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2006
gli elettrodomestici tornano da dove sono venuti















 

Oppure si autodistruggono. In Inghilterra si studiano tecnologie e materiali in grado di rispondere al problema dei rifiuti dell'hi-tech

In Europa produciamo, ogni anno, 6 milioni di tonnellate di rifiuti che non sono plastica, carta, vetro e avanzi di cibo, ma elettrodomestici.
Un computer per usi aziendali, trent'anni fa restava operativo per dieci anni in media; oggi si è scesi a quattro. I personal computer hanno vita ancora più breve. E poi c'è l'onda di maremoto dei telefoni cellulari. Oggi sono circa 600 milioni in tutto il mondo ma si prevede che le nuove tecniche di trasmissione - l'UMTS, per esempio - daranno luogo a un rinnovo colossale e a milioni di tonnellate di cellulari "rifiutati".
A questi comparti produttivi si aggiungono poi tutti gli altri: lavatrici, televisori, frigoriferi, registratori, e alla viam così.
Il problema pone questioni ambientali tutt'altro che secondarie. Molte apparecchiature, per esempio, contengono metalli tossici e ciò significa che in fase di demolizione non si possono usare trattamenti nei quali intervengono combustioni, perché in questo caso si possono liberare nell'aria gas nocivi.
Non ci sono solo aspetti ambientali ma anche convenienze economiche che è interessante valutare. Infatti molti prodotti hi-tech contengono metalli preziosi, come l'oro, ad esempio. In ogni singolo apparecchio sono presenti in piccole quantità, ma quando si ha a che fare con milioni di pezzi l'idea che tutto finisca in discarica non sembra certo la migliore.

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