La stazione come museo: l'Hamburger Bahnhof
nuovo Museo per il Presente
di Agnese Grieco

Nello spirito di Beuys

Tutti siamo artisti, afferma Joseph Beuys con la sua bella faccia da uomo dell'avanguardia e da clown bianco, schermata dall'immancabile cappello. Possiamo sentirlo parlare a piacere dallo schermo di uno dei computer installati in una comoda saletta al primo piano dell'Hamburger Bahnhof, il nuovo e atteso Museo per il Presente di Berlino - ingresso dalla Invalidenstrasse.

Se cambiamo programma, nel computer, possiamo vedere sempre Beuys sfilare, ad esempio, a Basilea durante il Carnevale, mentre firma sulla schiena gli abiti della gente per strada e sistema un mucchio di bastoni e pezzi di legno colorati, reperti della festa, Beuys intervistato alla televisione, Beuys con i suoi allievi, Beuys che progetta la creazione di una Scuola Internazionale per la Creatività, a Düsseldorf nel 1972. E' giusto che lo si possa digitare: per Beuys la possibilità di interagire immediatamente con il pubblico, il racconto, la lezione, l'intervento politico-sociologico, sono stati sempre parte integrante dell'essere artista. Nel suo caso, dagli anni '60 in poi, si può parlare di una conferenza permanente, alla ricerca di un "nuovo pensiero, di un nuovo sentire, di un nuovo volere". Alle installazioni di Beuys è dedicata una grande sala a piano terra, mentre al primo piano troviamo un'ampia raccolta di disegni tratti dalla storica raccolta The secret block for a secret person in Ireland e alcuni oggetti. Di Joseph Beuys c'è quindi molto da vedere in questo nuovo museo berlinese - più che in ogni altro museo, al momento - ma soprattutto si ha l'impressione che il suo pensiero ne costituisca l'anima, la struttura portante e, per così dire, l'ossatura teorica.
Le conseguenze sono chiare. L'Hamburger Bahnhof vuole essere un Museo per il Presente e non museo d'arte moderna, sottolineano gli organizzatori, che hanno progettato quindi un luogo dove è previsto spazio espositivo e mentale per oggetti eterogenei e che vuole vivere e crescere, animato da concerti, incontri con artisti, performance, dibattiti, pubblico.

Il luogo del presente
Con presente va inteso non solo come ciò che gli artisti contemporanei fanno, ma anche il modo in cui noi guardiamo,oggi, all'arte. L'ambizione dell'Hamburger Bahnhof è quindi quella di permetterci uno sguardo sulla produzione degli artisti e al tempo stesso proporci un percorso di analisi del nostro modo di percepire l'arte, ma non solo. Il presente è il luogo da cui guardiamo ogni cosa.
E il presente siamo noi, otto marchi per il biglietto d'ingresso.
La discussione è aperta. L'Hamburger Bahnhof si vuole porre come uno specchio sensibile del post-moderno e mette alla prova le sue categorie: il museo non più come luogo dove conservare e salvare i beni culturali, ma luogo di produzione, luogo, anche, di spaesamento, di vuoto - non a caso nel museo ci sono sale semivuote, come quella illuminata dall'installazione al neon di Dan Flavin.
Secondo questo principio l'Hamburger Banhof non cerca di essere uno spazio neutrale e non si traveste da luogo culturalmente già stabilizzato, carico di valore - come i palazzi storici che si trasformano in musei - ma mostra chiaramente la sua storia, la sua trasformazione e i suoi intenti. Il museo come invito all'introspezione e alla critica, non come tempio o bazar del bello.
Gli architetti hanno costruito sulla base e sulle rovine di quella che alla fine dell'ottocento era una importante stazione da cui partivano i treni diretti verso Amburgo. Per il gioco di rispecchiamenti che oggi sembra essere una delle caratteristiche della forzata - politicamente- e velocissima rinascita architettonica di Berlino, vicino al museo si sta costruendo la più grande futura stazione ferroviaria della città. A differenza di quanto ha fatto Gae Aulenti a Parigi con la Gare d'Orsay, quello che restava della Hamburger Bahnhof è stato "lavorato" dall'architetto Josef Paul Kleihues "a togliere": il visitatore vede semplicemente lo scheletro severo di una stazione fine ottocento, esaltato come struttura nel rigore del bianco, del grigio e del legno. Il passato in questo Museo per il Presente viene riproposto, senza concessioni sentimentali, come silouhette, cornice in cui gli oggetti del "presente" possono cambiare di posto.
Si tratta di una stazione, in fondo. E gli organizzatori assicurano che la Hamburger Bahnhof è per elezione un museo in movimento, pronto a fare spazio a cose nuove a trasferire quello che sembrerà essere diventato un classico del moderno in altro luogo.












L'idea che sorregge questo progetto è quella della collaborazione dei vari musei di Berlino, prima di tutto la National Galerie: esposizioni permanenti e itineranti dovranno armonizzarsi in percorsi precisi e crescere insieme alla città.

La collezione Marx
Quello che oggi si può vedere nel museo, senza ambizioni di fornire una mappa esaustiva, sono soprattutto le opere che formano l'eccezionale raccolta di un privato, il collezionista Erich Marx che le regala alla città. Ed su questo banco di prova -uno dei motivi che hanno permesso la nascita del museo- che si esercita la percezione del visitatore. L'incontro non è "facile". Nella grande sala a tunnel in cui al fondo domina la tonda e aranciata faccia di Mao di Andy Warhol - Mao è diventata per noi soprattutto un'icona della pop art? - le opere esposte sembrano dover combattere contro l'imponente nettezza degli spazi per poter trovare udienza.
Da questo scontro voluto escono vincitori soprattutto i quadri di Cy Twonbly, smaccatamente ironici o sentimentali. Rimane aperta, invece, la questione di quanto le ideologie palesi che supportano altre opere esposte nella sala (da Wahrol a Rauschenberg e Lichtenstein) non siano già da annoverare nella rubrica di quel passato prossimo che è lontanissimo dal presente.
La linea portante dell'esposizione attuale è comunque quella che parte da Beuys e passa attraverso uno suo allievo, Anselm Kiefer. I colori e l'impasto della terra, i padri spirituali, la guerra: attraverso i temi cari a Kiefer siamo costretti a fare i conti con lo spirito e la nazione tedesca.
Nella hall dell'Hamburger Banhof possiamo vedere la più grande installazione in ferro di Kiefer, omaggio al poeta Paul Celan: una biblioteca piena di volumi corrosi dal tempo.






Poco lontano nella tela Cherubim-Seraphim, l'artista ci presenta l'utopia dell'incontro tra cristianesimo e mondo ebraico, due pietre che si fronteggiano.In un' altra sala, le opere di Keith Haring ci riportano al clima metropolitano e all'idea di totem. Il sesso, la massa, il principio del piacere e la paura, questi i temi cari all'artista. Haring, anche lui in sintonia con Beyus, ha cominciato dipingendo urbanamente gli spazi pubblicitari lasciati vuoti nella metropolitana, parlando con la gente incuriosita dal suo lavoro, usando colori che poteva essere facilmente rimossi, pagando puntualmente tutte le multe che i vigili gli redigevano in quanto imbrattatore di spazi pubblici. La sua maschera- totem gialla, rossa e nera, sovradimensionata, che vediamo esposta a Berlino potrebbe essere usata per tenere lontano i demoni durante un apocalittico carnevale metropolitano.
Molte, naturalmente, le installazioni che utilizzano a vari livelli videocamere. Inquietante nel suo giocare con uno dei simboli più antichi della nostra cultura Crux di Gary Hill, che ci racconta in immagini video minimali il cammino di un uomo verso il mare e la morte. Tra le opere esposte che giocano con il mezzo fotografico, particolarmente interessante la ricerca di Cindy Sherman, che riflettendo sull'idea di immagine, da anni fotografa e inscena se stessa, rubando modelli e clicheés alla pittura classica, al cinema, alla pubblicità. L'Italia è presente con la trasavanguardia (Chia, Paladino, Cucchi). E poi John Cage, Bob Wilson, Jeff Koons, Mario Merz, fra i tanti. L'Hamburger Bahnhof sembra voler offrire una cornice non protettiva, lontana dall'esposizione teatrale o autocelebrativa. Tutto sommato, questo senso del provvisorio è stimolante e, forse addirittura, liberatorio per il visitatore. In sintonia con quanto negli anni Trenta scriveva di Berlino, città, va detto, che non amava, un cronista d'eccezione come Joseph Roth:"Berlino è una giovane e infelice città del futuro. La sua tradizione ha il carattere del frammento" (Joseph Roth, In Berlin, a cura di Michael Bienert, Kiepenheuer & Witsch, 1996).

Hamburger Banhof, Museum für Gegenwart
Berlin, Invalidenstraße 50/51
giorno di chiusura: lunedì
orari 9-17, sabato e domenica 10-17

Il catalogo della collezione Marx in due volumi
Sammlung Marx im Hamburger Bahnhof Museum Für Gegenwart, Berlin
è pubblicato da Schirmer/Mosel (München, Paris, London).