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Speciale Leggerezza in collaborazione con ![]() |
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Se il vento è una passione di B.J
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"Quando il mio aquilone comincia a volare, la mia mente sale lungo il filo e si sposta lassù. In quel momento, io sono l'aquilone". Così si esprime un esponente del popolo degli aquiloni che finalmente anche in Italia comincia ad essere numeroso e un po' meno sommerso. Nessuno lo ha ancora censito: c'è chi parla di mille, duemila appassionati (un'ottantina le associazioni). Di più, se si contano i curiosi che affollano i festival di Cervia, Riccione, Ferrara o quello storico di Urbino, che ha quarantre anni di storia. Di meno, duecento forse, considerando quanti portano la bandiera dell'Italia nelle decine di festival e di campionati internazionali che si svolgono, di solito, su grandi spiagge prospicienti l'Oceano. Lì, a Dieppe come a Fanø, a Bali come in Dubai, aquilonisti da tutto il mondo si danno regolarmente appuntamento per "volare", scambiarsi opinioni, consigli e ammirazione. E se gli aquiloni a losanga sono ormai un archetipo, oggi nell'azzurro si stagliano affascinanti mega-strutture tridimensionali, enormi ruote colorate e zoo fantastici. Questo tipo di aquiloni - detto atatico - non è l'unico: esistono anche gli acrobatici e poi quelli da trazione, che hanno forse hanno più da spartire con la vela e, anziché la barca, muovono sci, surf o "tricicli". Ogni specialità ha i suoi riti, i suoi segreti, i suoi mostri sacri. Ma quello che accomuna tutti i praticanti è la passione. E la soddisfazione di non venire più considerati dei "bambini non cresciuti", come nel resto del mondo sanno già da tempo. Per Roberto Grillo, ex controller in un'azienda metalmeccanica, gli aquiloni sono diventati un lavoro: li vende nel negozio "La gioca" di Milano, un riferimento per gli appassionati metropolitani. Racconta di aver scoperto per caso "che l'aquilone è un antistress fantastico. Solo provando si capisce che non è solo un gioco". E non è l'unico ad essersene accorto. Nicola Alessandro Morvillo, segretario dell'Associazione Italiana Aquiloni da Trazione (http://associazioni.iol.it/aquilone.aiat e-mail:nik.kites@iol.it) è un avvocato civilista. Oliviero Olivieri, presidente dell'Associazione Italiana Aquilonisti (http://users.iol/nik.kites. e-mail: ooliver@iol.it), dirigente di un grande gruppo petrolchimico. Insomma, non tutti gli aquilonisti saranno manager in compensazionie anti-stress, ma qualcosa di vero c'è. Qualcosa che mescola "la poesia alla soddisfazione di riuscire in un'attività molto complessa" come dice Olivieri. E che assomiglia a quello che descrive Ludovico Bertozzi, dirigente di una società di manutenzione impianti industriali. "Far volare l'aquilone che si è appena costruito, fa sentire al settimo cielo". E Settimo Cielo è il nome dell'associazione di cui è presidente (bertozzi@iol.it). E gli aquiloni da trazione? "Emozione, adrenalina pura" risponde Morvillo. Se manca il vento, niente paura: l'indoor si pratica al chiuso perché, con l'aquilone giusto, "il vento si può creare camminando all'indietro". Se in Italia non c'è ancora la tradizione della Tailandia, dove distinguono fra aquiloni maschio e aquiloni femmina; o del Giappone, dove a centinaia si sfidano avvinghiando i fili dei loro grandi Rokkaku senza (quasi) farli cadere, forse è ormai solo questione di tempo. Grazie anche a questi poeti dell'aria. |
in the Wind
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