Lo psichiatra travestito
di Allucquère Rosanne Stone



(Allucquère Rosanne Stone, Desiderio e tecnologia. Il problema dell'identità nell'era di Internet, Feltrinelli 1997, pp.85-91)

Gli ambienti sociali interattivi concepiti per i grandi sistemi a pagamento, di proprietà delle grandi imprese, non lasciano trasparire le loro origini popolari: sono privi di oggetti e non offrono la possibilità di costruirne, per cui l'interazione avviene in spazi vuoti completamente asettici, una specie di Motel 6 (4) dei sistemi virtuali. Così è anche la chat line CB di CompuServe a cui si iscrisse, nei primi mesi del 1982, uno psichiatra di New York di nome Sanford Lewin.
Di solito chi partecipa alle conversazioni, specie alle chat in tempo reale come CB, si sceglie uno pseudonimo on-line, o handle, diverso dal nome "reale", che CompuServe mantiene segreto.(5) Spesso i partecipanti si scelgono però degli pseudonimi che rivelano parte della loro personalità reale o immaginaria. Pensando alla sua professione, Lewin scelse di farsi chiamare "Dottore".
In un primo tempo, sembra che Lewin non si fosse reso conto del carattere neutro dell'attributo prescelto, dal punto di vista del genere. Un giorno che però si trovò coinvolto in una discussione generale in uno spazio virtuale pubblico, intraprese una conversazione interessante con una donna e d'accordo con lei decise di ritirarsi per qualche minuto in uno spazio privato. Due persone che scelgono di passare a una conversazione privata si possono "sentire" soltanto tra di loro, e non possono essere "sentite" da altri utenti. Dopo alcuni minuti, Lewin si rese conto che quella conversazione era per lui un'esperienza del tutto nuova, perché la sua interlocutrice era convinta di rivolgersi a una psichiatra donna. Aveva sempre avvertito la mancanza di qualche elemento, di un qualche nesso essenziale nelle sue conversazioni con le donne, anche in quelle più personali. E improvvisamente ne capì il motivo, perché la conversazione che stava sperimentando era molto più profonda e aperta delle precedenti. "Rimasi colpito," dichiarò in seguito, "dal suo modo di conversare. Non pensavo che le donne si aprissero cosi tanto tra di loro. Era molto più vulnerabile, molto più profonda e complessa. Così mi sono detto, ecco un'ottima occasione per aiutare delle persone, per coglierle nel momento in cui abbassano le loro normali difese e sono più disponibili ad ascoltare quello che hanno bisogno di sentirsi dire."
Lewin pensò, o comunque sostiene di aver pensato, che se queste donne abbandonavano le loro difese nella conversazione virtuale con altre donne, avrebbe potuto adoperare le chat per fare del bene come psichiatra. Egli non si limitò tuttavia a mantenere lo pseudonimo neutro di "Dottore". Pare che si sia lasciato sedurre dall'idea di interagire con altre donne proprio in quanto donna. Volle assumere un'identità femminile per provare come ci si sente a essere donna in un modo profondo ed essenziale. E a quel punto, l'idea di aiutare altre donne fingendo di essere una psichiatra on-line si trasformò in qualcosa di diverso.
Lewin aprì un secondo account a CompuServe scegliendo il nome di Julie Graham(6) e passò parecchio tempo a costruire questa sua nuova identità. Aveva bisogno di un personaggio che fosse sempre disponibile on-line e irreperibile off-line, in modo tale da non svelare la sua vera identità. Si inventò cosi una storia molto elaborata e, poiché non aveva molta esperienza in fatto di persone immaginarie, raccontò di tanto in tanto qualche piccola incongruenza nella storia di Julie, che sconcertò gli utenti della chat e fece nascere i primi sospetti. Ma i problemi maggiori derivarono dalle troppe e improbabili congruenze, dall'esistenza romanzesca che Lewin si era costruito.
Julie comparve per la prima volta nel giugno del 1982, presentandosi come una neuropsicologa di New York, vittima di un incidente automobilistico provocato da un automobilista ubriaco. Il suo compagno era rimasto ucciso, e lei stessa soffriva di gravi danni neurologici alla testa e alla spina dorsale, in particolare nella zona di Broca, che controlla il linguaggio. Era diventata muta e paraplegica. Anche il suo viso era gravemente sfigurato, al punto che nemmeno la chirurgia plastica era potuta intervenire. Ecco perché non vedeva mai nessuno. Era diventata una reclusa, amareggiata e con propositi di suicidio, finché un'amica non le aveva regalato un piccolo computer e un modem e le aveva fatto scoprire CompuServe.
Dopo un primo periodo di tentativi di conversazione on-line, la sua personalità incominciò a fiorire. Diceva che la sua vita stava cambiando, che il rapporto con le altre donne in rete la aiutava a rivedere la sua situazione. Smise di pensare al suicidio e iniziò a fare dei progetti. Anche se viveva da sola e al momento era senza lavoro, aveva una piccola rendita che le proveniva da un'eredità. La sua famiglia aveva fatto fortuna nel commercio, per cui poteva almeno godere di un certo benessere materiale. Era atea e si divertiva a attaccare ogni forma di religione costituita; fumava erba e le capitava di ritrovarsi on-line a tarda notte, piuttosto sballata; era bisessuale e a volte faceva proposte alle donne e agli uomini con cui parlava. Anzi, con il passare del tempo diventò sempre più provocante. Alla fine cercava di convincere molti dei suoi amici a fare del sesso in rete con lei.
In quel periodo Julie decise di cambiare lo pseudonimo che adoperava nelle chat, per celebrare il ritorno a una vita sociale più attiva, almeno in rete. Nella vita reale era ancora irraggiungibile, perché diceva di provare ancora troppa vergogna per il viso sfigurato e l'incapacità di parlare. Ogni tanto gli iscritti alla chat organizzavano delle feste, in cui chi abitava vicino poteva socializzare anche da un punto di vista biologico. Julie le evitava accuratamente, mentre il suo profilo sociale in rete cresceva sempre di più. Ormai il suo saluto tipico era un grande ed espansivo "CIAO!!!!!!!!!!!!".
In seguito Julie fondò un gruppo di discussione per donne su CompuServe, intrattenne lunghe conversazioni con donne anche al di fuori da questo gruppo, e i suoi consigli furono estremamente utili per molte di loro. Diverse donne le confidarono di essere depresse e di pensare al suicidio, lasciandosi convincere ad assumere un atteggiamento più positivo e vitale. Julie aiutò anche alcune donne che avevano problemi di dipendenza alla droga e ai farmaci. Una donna più matura le parlò del suo desiderio di tornare all'università e del timore di non essere ammessa. Julie la incoraggiò a fare domanda e la aiutò in seguito nelle sue ricerche, incluso uno studio sulla sindrome della personalità multipla. In generale, si comportò dunque come una consigliera saggia e come una sorella affettuosa.
Julie si impegnò anche a smascherare i corteggiatori della chat, in particolare gli uomini che si mascheravano da donne. Come ha notato Van Gelder nel suo studio sulla vicenda, Julie non aveva timore di mettere in guardia le donne sul pericolo di abbassare le difese in rete. "Ricordatevi di stare attente," Van Gelder riporta questa sua affermazione, "le cose possono essere diverse da come sembrano".(7)

Il concetto di identità on-line richiede una riflessione ulteriore. Ovviamente, la nostra identità si modifica continuamente in rapporto ai contesti sociali in cui si esprime, anche se nel caso di un'identità on-line la trasformazione è più intenzionale. Eppure, l'imperativo sociale che ci accompagna fin dalla nascita sancisce l'esistenza di un'unica identità primaria, la nostra "vera identità", vincolata almeno nel mondo "reale" off-line, a un unico corpo fisico. La nostra esistenza come individui sociali viene radicata al corpo fisico e autorizzata attraverso di esso. Questa "corretta" relazione tra corpo e identità sembra essersi sviluppata contemporaneamente all'Illuminismo, nello stesso momento culturale che ha dato origine al cosiddetto soggetto sovrano. Ovviamente ci sono altre espressioni, anche più antiche, dell'idea che esista qualcosa di diverso dalla sola carne. Di solito si tratta di un'anima impalpabile o di qualcosa, di simile, un agente in cui viene collocata la sede della coscienza, che normalmente può essere separata dal corpo soltanto dopo la morte. Per molte persone invece, il fatto che l'anima o qualche avatar impalpabile si aggiri libero dal corpo costituisce una pratica quotidiana e comune, che ogni giorno impegna delle energie necessarie per gestire i risultati di questi spostamenti. La convinzione occidentale che il corpo e il soggetto siano inseparabili è in parte un rispettabile tentativo nell'appagamento del desiderio: un tentativo di spiegare perché una soggettività incentrata sull'io termini nel sostrato e di perpetrare questa convinzione. La fantascienza ha prodotto un buon numero di tentativi di riformulare il rapporto tra corpo e soggettività, soprattutto con l'opera di autori come John Varley, che si è seriamente impegnato nella costruzione di nuove fenomenologie dell'io.(8)

Julie cercò di superare il suo odio per i guidatori ubriachi offrendosi di accompagnare le pattuglie di sorveglianza della polizia stradale. Il suo passato di neuropsicologa le consentiva di riconoscere subito una guida in stato d'ebbrezza, mentre la sua paralisi poteva offrire un terribile esempio delle conseguenze. Durante una di quelle uscite conobbe un giovane poliziotto di nome John, che non sembrò preoccuparsi della sua paralisi e del viso sfigurato. Ne nacque una bella storia d'amore, e dopo poco tempo John le chiese di sposarlo. Julie dovette convincere la madre di lui, che pensava che "si sarebbe rovinato la vita sposando una paralitica", ma poi si sposarono con una bella cerimonia. Ovviamente il ricevimento non avvenne dal vivo, ma on-line, con brindisi loro e di tutti gli amici dai siti più lontani della nazione. Julie e John annunciarono che sarebbero partiti in viaggio di nozze per le isole della Grecia, da cui arrivarono presto delle cartoline reali.
Anche la vita professionale di Julie incominciò a migliorare. La Chiamavano per tenere delle conferenze in tutti gli Stati Uniti, e in seguito anche in Europa. C'erano sempre dei problemi, certo, ma John era la quintessenza del marito affettuoso, un uomo che la proteggeva e si prendeva cura di lei. I convegni di Julie offrivano loro l'opportunità di visitare spesso delle località esotiche. Se facevano un safari e la sua sedia a rotelle le impediva di raggiungere un luogo, John semplicemente la prendeva in braccio. Quando erano a casa, di sera John si trovava spesso di turno in pattuglie di sorveglianza, per cui Julie aveva tutto il tempo di parlare con i suoi amici on-line. Qualche volta anche lui si metteva alla tastiera e parlava con gli amici di lei nella chat.
Julie incominciò a dire che voleva insegnare all'università. Pensava di poterlo fare adoperando un computer in classe e collegandolo a un grande schermo, dal quale avrebbe potuto "parlare" con i suoi studenti.(9) John, come al solito, le dava tutto l'affetto e l'aiuto necessario per pensare alla sua carriera.(10)
Fu in quel periodo che gli amici di Julie incominciarono ad avere i primi sospetti. Partecipava sempre a dei convegni, dove si doveva trovare per forza faccia a faccia con dei colleghi. E poi partiva con John per trascorrere lunghe vacanze in località esotiche, e anche lì doveva per forza farsi vedere da altre persone. Insomma gli unici che non riuscivano mai a incontrarla erano i suoi amici on-line: con loro manteneva un'invisibilità totale. Incominciavano a esserci troppe contraddizioni. Ma furono le altre donne disabili on-line a incastrarla per prime. Conoscevano bene le difficoltà reali, personali e interpersonali, della loro condizione. Non si trattava di essere "diversamente abili", quella meravigliosa frase, ma di affrontare la dura realtà dei rapporti sociali con la maggior parte delle persone, inclusi alcuni amici. E soprattutto conoscevano le tristi dinamiche della contrattazione di un'amicizia, per non parlare di un rapporto d'amore, con i "normalmente" abili. Dal loro punto di vista, la relazione di Julie con quest'uomo perfetto era semplicemente impossibile. John era un marito da fotoromanzo.
Le altre donne disabili on-line pensavano però che Julie mentisse soltanto sulla sua vita romantica e sui suoi viaggi. Nessuno immaginava che non fosse davvero una donna e che non fosse disabile. D'altra parte, restavano da spiegare le cartoline dalla Grecia, che ricomparvero l'anno dopo, quando John e Julie decisero di ritornarci.

Julie, John, Joan, sono splendidi esempi della guerra tra desiderio e tecnologia. Le loro complesse identità virtuali sono attacchi reali e produttivi all'assunto culturale che l'unità sociale non marcata, oltre a essere bianca e maschile, sia un unico io in un unico corpo. La "sindrome" della personalità multipla rappresenta un'analoga smentita. Come ho cercato di spiegare nel capitolo precedente, la sindrome viene di solito considerata come una patologia, come portato di un trauma. Ma possiamo servirci della costruzione e dell'organizzazione della patologia anche per comprendere le circostanze che costituiscono e autorizzano il soggetto non marcato. La patologizzazione della personalità multipla, e in generale la sorveglianza e il controllo di qualsiasi manifestazione di corpi-io che esuli dalla norma un corpo-un io, diventa uno strumento utile per separare i discorsi sul soggetto politico e per capirne il funzionamento. Altri interventi necessari richiedono di prendere in esame alcuni degli altrove descritti da Haraway: in questo caso lo spazio virtuale, la "struttura" fantasmatica in cui si svolgono le interazioni sociali reali. L'ambiente virtuale delle chat descritto in questo capitolo è soltanto un inizio, uno sguardo rivolto a un periodo in cui episodi del genere erano ancora dei casi abbastanza isolati.

NOTE
  • (4) "Motel 6" è una catena di alberghi particolarmente economici. [N.d.T]
  • (5) Lo pseudonimo viene chiamato handle, termine che deriva dal gergo dei radioamatori; nelle chat IRC di Internet si adopera anche il termine nick.
  • (6) Secondo Van Gelder, lo psichiatra si faceva chiamare Joan Sue Greene.
  • (7) Continuo a stupirmi del fatto che, ancora alla fine del 1983, un ampio numero di partecipanti alle comununità virtuali non si rendesse conto dei problemi connessi alla creazione di identità artificiali. Per molti di loro la questione era irrilevante. Il grado di preoccupazione era proporzionale al genere: di solito le persone più ferite dai travestimenti erano donne. Questo sembra dipendere dalle aspettative sociali che molte donne avevano espresso nei confronti dello stile confidenziale e colloquiale, aspettative che oltrepassano il confine della macchina e si riversano sulle comunità virtuali. Si spiega così l'intimità che aveva colpito Lewin.
  • (8) Si veda John Varley, Blue Champagne, Berkley, New York 1986.
  • (9) All'epoca Stephen Hawking poteva ancora parlare, e il congegno formato da una tastiera e dall'apparecchiatura Votrax non era ancora stato inventato. Il Votrax è in grado di parlare con una voce femminile e sarebbe stato perfetto per Julie, se anche lei fosse esistita.
  • (10) I sospetti nei confronti di Julie derivavano anche dal rapporto con John, che era troppo perfetto per sembrare vero. Lewin non aveva tenuto conto della presenza di altre persone disabili on-line, altrimenti, come ha dichiarato in seguito, avrebbe cercato di rendere più realistica la sua identità fittizia. Le "vere" disabili on-line avvertivano di più le contraddizioni: le loro reazioni nei confronti della vita di Julie passarono da espressioni di gioia e speranza iniziali all'invidia, e infine al sospetto.

© Feltrinelli 1997