Viaggi, sport, avventure
Isolani
e isolati
Le coste del Cile si trovano 2300 miglia a Est, quelle di Tahiti 2500
a Nordest: come abbiano fatto i primi abitatori dell'Isola di Pasqua
ad arrivare fin lì è un bel mistero. Ma c'è chi è convinto che la
soluzione risieda nella straordinaria abilità marinara del popolo
polinesiano. Da sempre circondati dal mare e abituati ad affrontare
lunghi viaggi senza l'aiuto di strumenti di navigazione (erano dotati
di una straordinaria capacità di orizzontarsi con il solo aiuto dell'osservazione
del cielo), i polinesiani si sono spesso trovati nelle condizioni
di dover abbandonare qualche isola sovraffollata per andare in cerca
di nuove terre. E, nel corso di questi esodi forzati, le loro grandi
canoe dotate di bilanciere si sono dimostrate capaci di superare distanze
inimmaginabili.
Ecco
perché, come spiega una pagina della Webzine
Nova Online, molti studiosi sono convinti che siano stati
loro a colonizzare l'isola che ospita i famosi monoliti. Non esiste
nessun mistero invece sugli antenati dell'attuale cinquantina di abitanti
di un'altra isola (molto più piccola ma non meno tagliata fuori dal
resto del mondo di quella di Pasqua, dalla quale dista 1400 miglia):
quella Pitcairn che fu colonizzata dagli ammutinati del Bounty, protagonisti
della famosa vicenda che ha ispirato diversi film e ricostruzioni
letterarie. Chi volesse programmare un'originale vacanza su questo
minuscolo pezzo di terra sperduto nel Pacifico può consultare una
pagina (http://users.iconz.co.nz./pitcairn/)
che spiega come fare. Occorre in primo luogo ottenere il permesso
di risiedere sull'isola (che dura sei mesi e comporta il pagamento
d'una tassa di soggiorno), poi bisogna cercare un passaggio su una
delle navi (non più di tre all'anno) che arrivano fin lì dall'America
o dalla Nuova Zelanda (è anche possibile arrivarci in yacht dalla
Polinesia francese, ma i costi sono assai più elevati). Niente alberghi,
ovviamente (provvede il sindaco a piazzare gli ospiti presso qualche
privato disponibile). Nella pagina si trovano poi altre informazioni
utili relative alle possibilità di comunicazione, ai problemi sanitari,
scolastici, religiosi ecc. Per chi non soffre di claustrofobia, potrebbe
essere un'esperienza.
Sulle
tracce dei Vichinghi
Negli Stati Uniti, il mitico Leif Ericson sembra sempre più in grado
di contendere al nostro Cristoforo Colombo il titolo di primo europeo
che ha messo piede sul suolo americano. Com'è noto, si ritiene che
Ericson, dopo aver fondato una colonia vichinga in Groenlandia, abbia
guidato un manipolo di compagni fino alle coste nordamericane molte
centinaia di anni prima della traversata delle famose caravelle. Così
sono sempre di più gli appassionati di storia vichinga e di viaggi
avventurosi che tentano di emulare le sue imprese. Un'associazione
denominata Leif Ericson Vikingship (http://www.libertynet.org/viking/index.html)
ha per esempio varato già due navi (la prima negli anni Settanta,
la seconda nel 1992) costruite sul modello degli antichi vascelli
vichinghi che hanno compiuto una serie di viaggi di natura celebrativa.
Molto meno celebrativa l'impresa dello scrittore Hodding Carter che,
assieme a undici compagni, ha tentato di ripercorrere su un'altra
nave del genere la rotta che avrebbe portato Ericson dalla Groenlandia
all'America. Il diario del viaggio, che si è svolto nel 1997 e ha
dovuto essere interrotto a causa di gravi danni al timone, è pubblicato
sulle pagine del sito Viking Voyage 1000 (http://www.viking1000.org/crew/journhodfrm.html),
dalle quali apprendiamo che la ciurma ha tutte le intenzioni di ritentare
l'impresa.