da  B l a d e  R u n n e r
di Philip K. Dick



(Philip K. Dick, Blade Runner, Fanucci 1996, pp.142-148)

"Comincio a vedere lo schema. Il modo in cui hai ammazzato Gariand e poi il modo come hai ammazzato Luba. Tu non ammazzi come faccio; non cerchi di... Diavolo! Adesso capisco. A te piace ammazzare. Tutto quel che ti serve è un pretesto. Se avessi un pretesto, ammazzeresti anche me. Ecco perché ti sei attaccato subito alla possibilità che Garland fosse un androide: lo rendeva disponibile come bersaglio. Mi chiedo che cosa farai quando non passerai il test di Bonelli. Ti ammazzerai da solo? A volte gli androidi lo fanno". Ma in effetti era un'eventualità molto rara.
"Sì, me ne occuperò da solo", disse Phil Resch. "Tu non dovrai far niente, a parte sottopormi al test".
Arrivò la macchina della polizia; due agenti saltarono fuori, si avvicinarono, videro la folla che si era radunata e si fecero largo tra di essa. Uno di loro riconobbe subito Rick e lo salutò con un cenno dei capo. E così, adesso possiamo andare, si rese conto Rick. Il nostro compito qui è finito. Era ora.

Mentre si dirigevano a piedi verso il teatro dell'opera, sulla cui terrazza avevano lasciato l'auto, Resch gli disse: "Ora ti consegno la mia torcia laser, così non ti dovrai preoccupare di come reagirò dopo il test. Riguardo alla tua sicurezza personale". Gli porse la torcia e Rick la prese.
"Come farai ad ammazzarti senza un'arma? Voglio dire, se non dovessi passare il test", chiese Rick.
"Tratterrò il fiato".
"Cristo santo!" esclamò Rick, "Non è possibile".
"Non c'è mica il passaggio automatico al nervo vago negli androidi", spiegò Phil Resch. "Non è come negli umani. Non te l'hanno spiegato quando ti hanno addestrato? A me l'hanno insegnato anni fa".
"Sì, però, morire in quel modo!" protestò Rick.
"Non si sente mica dolore. Che c'è di strano?"
"E' che... " fece un gesto. Non riusciva a trovare le parole giuste.
"Non credo proprio che sarò costretto a farlo", disse Phil Resch.
Insieme salirono in ascensore sulla terrazza del teatro dell'Opera e raggiunsero l'aereomobile che vi era parcheggiata.
Scivolando dietro al volante e chiudendo la portiera, Phil Resch disse, "preferirei che usassi il test di Bonelli".
"Non posso. Non so come valutarlo". Dovrei fidarmi della tua interpretazione dei risultati, si rese conto Rick. Ed è una cosa da escludere a priori.

"Però mi dirai la verità, vero?" chiese Phil Resch. "Se risulto essere un androide me lo dirai, vero?"
"Certo".
"Perché lo voglio proprio sapere. Lo devo sapere". Phil Resch si riaccese il sigaro, si spostò nel sedile avvolgente della macchina per mettersi più comodo. Evidentemente qualcosa, però, glielo impediva. "Ma ti piaceva veramente quel quadro di Munch che Luba Luft guardava?" chiese poi. "A me non diceva niente. L'arte realista non mi interessa; a me piacciono Picasso e..."

"Pubertà è del 1894", tagliò corto Rick. "All'epoca c'era solo il realismo; devi tener conto di questo".
"Sì, però, l'altro quadro, quello dell'uomo che si tiene la testa tra le mani e grida... quello non era mica tanto figurativo".
Rick apri la valigetta e tirò fuori la sua apparecchiatura per fare il test, "Complicato", osservò Phil. "Quante domande devi fare prima di poter prendere una decisione?"
"Sei o sette". Porse a Phil Resch il sensore adesivo. "Attaccatelo sulla guancia. Spingi bene. E questa lucetta... " gliela puntò nell'occhio, "questa rimane a fuoco sulla tua pupilla. Non ti muovere; tieni l'occhio più fermo che puoi".
"Fluttuazioni dei riflessi", disse acutamente Phil Resch. "Ma non quelle determinate dallo stimolo fisico; non misuri l'intervallo, per esempio. Ma la reazione alle domande; quella che si chiama reazione di difesa".
"Credi di poterla controllare?"
"No davvero. Con il tempo, forse. Ma non l'ampiezza iniziale; quella è fuori dal controllo conscio. Se non fosse per..." s'interruppe. "Spicciati. Sono un po' teso; scusa se parlo troppo".
"Puoi parlare quanto ti pare", rispose Rick. Puoi pure parlare fino a seppellirti da solo, disse tra sé e sé. Se proprio ti va. A lui non gliene fregava niente.
"Se risulto essere un androide", continuò a dire Phil Resch, "la tua fede nel genere umano subirà un rafforzamento. Ma siccome non credo che andrà così, ti suggerisco di cominciare a farti un quadro ideologico che giustifichi la..."
"Ecco la prima domanda", tagliò corto Rick; l'apparecchiatura era ormai pronta e gli aghi dei due quadranti avevano cominciato a vibrare. "Il tempo di reazione è uno dei fattori di cui si tiene conto, perciò cerca di rispondere il più rapidamente possibile". Pescò dalla memoria la domanda iniziale. Il test era cominciato.

Alla fine, Rick rimase per un bel po' in silenzio. Poi cominciò a raccogliere l'apparecchiatura e a rimetterla nella valigetta.
"Il risultato te lo leggo in faccia", disse Phil Resch; tirò un sospiro di assoluto, imponderabile, quasi convulsivo sollievo. "Okay; adesso mi puoi restituire la pistola". Allungò una mano a palmo in su e rimase in attesa.
"Evidentemente avevi ragione", ammise Rick. "Riguardo le intenzioni di Garland, voglio dire. Sul fatto che ci volesse dividere, come hai detto prima". Si sentiva sia fisicamente che psicologicamente esausto.
"Ti sei fatto un quadro ideologico di riferimento?" chiese Phil Resch. "Che giustifichi cioè la mia appartenenza al genere umano?"
"C'è qualcosa che non va nella tua capacità di assumere ruoli, è troppo enfatica. Non abbiamo un test per misurarla. Voglio dire, i tuoi sentimenti nei riguardi degli androidi".
"Ma certo che non la misuriamo".
"Forse dovremmo". Non ci aveva mai pensato prima, non aveva mai provato empatia personale nei confronti degli androidi che aveva ucciso. Era sempre stato sicuro che la sua psiche avrebbe continuato a considerare gli androidi come macchine molto evolute - al pari della sua coscienza. Eppure, al contrario di Phil Resch, ora si era manifestata una differenza. E istintivamente sentiva di aver ragione. Empatia verso una struttura artificiale? si chiese. Verso qualcosa che finge solo di essere viva? Però Luba Luft era sembrata davvero viva; non aveva indossato la maschera di una simulazione.

"Ti rendi conto", mormorò Phil Resch, "cosa succederebbe? Cioè se includessimo gli androidi nella nostra sfera di identificazione empatica, come facciamo con gli animali?"
"Non riusciremmo più a proteggerci".
"Assolutamente. Questi del modello Nexus-6... ci stritolerebbero subito, ci ridurrebbero in poltiglia. Tu, io, tutti gli altri cacciatori di taglie - siamo l'unica difesa tra l'umanità e i Nexus-6, l'unica barriera che li tiene distinti e separati. Senza contare che... " S'interruppe, vedendo che Riék stava ritirando fuori dalla valigetta il suo equipaggiamento. "Credevo che il test fosse finito".
"Voglio fare una domanda a me stesso", disse Rick. "E voglio che tu mi dica quello che registrano gli aghi. Limitati a darmi il risultato; poi lo elaboro io". Si appiccicò la ventosa del sensore sulla guancia, poi sistemò il raggio luminoso fino a farselo entrare dritto nell'occhio. "Sei pronto? Guarda bene i due quadranti. Stavolta non terremo conto dell'intervallo di tempo; mi interessa solo la magnitudo".
"D'accordo, Rick", lo rassicurò Phil Resch, premuroso.
Ad alta voce Rick disse: "Sto scendendo in ascensore con un androide che ho catturato. All'improvviso qualcuno lo uccide".
"Nessuna reazione particolare", annunciò Phil Resch.
"Che cosa dicono gli aghi?"
"Quello di sinistra 2,8. Quello di destra 3,3".
Rick disse: "Un androide femmina".
"Ora sono saliti a 4 e a 6, rispettivamente".
"E' abbastanza alto", osservò Rick. Si staccò il sensore dalla guancia e spense il raggio di luce. "Quella è chiaramente una reazione empatica", precisò. "All'incirca quella che si ottiene su soggetti umani con la maggior parte delle domande. Eccezion fatta per quelle estreme, come quelle che hanno a che fare con pelle umana usata in funzione decorativa... cioè quelle veramente patologiche".
"Che vuol dire?"
"Vuol dire che sono capace di sentire empatia per almeno certi androidi particolari. Non per tutti bada bene, solo uno o due". Per esempio per Luba Luft, aggiunse tra sé e sé. Perciò mi sbagliavo. Non c'è niente di disumano o di innaturale nelle reazioni di Phil Resch; il problema sono io.

Chissà, si chiese, se un umano abbia mai provato prima un sentimento del genere nei confronti di un androide?
Certo, può anche darsi che una situazione così non si verificherà mai più nel corso del mio lavoro; potrebbe essere una semplice anomalia momentanea, qualcosa connesso,
per esempio, con il mio atteggiamento verso Il Flauto magico. E verso la voce di Luba, o addirittura per tutta la sua carriera. Certo non mi era mai capitato prima; o, almeno, non me ne ero mai accorto. Per esempio, non era successo con Polokov. Né con Garland. E del resto, se Phil Resch si fosse rivelato un androide, avrei potuto ucciderlo senza provare alcunché, perlomeno dopo la morte di Luba.

E così la distinzione tra essere umani autentici vivi e strutture umanoidi andava a farsi benedire. In quell'ascensore del museo, pensò, sono sceso con due creature, una umana e l'altra androide... e ho provato dei sentimenti esattamente contrari a quelli che ci si aspettava. A quelli che sono abituato a provare... a quelli the mi si richiede di provare.

"Ti sei messo in un bel -guaio, Deckard", disse Phil Resch; la cosa pareva divertirlo.
"Che cosa dovrei... fare?"
"E' tutta una questione di sesso", sentenziò Resch.
"Sesso?"
"Perché lei - la cosa - era fisicamente attraente. Possibile non ti sia mai successo prima?".Phil Resch scoppiò in una sonora risata. "A noi hanno insegnato che questo costituisce un grosso problema per i cacciatori di taglie. Ma non lo sapevi che nelle colonie si fanno amanti androidi?"
"Ma è illegale!" esclamò Rick, che conosceva bere la legge al riguardo.
"Certo che è illegale. Ma se ci pensi, la maggior parte delle variarti del sesso sono illegali. Però la gente le pratica lo stesso".
"E se fosse - non sesso - ma amore?"
"Amore è solo un altro nome del sesso".
"Come amor di patria", precisò Rick, "l'amore per la musica".
"Se parliamo di amore verso una donna o una sua imitazione androide, si tratta di sesso. Svegliati e guarda in faccia il problema, Deckard. Volevi andare a letto con un androide di tipo femminile - niente di più, niente di meno. Anch'io ci sono passato, una volta. Quand'ero agli inizi della mia carriera di cacciatore di taglie. Non farti demoralizzare troppo; ti passerà. Quel che è successo ti è capitato tutto in ordine inverso. Non devi ammazzarla - o essere presente quando viene ammazzata - e poi sentirti fisicamente attratto. Devi fare esattamente il contrario".
Rick lo fissò incredulo. "Cioè prima andarci a letto..."
"E poi ammazzarla", tagliò corto Phil Resch. Il suo ghigno indurito e sgranato non se ne andava.

Tu si che sei un buon cacciatore di taglie, si rese conto Rick. Il tuo atteggiamento lo prova. Ma io?

D'un tratto, per la prima volta in vita sua, aveva cominciato a dubitarne

© Fanucci 1996