Speciale Leggerezza
in collaborazione con

n.14 del 26 marzo 1999

 

 

Con gli occhi al cielo
di B.J

 

Se desideri vedere le valli,
sali sulla cima della montagna;
se vuoi vedere la cima della montagna,
sollevati fin sopra la nuvola;
ma se cerchi di capire la nuvola,
chiudi gli occhi e pensa.

Kahlil Gibran

 

Piume di fuoco, giardini degli dei, incendi e delitti, imperi ed esarcati. Rivolgendo gli occhi al cielo un giorno d'estate, potremmo riconoscere nelle nuvole panorami e architetture galleggianti altrettanto maestosi ed effimeri. Di sicuro li ha visti Fosco Maraini - esploratore, orientalista, ottantasei anni portatati egregiamente - che ha scritto Nuvolario (ed. Marsilio), un libro affascinante e bizzarro, illustrato dalle foto di Fulvio Roiter. Un libro in cui la sincera meraviglia di fronte allo spettacolo della natura assume la forma di trattato (pseudo) scientifico di "nubignosia" (scienza inesistente), ricco di visioni poetiche (autentiche) e citazioni erudite (inventate), popolato da studiosi dai nomi fantasiosi e garbati come Vapor de Cumulis e Vagusio Nebulina, H. Silliman (esperto inglese) e G. von Ap und zu Wolkenpuff (tedesco). A corredo, come in ogni trattazione scientifica che si rispetti, le numerose note a pié di pagina rimandano a opere dai titoli improbabili come Clouds: their use, production and exchange in a democratic world di Boffysplash, oppure Lo studio delle nubi come guida al retto pensare di M. Soprapensiero. Un amalgama perfetto di osservazioni, poesia e linguaggio accademico, così ben congegnato da aver tratto in inganno più di un lettore. "Tempo fa mi telefonò un signore da Ferrara" racconta Maraini."Mi dice: dove posso trovare tutti i libri che lei cita? Mi dispiace disilluderla, gli ho risposto, ma non esistono. Ci rimase male".
Come definirebbe il suo libro?
"E' un po' una parodia della fraseologia, del modo di scrivere degli scienziati su un argomento inconsistente come le nuvole".
Ma lei sembra crederci moltissimo.
"Non so, mi sono divertito ecco".
Perché le nuvole hanno sempre esercitato un grande fascino?
"Perché sono e non sono, stanno e non stanno. Hanno questa capacità evocativa, di suggerimento. Ma quello che ci si vede, dipende da chi le guarda. E poi si trasformano, poi scompaiono...".
Lei ha viaggiato molto: dove ha visto le più belle?
"Straordinarie sono le nuvole dei monsoni, in India soprattutto, ma in tutta l'Asia di Sud Est: sono particolarmente barocche, pesanti, veramente meravigliose. Formano dei tramonti che da noi non ci sono. Ma anche in Italia se ne vedono di stupende".
Non sempre e non dappertutto, però...
"Da noi, le più interessanti sono le nuvole di estate, quando c'é l'atmosfera mossa, calda e le correnti ascensionali modellano queste sculture fantastiche nel cielo, quei paesaggi verticali...".
L'esploratore Galba Finimondo, che lei cita nel libro e che descrive un tramonto ocsì magico visto da una vetta himalayana, anche lui è inventato?
"Inventatissimo".
Ma c'è una parte di lei, qui.
"Beh, si, questo si. C'é l'esperienza delle esplorazioni, però Galba Finimondo è fittizio". Ma come le è venuto in mente di scrivere questo libro?
"Per divertimento. Ero seduto davanti a una finestra, ho cominciato a prendere degi appunti... mai più avrei pensato che avrebbero potuto interessare qualcuno".
Speriamo che le capiti ancora, signor Maraini, di sedersi davanti a quella finestra.
I fotografi
e le nuvole
  • Anche Eadweard Muybridge (1830-1904), noto per i suoi pionieristici studi sull'immagine in movimento, fotografò delle nuvole.

    L'abbiamo trovata in The Creative Photographic Art Center of Maine, dove si possono vedere altre sue opere e questa in un formato che permette di apprezzarla pienamente. (Non è troppo "pesante": 52 KG)

  • Un libro molto bello di un maestro italiano: Luigi Ghirri, Il profilo delle nuvole: Immagini di un paesaggio italiano, con testi di Gianni Celati, Feltrinelli 1989.
    Una fotografia cliccando qui.

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