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Radio Balena |
Ascoltiamo i cetacei. Il primo che vi proponiamo è il segnale emesso da un capodoglio mediterraneo. Sono tre "colpi" ravvicinati ed uno distaccato. E' un segnale territoriale, significa "sono qui, questa è la mia zona". In altri mari, l'Oceano Indiano o il Pacifico, il segnale dei capodogli che lì abitano sono diversi. La seconda "voce" è, in realtà, più voci. Sono quelle emesse da un branco di Orche del Pacifico. Anzi, bisogna essere precisi: è una famiglia di Orche che abita la zona di Vancouver (la costa, non in città) e che i ricercatori dell'acquario hanno registrato. Ne abbiamo parlato nell'articolo precedente. Un dettaglio tecnico. Quando cliccate per ascoltare i due suoni vi apparirà una finestrella tutta grigia. Dovete attendere, da 30 secondi a due minuti in media. Poi vedrete apparire un cursore con una freccia verde. Cliccate sulla freccia e ascoltate. Sono registrazioni brevi ma potete riascoltarle quanto volete. Ora parliamo di Radio Balena. Con garbato distacco, nell'articolo che segue non si fa cenno a questioni di fondi. Michele Manghi, ricercatore presso il Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell'Università di Pavia, ci descrive il problema - censire la popolazione di Cetacei nei mari italiani - e il progetto, ovvero contarli in un passaggio cruciale, lo Stretto di Messina. Oltre ai fondi universitari, il Centro sta anche concordando degli interventi da parte della Marina Militare. Ma non basta. Il progetto avrebbe bisogno di una certa cifra, per dirla in breve. Il fatto è che si tratta di pochi soldi, se pensiamo comunque a una attività di ricerca. Quanto? Una ventina di milioni. Allora noi ci siamo detti: proponiamo ai lettori di erewhon, e a chiunque altro venga a sapere della cosa attraverso la nostra rivista, di contribuire all'impresa. Vogliamo che Radio Balena inizi a trasmettere. Quindi: chi è disponibile ci mandi un messaggio e noi creiamo il contatto con i ricercatori pavesi. ![]() Cetacei d'Italia La conoscenza dello stato delle popolazioni di Cetacei nei mari italiani è, purtroppo, per molti versi legata a quegli esemplari che vengono ritrovati lungo la costa, in difficoltà o già morti, oppure quelli che rimangono impigliati nelle reti da pesca. Le osservazioni scientifiche in mare aperto (campionamenti acustici e osservazioni visive in ricerche finalizzate ma anche piu' estesamente il "whale watching"), anche se negli ultimi anni sono meglio organizzate, piu' numerose e piu' efficienti, riescono pur sempre a raccogliere dati che sono si' molto precisi, ma puntiformi, cioè legati a brevi periodi dell'anno, e a luoghi circoscritti. Inoltre, se dal punto di vista degli "spiaggiamenti" i dati sono accurati, grazie all'opera di soccorso e raccolta informazioni svolta dal Centro Studi Cetacei (organizzazione riconosciuta e formata da esperti sensibili al problema), poco invece si sa circa il numero di animali che rimangono impigliati nelle reti, e muoiono affogati. Il censimento accurato, "fine", degli animali presenti in un'area di mare risulta di una estrema difficoltà, legata in un certo senso anche alla tridimensionalità degli spazi da sorvegliare: gli animali, quasi sempre timidi, si muovono rispetto a una superficie ma anche rispetto a una profondità, nella quale sono invisibili. Già i metodi classici di stima degli "stock" di animali si sono sempre affidati alla ricerca delle tracce lasciate da specie sfuggenti. L'unica "traccia" utilizzabile in abiente marino pare essere quella acustica. Bene lo sanno i militari, che da sessant'anni inseguono le navi ascoltandone eliche e motori, e altrettanto bene lo sanno i biologi marini che studiano i suoni prodotti in acqua dai Cetacei. Contiamo le voci Da quarant'anni si cerca di comprendere quali siano i movimenti stagionali dei grandi e piccoli Cetacei nei mari italiani. Gia' leggendo le pubblicazioni dello zoologo Bolognari, che negli anni cinquanta segui' molto il problema, emerge l'evidenza che un certo numero di balene, capodogli e delfini attraversano ogni cambio di stagione lo Stretto di Messina. Gli avvistamenti sono frequenti anche oggi. Anche se di molti non si ha notizia neppure nelle statistiche. Ma quante sono gli animali in transito, e dove vanno una volta passati ? Molti li ritroviamo in Liguria, durante l'estate, o al largo della Corsica; molti sono davanti a Ischia e Capri, o in mezzo all'arcipelago Eoliano. Allora quale circostanza migliore di questo collo di bottiglia naturale che è lo Stretto di Messina, di questo passaggio quasi obbligato, per mettere in fila chi passa e cominciare a contare ascoltando le voci. Il progetto è quello di registrare per un anno intero i suoni sottomarini nello Stretto, poi cercare i suoni prodotti dai Cetacei, identificare le specie e le direzioni di spostamento. Per i capodogli sarà anche possibile stimare dimensioni ed età, per i delfini controllare la variabilità dei fischi. Il progetto è del Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell'Università di Pavia, che ha già sperimentato con successo queste metodologie durante le proprie crociere di ricerca, e che ha sviluppato tecniche originali proprio per il riconoscimento dei capodogli. Le tecnologie sono dunque disponibili, mentre la messa in mare di qualche boa di ascolto, collegata a terra via radio, come accade davanti a Vancouver, è un problema risolvibile, con un po' di impegno. La ricerca delle soluzioni tecniche e dei finanziamenti è in atto. E quando tutto funzionerà si potrà pensare alla costa occidentale della Sicilia, e magari mettersi in ascolto da qualche parte davanti alle Egadi... ci sarà pur sempre qualcuno che preferisce passare di là. |