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Ancora su donne e scienza:
intervista a Sara Sesti/2
















Biografia e disegni di Maria Sibilla Merian.

Fammi qualche esempio…

Una storia incredibile è quella di Maria Sibylla Merian, un'entomologa tedesca, che nel '600, a 52 anni, lasciò il marito per imbarcarsi con le figlie alla volta del Suriname, per dedicarsi agli studi sulle metamorfosi degli insetti. Ed era il Seicento. Un suo erbario, da lei illustrato con tavole meravigliose, è conservato al Museo di Storia Naturale di Milano.
Segnata da un destino completamente diverso, noi raccontiamo la vita di Mileva Maric-Einstein, fisica serba, che divenne la moglie del grande scienziato. Incontrò Albert all'École Politecnique di Zurigo, studiarono insieme, divennero amici e si innamorarono. La famiglia di lui si opponeva perché Mileva non era ebrea, e quando nacque un figlio, fu dato a balia e di lui non si seppe più nulla. Solo con la morte del padre di Einstein si sposarono, e cominciò un grande sodalizio. Ma Einstein si dedicò alla ricerca, lasciando a lei la cura degli altri due figli nati nel frattempo. Finirono per separarsi, e lei si occupò per tutta la vita del figlio minore, con gravi problemi psichici.

Quale fu il contributo di Mileva alle teorie che rivoluzionarono la scienza del Novecento?

Difficile dirlo, ma certo non secondarie, perché, come scrisse Einstein , "Ho bisogno di mia moglie. Lei risolve tutti i miei problemi matematici."

Avete trovato un filo conduttore che lega queste vite?

No, non c'è uno stereotipo di scienziata. Non c'è un modello di riferimento, ma ce ne sono tanti. Anzi questa diversità, queste diversità sono da valorizzare. In queste 50 biografie ci sono esperienze differenti, scelte di vita diverse, modi di lavorare opposti. C'è chi ha lavorato in solitudine, chi in coppia, chi in gruppo. In questo quadro diventa più facile, per chi è agli inizi, trovare un proprio modello, un proprio modo di accostarsi alle scienze.

E alla domanda "Esiste un modo femminile di accostarsi alle scienze"?

Sai che è una domanda che divide in schieramenti. Per una parte la risposta è no, perché si invoca un modello scientifico di tipo matematico, quindi neutro. Per il mondo femminista, soprattutto per i movimenti anglosassoni, c'è una forte estraneità tra le donne e la scienza, perché la donna è natura. Le biografie delle scienziate sembrano indicare invece che si possa parlare di un approccio femminile al sapere scientifico, almeno nel senso che le donne danno più importanza al linguaggio cioè alla parola, al modo di esprimere le cose e danno anche più importanza alla tecnica, sia intesa come tecnologia che come pratica, metodo, calcolo.
Mi piace anche ricordare una voce originale, quella di Agnese Seranis, che nel libro Il filo di un discorso, Eura Press/Edizioni Italiane (Milano), pone l'accento sulla identificazione con l'oggetto di ricerca, sulla passione. Scrive l'autrice:

Noi donne siamo come delle immigrate nei territori della scienza, veniamo dalle cucine, dalle camere da letto e siamo abituate a sognare ad occhi aperti. Quando cucino, pulisco la verdura... cosa credi che faccia? Penso? Non proprio... vedo. Vedo delle immagini che si concatenano una all'altra... E mi dico che in noi donne, nel nostro DNA si è fissato una specie di talento visionario di cui ancora non siamo totalmente consapevoli e che non siamo capaci di sfruttare.

La pagina dedicata a Barbara McClintock nel Nobel Prize Internet Archive, con biografia e bibliografia
Secondo la Seranis le donne dovrebbero riconoscere e valorizzare la visionarietà della loro mente ed è la strada che sembra indicare anche Barbara McClintock, Nobel per la Medicina del 1983.

E l'intervista si chiude citando un brano del libro di Donne di Scienza, riferito alla McClintock:

La scienziata disse una volta che durante le osservazioni al microscopio era come se essa stessa si trovasse all'interno della cellula e potesse guardarvisi intorno. Questa modalità è stata definita da Evelyn Fox-Keller, l'esponente di maggior spicco nell'ambito dell'epistemologia femminista, sintonia con l'organismo.