Fecondazione artificiale
di Gianna Milano



(da Gianna Milano, Bioetica. Dalla A alla Z, Feltrinelli 1997)

Tecnica ben nota ai veterinari, che l'hanno utilizzata per decenni negli animali. E' il più semplice dei trattamenti per l'infertilità (oggi ce ne sono diversi) e l'inseminazione avviene "in vivo" e "in vitro".
La prima consiste nell'introdurre seme maschile, fresco o congelato, nel collo dell'utero di una donna - o direttamente in utero - nel momento più favorevole per la fecondazione. Il processo di fusione della cellula germinale femminile (ovocita) con quella maschile (spermatozoo) è solo facilitato.
La seconda avviene fuori dall'utero ed è frutto di tecniche più recenti. Negli ultimi anni hanno certamente contribuito a migliorare la fecondazione artificiale i progressi ottenuti nella preparazione e nella conservazione dello sperma e degli embrioni, e la messa a punto di farmaci per stimolare la produzione di uova, permettendo di sincronizzare meglio ovulazione e inseminazione.
Nel mondo, i figli della fecondazione artificiale sono oltre 150.000 e di questi 30.000 sono bambini concepiti in vitro. Dal momento che la sterilità maschile e femminile è in aumento (in Italia 2 milioni di persone ne sono afflitte) il ricorso alle tecniche di procreazione assistita è destinato a crescere.
Il campionario delle opzioni e dei desideri sembra non avere confini. Si può fecondare con sperma congelato di donatore se il marito è sterile (inseminazione eterologa). Ma alla banca dello sperma può accedere anche la donna sola che voglia un figlio. La fecondazione in vitro non risolve solo il problema delle tube occluse, ma anche quello degli spermatozoi pigri o assenti. Partoriscono donne in menopausa e ci sono nonne-mamme incubatrici per figlie adulte sterili. La possibilità di congelare gli embrioni ha eliminato il problema della sincronia tra donatrice di uovo fecondato e ricevente.
I farmaci stimolano le ovaie a una superovulazione e l'abbondanza di embrioni a disposizione permette di "scegliere" non più solo su basi razionali. Le tecniche di procreazione esprimono un rinnovato desiderio di maternità, ma sono anche prodotti per un nuovo mercato. Negli Stati Uniti le cliniche per la fecondazione artificiale sono oltre 200.
In Italia il Comitato nazionale di bioetica, che nel maggio 1991 si espresse sui problemi di raccolta e conservazione del liquido seminale e nel giugno 1994 con raccomandazioni sulla procreazione assistita, teme una eccessiva medicalizzazione dell'atto procreativo, una proliferazione incontrollata dei centri privati di fecondazione e propone controlli e limiti.
La Chiesa cattolica condanna la separazione arbitraria dell'atto sessuale dall'atto procreativo e più ancora è contro l'inseminazione eterologa, cioè con sperma di donatore. Mentre in altri paesi, come Francia e Germania, nessun centro può operare senza autorizzazione del Ministero della sanità, rilasciata in base a competenze, trasparenza dell'attività, registri, protocolli e rigorosa informazione da fornire alle coppie, in Italia, dove la discussione morale non ha prodotto una legge che regolamenti la materia, non esistono controlli. Così può capitare che ci sia uno scambio di provette o che nasca un bambino con anomalie genetiche, come l'anemia mediterranea, rischio che proprio la fecondazione assistita permetterebbe di evitare grazie ai test genetici sull'embrione.
Nel 1995 I'Ordine dei medici, con un'operazione di supplenza in assenza di leggi, ha approvato un regolamento di autodisciplina contro gli abusi della procreazione assistita, intervenendo in un campo estraneo alla propria competenza: il diritto di famiglia, la tutela dei minori e la morale sessuale. Secondo questo regolamento di autodisciplina, non si dovrebbe praticare la fecondazione artificiale a donne di oltre 50 anni, non si dovrebbe usare il seme del coniuge deceduto e la pratica dovrebbe essere negata a coppie omosessuali.

© Giangiacomo Feltrinelli Editore