La guerra dei sogni di Marc Augé
Nota di Carlo Formenti

 
Ai lettori di "Nonluoghi" (elèuthera, 1996) queste pagine estratte da "La guerra dei sogni" suoneranno familiari. Per Marc Augé, l’antropologo francese che ha "tradito" il suo passato di etnologo per dedicarsi allo studio delle società postindustriali, nonluoghi sono le stazioni ferroviarie, gli aeroporti, le autostrade, i supermercati, gli autogrill, tutti quegli spazi in cui sperimentiamo un paradossale miscuglio di massificazione e isolamento, esperienza tipica della civiltà "surmoderna". A questo elenco Augé aggiunge ora il cyberspazio: regno della comunicazione in tempo reale, dimensione virtuale che neutralizza il senso della durata e della distanza, la Rete rappresenta un esempio paradigmatico di nonluogo. Ma Internet non è l’argomento centrale del nuovo saggio. "La guerra dei sogni" si occupa piuttosto degli spazi "fra-due-miti" citati nell’ultima parte dell’estratto: termine con cui Augé definisce le epoche di crisi culturale che seguono alle "guerre dei sogni", vale a dire ai tentativi che le civiltà vincenti hanno sempre fatto per sostituire le proprie religioni a quelle degli sconfitti.
La storia è piena di simili "guerre dell’immaginario", come quella della Chiesa medioevale contro i residui delle culture pagane, o come quella dei preti spagnoli contro i nativi del Centro e Sud America. Di solito il conflitto finisce quando i miti dei colonizzatori riescono a ricacciare i miti dei colonizzati nella sfera della "fiction", a trasformarli in favole. Eppure, sostiene Augé, i vinti sono quasi sempre riusciti a mantenere un certo equilibrio ritirandosi appunto negli spazi "fra-due-miti", sviluppando cioè delle sintesi fra le culture in conflitto che, in qualche modo, consentivano di non fare confusione fra sogno, mito e finzione artistico-letteraria. Tuttavia, aggiunge l’antropologo, questo è divenuto impossibile da quando nuovi invasori, i media, hanno iniziato a colonizzare il mondo: invasori capaci di appiattire sulla fiction tutte le dimensioni dell’immaginario; invasori che non incontrano resistenza grazie al fatto che la moderna religione del progresso, dopo aver liquidato le religioni tradizionali, è a sua volta tramontata. Così ci troviamo tutti esposti alle "visioni" mediatiche senza la protezione di filtri ideologici e, assieme alla capacità di distinguere i sogni dalla fiction, perdiamo anche quella di dare senso alle nostre esperienze. In questo vuoto le "vecchie" religioni tornano alla riscossa, magari sfruttando Internet. Purtroppo la Rete favorisce il bricolage, il proliferare di religioni "fatte in casa" incapaci di trasmettere messaggi universali di salvezza.

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