La mia definizione di fantascienza (1981)
di Philip K. Dick



(da Philip K. Dick: Mutazioni. Scritti inediti, filosofici, autobiografici e letterari
a cura di Lawrence Sutin, Feltrinelli, Interzone, 1997)

Tenterò inizialmente di definire la fantascienza per ciò che non è. Non può essere ridotta a "racconto (o romanzo o dramma) ambientato nel futuro", perché esiste già il genere delle avventure spaziali, che è ambientato nel futuro ma non è SF. Si tratta semplicemente di avventure, lotte e guerre spaziali ambientate nel futuro, con l'uso massiccio di tecnologia superavanzata. Perché, allora, non è fantascienza? Sembrerebbe esserlo, e Doris Lessing (per esempio) ne è convinta. Le avventure spaziali, però, mancano della nuova idea caratteristica che ne è l'ingrediente essenziale. Inoltre, può esserci fantascienza ambientata nel presente, come nei racconti e romanzi sui mondi alternativi. Dunque, se distinguiamo la SF dallčambientazione nel futuro e dalla tecnologia superavanzata, quali elementi ci restano ai fini della sua definizione? Il primo è dato dalla creazione di un mondo fittizio, di una società che non esiste realmente, ma che è basata sulla nostra, la quale funge da trampolino per quella fittizia: questa deriva da quella reale - magari ortogonalmente, come nel caso dei romanzi o racconti sui mondi alternativi. E' come un mondo trasposto a opera dello sforzo mentale dellčautore, un mondo trasformato in qualcosa che non è, o non è ancora diventato. Questo mondo deve differire da quello reale per almeno un aspetto , che sia sufficiente a giustificare gli eventi che non potrebbero accadere nella nostra società né in quelle conosciute, presenti e passate. Alla base di questa trasposizione dev'esserci un'idea coerente; cioè, la trasposizione dev'essere fondata e non volgare o semplicemente bizzarra. Questa è l'essenza della fantascienza: un trasposizione fondata nella società in modo da far emergere, nella mente dell'autore, una società nuova che, trasferita su carta, produce nella mente del lettore uno shock convulsivo, lo shock del riconoscimento negativo [ shock of dysrecognition ]. Questi sa che non è del suo mondo reale che si tratta.
Invece, distinguere la fantascienza dalla fantasy è impossibile, e se ci si pensa un attimo si capisce il perché. Prendete il caso della parapsicologia, o i mutanti che troviamo in Nascita del superuomo, stupendo romanzo di Ted Sturgeon. Se il lettore crede nellčesistenza di questi mutanti, allora considererà il romanzo di Sturgeon un'opera di fantascienza. Se invece crede che tali mutanti, come fate e draghi, non esistano e non esisteranno mai, allora lo considererà fantasy. La fantasy tratta di ciò che il senso comune ritiene impossibile; la fantascienza tratta invece di ciò che il senso comune considera possibile, date particolari condizioni. Questa affermazione, in essenza, è arbitraria, dato che il possibile e l'impossibile [non possono essere] conosciuti oggettivamente e sono, piuttosto, una credenza soggettiva del lettore.
Passiamo ora a definire la buona fantascienza. La trasposizione fondata - cioè lčidea nuova - devčessere davvero nuova (o quantomeno una variazione sul tema di un'idea vecchia) e deve risultare intellettualmente stimolante per il lettore: deve invadergli la mente e risvegliare la possibilità di qualcosa a cui fino a quel momento non aveva pensato. Dunque, la łbuona fantascienzaČ è un concetto limite, più che un qualcosa di oggettivo; eppure, sono oggettivamente certo dellčesistenza di una buona fantascienza. Credo che il dottor Willis McNelly, della California State University di Fullerton, abbia detto bene, quando ha affermato che il vero protagonista di un racconto o di un romanzo di SF è un'idea, non un personaggio. Se si tratta di buona SF, lčidea è nuova e stimolante, e probabilmente - cosa ancor più significativa - innesca una serie di reazioni a catena che producono una proliferazione di idee nella mente del lettore; in un certo senso, essa spalanca la mente del lettore in modo che questa, come la mente dell'autore, sia in grado di cominciare a creare. Dunque la SF è creativa e stimola la creatività, cosa che alla narrativa mainstream, perlopiù, non riesce. A noi lettori di SF (parlo come lettore, non come scrittore) piace leggerla perché adoriamo far l'esperienza intellettuale di quella reazione a catena innescata da una nuova idea incontrata in un libro che abbiamo letto. Insomma, la migliore fantascienza dà origine a una collaborazione tra autore e lettore, nell'ambito della quale entrambi creano, divertendosi: la gioia è l'ultimo e indispensabile ingrediente della fantascienza - la gioia data dalla scoperta del nuovo.

© Giangiacomo Feltrinelli Editore