Carlo Donolo
L'intelligenza delle istituzioni

Feltrinelli 1997

Le istituzioni come beni comuni

Occorre smettere di guardare alle istituzioni come a enti estranei, opprimenti, se non quasi nemici, da raggirare non appena possibile. E' necessario liberarsi dal complesso di Kafka: la qualità delle nostre vite è strettamente connesso a quello delle istituzioni.
Tesi centrale del libro è che: "le istituzioni sono beni comuni. I beni comuni sono i beni che una società - per molti versi ormai il sistema-mondo - detiene in comune. I beni pubblici o comuni sono una classe di beni che si presentano nell'esperienza sociale come presupporti di ogni forma di agire e insieme come esiti - voluti o non voluti - dell'interazione tra gli attori. Esempi classici di tali beni sono un paesaggio apprezzato, la vivibilità urbana, la fiducia negli scambi sociali, un saper fare diffuso..."
Le istituzioni sono esposte alla tragedia dei beni comuni, e cioè a essere saccheggiate e prosciugate da individui e organizzazioni autointeressati. Tuttavia sono dotate di difese o le costruiscono ricorrendo a risorse normative derivate da un loro vero o presunto monopolio della forza. Se tuttavia le istituzioni non sono credibili e responsabili, le difese rischiano di essere vane.
Si capisce da questi pochi cenni, come sia complessa e fragile la vita delle istituzioni, problematico il loro cambiamento. Eppure sono capaci di "intelligenza", sono capaci di apprendere. E le buone istituzioni di cui abbiamo bisogno, da cui dipende la qualità delle nostre vite, sono proprio le istituzioni con una sviluppata capacità di apprendere. La cosa riguarda da vicino i cittadini.
Dopo aver ricollocato le istituzioni nell'universo dei beni comuni, Carlo Donolo verifica il comportamento istituzionale di fronte ad alcuni problemi specifici: l'innovazione tecnologica, gli standars tecnologici e ambientali, il governo dell'automobile nelle città.

Carlo Donolo insegna Sociologia del Diritto presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell'Università La Sapienza di Roma. Ha pubblicato tra l'altro: Mutamento o transizione? (Il Mulino 1977); con F. Fichera, Il governo debole (De Donato 1981); con F. Fichera e altri, Le vie dell'innovazione (Feltrinelli 1988); Il sogno del buon governo (Anabasi 1992). Fa parte della redazione di "Stato e Mercato", "Politica & Economia", "Politica del diritto".

Le recensioni

Telegrafico "L'Espresso" (12.6.97), nella rubrica "Freschi di Stampa" di Mario Fortunato: "Questo è un saggio che ogni italiano, senza distinzioni di razza e di fede, dovrebbe leggere e ricordare. Almeno per il suo assunto centrale: che ci invita a smetterla di guardare alle nostre istituzioni come a dei Moloch da aggirare. Le istituzioni sono innanzitutto un "bene comune", ci dice Donolo. Dandoci così una lezione di civismo e di intelligenza." Meglio di altri giornali che non ne hanno parlato. Ma un po' poco per un saggio che ogni italiano dovrebbe leggere e ricordare.

Buona la recensione di Carlo Trigilia su "l'Unità" (27.6.97), anche se il libro, nonostante si riconosca che "non si tratta di un intervento a caldo sulle traversie della Bicamerale", viene messo in una stretta relazione con la discussione sulle riforme istituzionali. Qui pare che l'intento sia quello di far leggere il libro, se non a ogni italiano, a qualche uomo politico che legge l'Unità: "C'è il rischio che il discorso sulla politica - sulle forme di rappresentanza e sui poteri dei diversi organi dello stato - si avviti su se stesso e si allontani troppo da quello sulle politiche, dai problemi di funzionamento dello stato. E che quindi possa essere perduta l'occasione di un cambiamento costituzionale - che non si presenta di frequente - per porre le premesse di una migliore qualità delle istituzioni." E ancora: "Il fine esplicito di questo lavoro è proprio quello di mettere in guardia dai pericoli di interventi sulle istituzioni che rischiano di generare effetti perversi." E ancora: "Secondo Donolo, il momento machiavelliano in politica si è esaurito storicamente e questo richiede uno spostamento di accento dal politico al sapere. Richiede istituzioni intelligenti, cioè capaci di apprendere. Di fronte alla complessità delle società moderne, alla crescita di interdipendenza tra i problemi e i soggetti in campo, non ci sono soluzioni facili e predefinite. La possibilità di affrontare con successo i problemi dipende meno dalla potenza decisionale della politica e di più dalla intelligenza delle istituzioni."

Vale la pena di ripetere: la possibilità di affrontare con successo i problemi dipende meno dalla potenza decisionale della politica e di più dalla intelligenza delle istituzioni. Cioè dalla nostra intelligenza di che cosa sono, come funzionano e dalla loro capacità di apprendere.

Return