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Nel nome delle stelle
di Francesca E. Magni















 

Se in un famoso film, Totò vendeva la Fontana di Trevi a turisti creduloni, adesso c'è chi mira più in alto.
È la società statunitense che gestisce l'International Star Registry (ISR), un elenco che dal 1979 contiene migliaia di stelle, il cui nome è stato assegnato a pagamento. Chiunque, pagando meno di 50 dollari, può "comperarsi" una stella e ricevere a casa propria un apposito kit, completo di certificato con le coordinate telescopiche (così si legge nella brochure) della propria stella.
Si legge inoltre, nel sito di questi signori, che i nomi delle stelle sono soggetti a copyright, e pubblicati nel libro "Your Place in the Cosmos", in modo tale da poter essere sempre ricordati e rintracciati in cielo.
A futura memoria, insomma.
Se avete poca fantasia, i fautori dell'ISR - che invece ne hanno proprio "da vendere" è il caso di commentare - vi suggeriscono di approfittare di questa opportunità per fare regali stellari di compleanno, di San Valentino, per il giorno della mamma e quello del papà, e perfino di Natale, di Laurea e di matrimonio.

Astronomi contro astrologi: 0 a 1

Come è facile immaginare, l'idea commerciale della ISR non è piaciuta affatto alla comunità scientifica. In particolare, l'astronomo Laurent Pellerin, che lavora al Planetario di Sanford in Florida, ha espresso pubblicamente il proprio scetticismo verso tale operazione, così come John Martin, laureato alla Case Western University, ha parlato di questo fatto nel suo sito web. Facciamo solo pochi nomi, perché entrambi sono stati "zittiti": il primo dal responsabile del Planetario nel quale lavora e il secondo dalla propria Università, in seguito alle azioni legali apportate dalla ISR, che li hanno accusati di diffamazione. Pellerin così dovrà pazientemente disilludere le attese di chi si presenta al Planetario per poter vedere la stella che porta il suo nome o quello della fidanzata e Martin ha dovuto cancellare quelle frasi "diffamatorie" dal proprio sito. Non siamo in un film di Totò, come tutti i fatti portano a concludere, ma negli Stati Uniti.

"Dal punto di vista legale, la società ISR non compie nessun reato" commenta Rocky Mosele, vice presidente della società. E per difendere i propri interessi sono pronti a citare in giudizio chi si permette di minarli con commenti o giudizi negativi, anche se scientifici.
Fino ad ora hanno sempre avuto la meglio perché - pare - le istituzioni scientifiche citate legalmente dalla ISR hanno preferito scegliere la strada più economica per risolvere il problema, mettendo a tacere gli insofferenti. Bob Milkey dell'American Astronomical Society (AAS) si è limitato a ribadire che "nessun astronomo consulta il catalogo ISR" e che tutta la comunità scientifica riconosce come ufficiale il catalogo stellare dell'International Astronomical Union (IAU), che invece dei nomi di persona preferisce assegnare alle stelle semplici numeri o sigle.
"Se qualcuno ci chiede se può dare il proprio nome a una stella
- continua Milkey - siamo sempre molto cauti e rispondiamo che ufficialmente è impossibile, ma che se vuole andare altrove per ottenere ciò che desidera, può farlo liberamente".

Insomma, la libertà di espressione è ancora un diritto, e se vogliamo credere al Grande Cocomero, siamo liberi di farlo.

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