Bertelli

Complimenti per l'iniziativa di pubblicare un documento sull'etica dell'informazione scientifica. Condivido la vostra posizione e vorrei dare la mia adesione. Come oncologo ho avuto esperienza di crisi simili in passato (solo tre anni fa, il caso UK-101; ricordate?) e posso prevedere che ce ne saranno altre in futuro. Solo un paziente lavoro preventivo di crescita culturale potrà in parte arginarle o comunque ricondurle entro dimensioni meno catastrofiche.
Vorrei puntare l'attenzione su un aspetto del problema che secondo contribuisce a spiegare perché siamo arrivati a questo punto. In Italia, ancora oggi, si nega a molti pazienti oncologici l'elementare diritto di avere informazioni adeguate sul proprio stato di salute. Sono ritornato da poco da un soggiorno di studio in un centro oncologico britannico. Ho potuto vedere con quanta cura ed umanità ad ogni paziente venivano spiegate sinceramente la situazione della malattia, le terapie possibili, i risultati attesi, gli eventuali effetti collaterali. Saper comunicare efficacemente con il paziente, specie quando si tratta di dare brutte notizie, è ritenuto una parte importante dell'addestramento e del lavoro del medico. E' sorprendente constatare quanti siano i vantaggi di tanta attenzione. Contrariamente a quanto pensano molti italiani, un paziente poco informato è destinato a soffrire di più. Non potrà mai avere un rapporto costruttivo, di vera fiducia, con chi lo cura. Sarà tormentato da paure ed incertezze, molte delle quali ingiustifcate o sproporzionate rispetto alla realtà. Non potrà adattare in modo adeguato la propria vita e le proprie aspettative alla malattia che lo ha colpito. Non potrà confidarsi neanche con le persone più care, per non rompere la congiura del silenzio che è stata decisa, apparentemente per il suo bene. E' l'ora che anche in Italia si inizi a lavorare seriamente per un maggiore rispetto del diritto dei malati alla verità. Anche questo servirà a rendere più difficile la vita di chi propone terapie miracolose.
Per cambiare l'atteggiamento culturale degli italiani nei confronti del cancro si deve però partire ancora più a monte. La situazione in cui ci troviamo ora è anche conseguenza della scarsissima conoscenza, da parte del pubblico, delle notizie più elementari sul modo in cui i tumori vengono diagnosticati, curati, prevenuti. Vorrei segnalare a questo proposito che la Lega italiana per la lotta contro i tumori offre, attraverso Internet, una serie di informazioni e servizi su questi temi. Da alcuni giorni ci sono anche delle pagine dedicate al caso Di Bella, con un dossier sulle altre terapie anti-cancro di non provata efficacia: dal siero di Bonifacio al laetrile ai clisteri di caffé.
L'indirizzo è il seguente: http://www.legatumori.it
C'è anche l'invito ad aderire ad un progetto di sorveglianza e discussione sulle terapie anti-cancro di non provata efficacia, al quale si possono inviare contributi scrivendo a info@legatumori.it

Gianfilippo Bertelli, oncologo