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Com'è
la tua tipica settimana di lavoro?
Anche
in Italia sono numerosi i fan dei Simpson e c'è
una copiosa produzione di siti dedicati a loro. Tra questi,
segnaliamo:
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una
Faq
divisa per espisodi, con riassunto, frasi celebri, camei,
sviste e curiosità,
- I
Simpson,
un sito creato da tre giovanissimi, che cercano di spiegare
i motivi della crescente popolarità di questi personaggi
raccogliendo il parere dei loro compagni e facendo dei
paralleli con altri personaggi dello spettacolo
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un sito personale da cui potete scaricare lo spezzone
di una puntata
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Di
solito guardo l’episodio il venerdì pomeriggio. Sabato e domenica
il music editor mi prepara una tabella con i tempi e io inizio
a scrivere il lunedì mattina, se la puntata ha una durata normale,
con circa trenta pezzi da inventare. Se l’episodio è più lungo,
inizio a scrivere la domenica sera e lavoro sodo per quattro giorni
– fino al giovedì: dalle nove a mezzanotte, tutti i giorni. Quindi
vedo un altro episodio il venerdì e inizio a registrare le musiche
che ho composto la settimana precedente.
In genere registriamo di sera, a partire dal venerdì, dopo le
sette. Per registrare trenta pezzi, lavoriamo in studio almeno
tre, quattro ore. Ma ogni settimana è diversa dall’altra: se devo
registrare anche pezzi vocali e canzoni, c’è più lavoro. Oppure
è meno faticoso quando devo solo riarrangiare i miei vecchi pezzi.
Comunque, non ci si riposa quasi mai.
Lavori
con un’orchestra di trentacinque elementi, vero?
Sì,
ho quattro legni, due trombe, due corni francesi, due tromboni,
un’arpa, percussioni, due tastiere e un piano. E poi ci sono gli
archi: dieci violini, tre viole, tre violoncelli e un contrabbasso.
A volte uso due chitarre, a secondo dello stile che mi serve.
A questo nucleo fisso si aggiungono vari musicisti che contatto
per parti speciali: fisarmonica, organetto o qualsiasi cosa mi
serva per un pezzo in particolare.
Fai
un uso molto personale degli archi. In televisione siamo abituati
ad ascoltare i violini solo quando serve un’atmosfera sdolcinata.
Tu invece li usi con un piglio più aggressivo, alla Herrmannn
o persino alla Bartók.
In effetti Bartók è il mio compositore preferito e mi hanno sempre
affascinato quegli svolazzi più leggeri che riesce a inserire
nei passaggi cupi. Tutti apprezzano il lato tetro di Bartók, ma
a me interessano quelle piccole arguzie. E soprattutto mi piace
il modo in cui sfidano la sezione archi, spingendola dritta nel
Ventesimo secolo. Io ho sempre amato Herrmann, Bartók e Stravinsky:
è a loro che penso quando scrivo.
Credi
che ci sia una differenza tra buona musica e musica che funziona?
Può esserci uno spartito efficace per un precisa situazione, ma
che non è necessariamente un pezzo di buona musica?
Sì,
indubbiamente. Un brano di "buona" musica può essere totalmente
inadatto a una colonna sonora, che invece deve essere sempre collegata
alle immagini. Ciò non significa che una bella colonna sonora
sia un brano di pessima musica. Personalmente cerco di comporre
musica che funzioni anche da sola, senza le immagini. Non funziona
sempre, ma è un effetto collaterale inevitabile delle colonne
sonore.
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La
frase caratteristica di Bart Simpson' "eat my shorts" è
tra le citazioni contemporanee riportate dall'ultima edizione
dell'Oxford Dictionary of Quotations, che contiene 2000
voci nuove, provenienti da tutti i paesi anglofoni.
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Quindi
credi che anche della pessima musica possa funzionare in alcune
scene?
Certo.
Se la scena ispira, anzi pretende, della pessima musica, bisogna
scrivere male. Indubbiamente. E questo non significa che il compositore
sia meno dotato. Un buon compositore deve scrivere la musica che
le immagini impongono, anche correndo il rischio di scrivere pessima
musica. E
quando dico "pessima" non intendo solo uno spartito insipido,
fuori corda, ma mi riferisco anche a un'esecuzione tremenda. A
volte per i Simpsons sono costretto a far suonare delle terribili
marcette sgangherate, ma è quello che ci vuole, anche se mi fa
venire i brividi se le ascolto da sole, senza immagini.
Segue
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