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L'isola che non c'è
di Attilia Cozzaglio
















Se ne sono occupati gli storici, i geologi, i politici, i diplomatici, i vulcanologi, ma l'isola Ferdinandea ha tutti gli elementi del mito e della leggenda, e quindi ci pare possa entrare di diritto in erewhon, che poi richiama - non dimentichiamolo - no where, nessun luogo.

La storia dell'isola Ferdinandea, per farla breve, è questa: il 5 luglio del 1831, al largo di Sciacca, tra tuoni, fulmini, saette, dal mare ribollente emerse un'isola nera, un piccolo vulcano in eruzione.
In quello stesso periodo Ferdinando II di Borbone era in visita in Sicilia e, incuriosito dallo strano fenomeno, mandò subito sul luogo una nave reale, l'"Etna". Ma anche gli inglesi erano molto interessati a un avamposto così strategico, tanto che inviarono due navi per esplorare il nuovo territorio e prenderne possesso.
Così almeno racconta nelle cronache dell'epoca il capitano Shenouse, a sostegno del fatto che l'isola apparteneva agli inglesi, che la chiamarono "isola Graham".
Anche i francesi non si tirarono indietro, sbarcarono sull'isola e la fecero propria col nome di "Giulia". Nel frattempo i Borboni nell'agosto del 1831 decisero di annetterla al Regno delle Due Sicilie, come isola Ferdinandea.
Dunque l'isola aveva tre nomi, ed era contesa tra tre grandi potenze: ma tanto interesse non fu sufficiente a contrastare le leggi naturali. Dopo soli cinque mesi, l'isola, così come era apparsa, scomparve di nuovo tra i flutti.
Ancora oggi, a soli otto metri di profondità, si può raggiungere la vetta del vulcano.
La scomparsa dell'isola non fece sopire le polemiche tra chi poteva vantare il fatto di aver messo piede sull'isola e chi non poteva dimostrare altrettanto.
La gente del posto ricorda che furono i pescatori di Sciacca a sbarcarvi per primi, al comando di Michele Fiorini: l'isola dunque era dei siciliani. La leggenda dice che non vi piantarono una bandiera, bensì un remo: l'isola veniva dal mare e al mare sarebbe tornata.
Questa la storia, che potrete leggere in un bel sito dedicato alla sua terra da Angelo Grifasi, un milanese che non ha dimenticato le sue origini siciliane.
Il sito è anche una buona occasione per scoprire le risorse culturali, paesaggistiche, storiche e architettoniche della Sicilia.

Ma ora passiamo alla cronaca. Il 5 febbraio del 2000, quest'anno dunque, il tratto di mare dove l'isola è scomparsa cominciò a dare segni di vita, e i locali ritennero che stava ripetendosi il fenomeno vulcanico che aveva portato all'emersione di Ferdinandea nell'800. Di opposto parere i geologi, ma tant'è, subito ripresero le polemiche, come potete leggere in questo articolo della CNN. Il Times infatti pubblicava che un'isola britannica stava per riemergere dal mare.

Invece su La Repubblica del 1 ottobre 2000 si ha notizia che Carlo di Borbone ha rinunciato a ogni diritto sull'isola, a favore dello stato italiano. Se Ferdinandea decidesse di rinascere dalle acque, sarebbe dunque italiana. Il che è sempre una soddisfazione!

Ma in attesa di quel momento, possiamo partecipare a qualche tour subacquo organizzato dai Centri Sub siciliani, di Sciacca, Agrigento o Palermo. Oppure andare a visitare il Museo Geologico "G.G.Gemmellaro", annesso all'Università di Palermo e riaperto al pubblico nel 1985 dopo vent'anni di oblio. Dalle casse rimaste a lungo nelle cantine dell'università sono emersi, quietamente e senza tuoni, fulmini e saette, alcuni reperti lavici dell'isola. Unica prova che la storia che vi abbiamo raccontato è vera, e non è una leggenda marina.
Maggiori informazioni sul museo nel sito del comune di Palermo.