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La truffa del pesce fossile vivente
di Federico Pedrocchi















Questa che stiamo per raccontare è una storia strana e divertente. Una storia che ha richiesto, perché i suoi ingredienti fossero tutti disponibili, circa 80 milioni di anni.
E' questo il tempo trascorso da quando un probabile ultimo Coelacanthus ha nuotato negli oceani, a quando Adobe Photoshop, uno dei migliori programmi di grafica digitale, è stato immesso sul mercato.
Photoshop è in circolazione da qualche anno e la storia che verrà raccontata narra dell'uso di questo programma da parte di un gruppo di scienziati truffaldini e poco esperti nella grafica digitale.
Tale sconsiderato utilizzo si è materializzato poco prima dell'estate 2000.
Ecco definito l'intervallo temporale.

Iniziamo il racconto.

Il Coelacanthus non è più fossile

O, meglio: tracce fossili di Coelacantus ve ne sono eccome, ma egli è anche vivo e vegeto, magari con una sua vita un po' ritirata, timida; però chi siamo noi per mettere il naso nelle sue scelte esistenziali e nel fatto che egli ora viva in alcuni fondali dell'Oceano Indiano, vicino al Sud Africa?
Tre ricercatori francesi, invece - Bernard Séret, Laurent Pouyad e George Serre, che da questo momento identificheremo con la sigla SéPoSe - il naso ce l'hanno messo eccome. Ma, prima, qualche premessa storica.

Nel dicembre del 1938 fu scattata la fotografia che vedete qui di lato.
Uno strano pesce, lungo circa un metro e 50 centimetri e del peso di 60 kg, era finito nelle reti di pescatori sudafricani della costa orientale, al largo della foce del fiume Chalumna.
Quando J. L. B. Smith, ittiologo presso la Cecil Rhodes University di Grahamstown (Sud Africa), vide l'immagine dello strano pesce, si accorse che la stranezza era proprio eccezionale: di lui si erano visti solo resti fossili, tutti appartenenti all'ordine dei coelacanthiformi. Fu battezzato Coelacanthus, detto anche "il fossile vivente" perché dopo ottanta milioni di anni si era rifatto vivo.

Logico pensare che ce ne fossero altri? Certamente.

Fu stampato un manifesto (lo vedete qui a fianco) che venne diffuso lungo i paesi della costa. Qualunque pescatore era dunque avvisato e sapeva chi contattare qualora un buon vecchio Coelacanthus gli fosse capitato nella rete.

La storia degli anni successivi annovera altri eventi.
La trovate bene raccontata in una pagina web francese (dalla quale sono state tratte le due immagini precedenti):


http://perso.wanadoo.fr/cryptozoo/coel_mex.htm