Il collasso delle foreste tropicali
Una grande festa prima dell'addio


A Seveso le galline erano più grasse, dopo la diossina.
Ritenzione dei liquidi, era il motivo dell'apparente benessere; ma molti contadini trovavano conforto nel guardare l'accresciuto volume del pollame. Sembrava significare che la diossina non era pericolosa come si diceva. Nel giro di qualche settimana le galline erano ancora grasse, questo sì, ma cappottate; se ne stavano in mezzo al pollaio, a gambe in su, irrigidite. Presentata alla conferenza internazionale di Kyoto sul clima (dicembre 97), la ricerca effettuata dall'Istituto d'Ecologia Terrestre dell'Università di Edimburgo è considerata come lo studio più ampio e sofisticato compiuto fino ad oggi nel campo delle previsioni sui cambiamenti climatici dovuti all'effetto serra. Sembra che un effetto "gallina grassa", ma su scala mondiale, sia prevedibile intorno all'anno 2050. Al posto delle galline dobbiamo però collocare le foreste tropicali. Lo scenario previsto sarebbe il seguente. L'anidride carbonica prodotta dal consumo di combustibili fossili è un fertilizzante per la vegetazione. Le foreste tropicali assorbono due miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno. Intorno alla metà del prossimo secolo - a meno di cambiamenti nelle abitudini della nostra specie e nelle tecnologie che essa utilizza - la grande disponibilità di CO2 sarà utilizzata dalle foreste per un grande progetto di sviluppo. Diventeranno più grandi e rigogliose. Dovrebbe accadere intorno al 2050. Ci sarà molta CO2 non assorbita dalle piante, tuttavia. Innalzamento della temperatura, allora, in particolare nelle zone tropicali. Conclusione: dopo un breve e illusorio periodo di splendore le foreste tropicali subiranno un collasso. Oggi ricoprono l'otto per cento del pianeta. Scenderanno all'uno per cento.