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Se
in un famoso film, Totò vendeva la Fontana di Trevi a turisti
creduloni, adesso c'è chi mira più in alto.
È la società statunitense che gestisce l'International
Star Registry (ISR), un elenco che dal 1979 contiene migliaia
di stelle, il cui nome è stato assegnato a pagamento. Chiunque,
pagando meno di 50 dollari, può "comperarsi" una stella e ricevere
a casa propria un apposito kit, completo di certificato con le
coordinate telescopiche (così si legge nella brochure) della propria
stella.
Si legge inoltre, nel sito di questi signori, che i nomi delle
stelle sono soggetti a copyright,
e pubblicati nel libro "Your Place in the Cosmos", in modo tale
da poter essere sempre ricordati e rintracciati in cielo.
A futura memoria, insomma.
Se avete poca fantasia, i fautori dell'ISR - che invece ne hanno
proprio "da vendere" è il caso di commentare - vi suggeriscono
di approfittare di questa opportunità per fare regali
stellari di compleanno, di San Valentino, per il giorno
della mamma e quello del papà, e perfino di Natale, di Laurea
e di matrimonio.
Astronomi
contro astrologi: 0 a 1
Come
è facile immaginare, l'idea commerciale della ISR non è piaciuta
affatto alla comunità scientifica. In particolare, l'astronomo
Laurent
Pellerin, che lavora al Planetario di Sanford in Florida,
ha espresso pubblicamente il proprio scetticismo verso tale operazione,
così come John
Martin, laureato alla Case Western University, ha parlato
di questo fatto nel suo sito web. Facciamo solo pochi nomi, perché
entrambi sono stati "zittiti": il primo dal responsabile del Planetario
nel quale lavora e il secondo dalla propria Università, in seguito
alle azioni legali apportate dalla ISR, che li hanno accusati
di diffamazione. Pellerin così dovrà pazientemente disilludere
le attese di chi si presenta al Planetario per poter vedere la
stella che porta il suo nome o quello della fidanzata e Martin
ha dovuto cancellare quelle frasi "diffamatorie" dal proprio sito.
Non siamo in un film di Totò, come tutti i fatti portano a concludere,
ma negli Stati Uniti.
"Dal
punto di vista legale, la società ISR non compie nessun reato"
commenta Rocky Mosele, vice presidente della società. E per difendere
i propri interessi sono pronti a citare in giudizio chi si permette
di minarli con commenti o giudizi negativi, anche se scientifici.
Fino ad ora hanno sempre avuto la meglio perché - pare - le istituzioni
scientifiche citate legalmente dalla ISR hanno preferito scegliere
la strada più economica per risolvere il problema, mettendo a
tacere gli insofferenti. Bob Milkey dell'American Astronomical
Society (AAS)
si è limitato a ribadire che "nessun
astronomo consulta il catalogo ISR" e che tutta
la comunità scientifica riconosce come ufficiale il catalogo stellare
dell'International
Astronomical Union (IAU), che invece dei nomi di persona
preferisce assegnare alle stelle semplici numeri o sigle.
"Se qualcuno ci chiede se può dare il proprio nome a una
stella - continua Milkey - siamo
sempre molto cauti e rispondiamo
che ufficialmente è impossibile, ma che se vuole andare altrove
per ottenere ciò che desidera, può farlo liberamente".
Insomma,
la libertà di espressione è ancora un diritto, e se vogliamo credere
al Grande
Cocomero, siamo liberi di farlo.
Segue
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