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Geometria del panico
di Federico Pedrocchi















 

La folla in preda al panico è un organismo unitario. I suoi movimenti seguono criteri molto diversi da quelli di un singolo essere umano.
Sono stati studiati e si è capito che i dispositivi di sicurezza non sono adeguati.
Per esempio, se la folla in fuga camminasse su reti elastiche…

A memoria d'uomo la più grave tragedia generata da una folla che, in preda al panico, tenta di uscire da un edificio, risale al 1863 in Cile. Duemila persone - una cifra enorme - persero la vita tentando di guadagnare l'uscita di una cattedrale.
Molto più recentemente, tutti noi abbiamo nella mente le tragiche immagini di quella notte di Coppa dei Campioni del 29 maggio del 1985 a Bruxelles quando 38 persone, quasi tutte italiane, morirono schiacciate in un angolo dello stadio di calcio; 400 furono i feriti gravi.
Proprio quelle immagini testimoniano il comportamento paradossale di una folla in preda al panico. Le telecamere inquadravano centinaia di persone ammassate in una porzione delle gradinate dello stadio, mentre alle loro spalle vi era il vuoto. Potevano arretrare facilmente, ma ciò non avvenne.
Il dato, tragico, è proprio questo: il panico della folla scavalca ogni minimo e possibile comportamento razionale, esaltando una cieca vocazione autodistruttiva.

Tre ricercatori europei - D.Hebling e Tamàs Vicsek, dell'Università di Budapest, Illé Farkas, dell'Università di Dresda - hanno studiato "il panico" con modelli matematici e simulazioni al computer. Le ricerche in questa direzione sono in atto da tempo, ma è solo negli ultimi anni che risultati significativi sono stati ottenuti. Il motivo è la quantità di calcoli necessaria a simulare una folla in fuga da un edificio; i modelli matematici si conoscono ma le equazioni che ne escono, e che vanno risolte, non possono assolutamente essere trattate "a mano". Ci vogliono computer molto potenti e veloci. Potrà sembrar strano ma è solo da poco tempo che tale potenza è disponibile.

Hebling, Vicsek e Farkas hanno analizzato molti casi di folle in preda al panico, utilizzando anche tutti i filmati disponibili su eventi di questo genere. La prima osservazione da cui sono partiti è il potere di "spersonalizzazione" che il panico induce nelle persone. In molti casi, infatti, porzioni significative della folla si trovano nelle immediate vicinanze di una via di fuga alternativa rispetto a quella che tutto il gruppo sta cercando di utilizzare. Tutta la gente si dirige verso la stessa uscita, ma lateralmente è magari disponibile, con un salto di un paio di metri da un muretto, un'opportunità di salvezza drammaticamente facile.

Si è costruito un modello matematico, quindi, assegnando ad ogni persona un'equazione; equazione costruita in modo da rappresentare bene il comportamento "spersonalizzato". Per esempio: la direzione di ogni individuo in movimento può variare entro un angolo molto piccolo, e questo perché, come si è detto, la tendenza predominante è quella di seguire una sola traiettoria. Anche la velocità è una variabile importante; la folla in fuga cerca di muoversi a una velocità sempre crescente.

Da questi ultimi dati si può passare alle conclusioni della ricerca.
Un paradosso: se le uscite di sicurezza fossero precedute da lunghi corridoi tanto stretti da far passare, in larghezza, una sola persona, l'evacuazione sarebbe più rapida. Anche degli ostacoli disposti in un punto adatto possono migliorare le cose: una colonna collocata nelle vicinanze dell'uscita è in grado di "sfrangiare" la massa uniforme, diminuendo i fattori di pressione uniforme. Se il pavimento su cui la folla si trovasse a muoversi fosse molle - delle reti elastiche, per esempio - bene, anche in questo caso, i risultati sarebbero nettamente migliori. Tutti gli incidenti più gravi, infatti, segnalano una folla che, all'inizio, cerca di muoversi il più velocemente possibile.
Ciò apre anche ad ulteriori considerazioni sui dispositivi di sicurezza. Non basta, infatti, progettare forme architettoniche adatte agli eventi di panico. E' necessario prevedere, il più possibile, delle "voci" di sicurezza, ovvero degli operatori che - si pensi a grandi stadi o a multisale, casi in cui sarebbe facile l'installazione - siano in grado di osservare l'andamento dell'evacuazione lanciando in continuazione inviti a "camminare" e non correre.

I tre ricercatori hanno un sito dedicato ai loro lavori. In esso troviamo delle tabelle con i i dati sui principali eventi tragici, ma, soprattutto, le animazioni relative agli studi di simulazione da loro condotti. In esse gli individui diventano tanti pallini gialli e, dando il via alla simulazione - che può variare da casi con 200 persone a casi con 1000 persone - si osserva come vanno le cose.