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Speciale Leggerezza in collaborazione con ![]() |
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Lieve con un respiro di B.J
"L'ironia è la duttilità, cioè l'estrema consapevolezza" |
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Questa è una frase che potrebbe entrare nel vocabolario accanto alla più nota "lieve come un respiro". Perché "con la pratica della respirazione circolare si può sperimentare la leggerezza e imparare a viverla". Non ha dubbi Milena Screm, fondatrice e direttrice dell'Istituto Breathwork di Milano da quindici anni e autrice, tra l'altro di "Rebirthing. Respirare per rinascere" (ed.Armenia) e "Il rebirthing e l'acqua"" (ed. Med). Molte persone hanno "imparato a respirare" con lei, cioè a passare dal movimento involontario e discontinuo che tutti conosciamo all'azione consapevole e senza interruzioni che sta descrivendo. "Con questa tecnica si realizza un'esperienza che, partendo dal corpo, educa all'ascolto interiore: in pratica, è una via per l'esplorazione di sé". Ma come è possibile che questo accada "semplicemente" respirando? "Faccio un esempio: ogni volta che siamo a disagio andiamo in apnea. E' un modo per non "sentire", una difesa che adottiamo. Certe volte è necessaria, ma può diventare un'abitudine e impedire la consapevolezza di se stessi. Di notte, invece, anche la persona più difesa respira circolarmente, senza pause né apnee". E come funziona? "Il respiro, dolce e continuo, induce una maggiore affluenza di ossigeno, sangue ed energia nell'organismo. Questo fa riaffiorare i vissuti emotivi dai quali, durante le sedute, si impara a lasciarsi attraversare. Il flusso del respiro circolare è come un'onda, e così viene anche rappresentato. Ma anche la luce si esprime con un'onda, il suono, la Natura si muove così. Questo modo di respirare armonizza 'il dentro' con 'il fuori', li mette in sintonia. E infatti, non a caso, spesso la sensazione dopo una seduta è quella di appartenere a un tutto, di godere di un senso di armonia. Alcuni sperimentano anche alterazioni degli stati di coscienza. Naturalmente non è un fatto automatico, le esperienze possono essere molto diverse secondo le persone e anche di volta in volta per lo stesso individuo". Ma, finita la seduta, cambia qualcosa anche nella vita di tutti i giorni? "Con la pratica, si può raggiungere una maggiore leggerezza del vivere". E come la definirebbe? "Con la capacità di sdrammatizzare, usando anche un pizzico di ironia" risponde. "E con l'assenza di sforzo. Il concetto di 'fatica' è un pilastro della nostra cultura: non è sbagliato di per sé, ma bisogna saperlo dosare, riconoscere quando non è necessario, ma piuttosto è richiesto l'abbandono". E prosegue: "Poi con la semplicità: quando la testa si avvita e si compiace in elucabrazioni fine a se stesse, subentra inevitabilmente un senso di pesantezza". "Saper cogliere l'essenza delle cose, invece, è leggerezza. E anche una certa forma di dolcezza, di partecipazione affettiva che riesce a intuire l'umanità che c'è nell'altro". E tutto questo si può ottenere attraverso la respirazione? "Sì, perché è uno strumento che, se usato correttamente, consente di accettare le proprie emozioni senza giudicarle a priori". In che senso? "Comunemente classifichiamo ogni cosa, anche a livello emotivo, come buona o cattiva. Questa contrapposizione, di cui possiamo aver bisogno nella vita pratica, a livello interiore non esiste. Nelle emozioni, positivo e negativo non si escludono a vicenda, ma sono complementari, due facce della stessa medaglia. Se non l'accettiamo, la parte di noi che rifiutiamo continuerà a lavorarci sempre contro, diventando fonte di piccole o grandi sofferenze. La maggior parte delle persone passa la vita a lottare con le proprie 'ombre'". Certo che la nostra cultura non va esattamente in questa direzione. "Perché dà eccessiva rilevanza all'approccio mentale. Ma il prevalere della mente non aiuta, anzi, riavvita sempre di più sugli stessi percorsi interiori. La respirazione, invece, passa attraverso altre strade. Quelle che sono state finora generalmente escluse perché "legate" alla parte cosiddetta bassa, animale, della vita: le emozioni". "Il modo in cui si respira" conclude Milena Screm "è lo specchio di quello che siamo". |
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