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In viaggio tra Goethe e i Romantici
















Ma le sue tappe si fanno sempre più veloci, come se l'idea della meta non desse tregua al viaggiatore. A Firenze Goethe rimane poche ore: la vedrà al ritorno. Deve ormai giungere a Roma, la città eterna, e lì fermarsi, sostare.
Quello di Goethe è un viaggio tutto proiettato verso l'arrivo, il raggiungimento di un luogo prescelto, che unico può dare senso completo al percorso. Il 29 ottobre arriva a Roma e si trasferisce nell'abitazione del pittore Tischbein. Qui rimane ininterrottamente fino a febbraio dell'anno dopo. Solo allora riprenderà a viaggiare, spostandosi a Napoli, Ercolano, Pompei, Paestum, in Sicilia, e facendo comunque ritorno a Roma in giugno, per rimanervi fino al 23 aprile del 1788.
In occasione del secondo soggiorno romano, la città diviene per Goethe una seconda patria dello spirito:

"Ormai Roma m'è divenuta davvero familiare, e non trovo quasi più nulla che provochi in me, come prima, una tensione eccessiva. Le sue bellezze m'han sollevato a poco a poco fino alla loro altezza. Il mio godimento si fa più puro, sempre più consapevole, e la fortuna continuerà ad assistermi." (Viaggio in Italia, Roma, 12 settembre 1787)

Durante il suo anno e mezzo sabbatico in Italia, Goethe lavora al "Tasso" e al "Faust", completa l'"Ifigenia" e l'"Egmont" e progetta il "Wilhelm Meister". Il "Viaggio in Italia" sarà invece frutto della successiva riorganizzazione degli appunti annotati durante gli spostamenti.
Alla raccolta e rielaborazione delle sollecitazioni che provengono a Goethe dall'incontro con la classicità, mediato dalla lettura del Winckelmann, si aggiungono i disegni e gli acquerelli, schizzati di getto, come per trattenere un'illuminazione, poi completati con maggiori dettagli, quasi a precisarne il senso.

"... da un paio di settimane mi sono fatto coraggio e, armato dei miei foglietti da disegno, sono salito e disceso per queste ville, buttando giù senza tanto riflettere piccoli schizzi di paesaggio, che mi hanno colpito per la loro autenticità meridionale e romana, e adesso, con l'aiuto della fortuna, cerco d'aggiungervi luci e ombre." (Viaggio in Italia, Roma, 17 febbraio 1787)

A Roma Goethe visse presso il pittore e amico Tischbein. L'abitazione in via del Corso nel 1997 è stata trasformata in un museo, con una mostra permanente dedicata al soggiorno italiano di Goethe e una biblioteca specializzata.

L'ideale winckelmanniano del bello armonico ed equilibrato influenzò senza dubbio la ricezione goethiana dell'antico, per cui la "norma originaria" traspare dal "caos delle rovine".
Durante la sua permanenza in Italia, Goethe lesse gli scritti più famosi di Winckelmann. On line l'opera in lingua dell'archeologo "Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauerkunst".

Il disegno accompagnò Goethe per tutta la vita, ma divenne prassi consolidata soprattutto in occasione del viaggio in Italia, saldandosi alla scrittura come sua fase preparatoria.
Lo Stadtarchiv di Passau ha raccolto trenta disegni e acquerelli di mano dell'artista. Sono presenti opere del periodo giovanile, dei primi dieci anni weimariani, schizzi dell'artista in Italia e bozzetti successivi, anche se per lo più legati alle suggestioni del paesaggio italiano.