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Speciale Leggerezza in collaborazione con ![]() |
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La magnifica illusione di Eugenio Tassini
"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, |
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La leggerezza è una tentazione che si agita nelle nostre menti ormai da tempo. Anzi, con gli anni è diventata un vero e proprio pensiero, quasi una ideologia che tutto spiega e piega. Gran parte della cultura (in senso più che ampio) degli ultimi anni è stato un tentativo di sottrarre peso. In letteratura, a teatro, nella moda, in arte, in cucina, in architettura. Ha avuto i suoi cantori (Calvino per esempio e le sue scellerate Lezioni americane, Peter Brook e le sue rappresentazioni, i minimalisti e così via), e questo ha dato alla leggerezza una patina di rispettabilità e di nobiltà (quasi fosse una stato da raggiungere con molta fatica e lavoro). Ma soprattutto è diventata col tempo sinonimo di buon gusto. Una persona leggera (lieve), uno stile leggero (sofisticato). L'importante è togliere (chili, parole, scenografie). L'ignorante è greve, l'intellettuale è raffinato. Anche in tavola prevale questa presunta superiorità della leggerezza. Per esempio sono definiti popolari (nel senso di consueti, tradizionali ma anche poveri e un po' volgari) il gorgonzola o la carbonara, non il caviale o le ostriche. Non è un problema solo di calorie: la cucina francese (che pure ha la sua besciamella) è percepita come leggera rispetto a un cannolo siciliano. Il contrario di leggerezza, non a caso, ha valore soltanto negativo: la pesantezza è volgare, inerte, opaca, fa male anche alla salute (il nuovo cibo è "leggero", e l'industria alimentare si premura di informare i consumatori sulla leggerezza - in calorie - dei suoi prodotti). Lo stile pesante è involuto, ricco di inutili parole. Le canzonette erano state definite "musica leggera" nel senso di poco impegnata (cioè che impegnava poco, o meno, il compositore e l'ascoltatore) ma ormai chi ci pensa più a questo: un premio nobel per la scienza (Dulbecco) ha presentato il festival di Sanremo, rito sacro della melodia commerciale italiana. Insomma, la leggerezza è un sistema di valori che, come tale, coinvolge tutto (teatro, letteratura, arte, design, moda, religione) nell'intima convinzione di poter stravolgere regole profonde. Invece la materia è pesante (la massa) e tende inesorabilmente a precipitare (forza di gravità). Il pensiero "leggero" rincorre l"illusione di poter ignorare questa realtà (confine?). La materia "leggera" sarà infine capace di staccarsi dalla terra e avvicinarsi al cielo? Lo spirito è, per sua natura, leggero. Al contrario della carne, che è anche debole e stanca. Eppure questo, all'inizio, è stato un secolo pesante. L'industria (pesante) lavorava l'acciaio (pesantissimo). Le idee (forti) si aggiravano spettralmente per l'Europa. Transatlantici (pesantissimi, anche troppo) solcavano i mari. Si costruivano torri di ferro (Eiffel) per rappresentarsi. La consapevolezza della materia (della sua inevitabilità, della sua prevalenza) è rimasta fino alla fine degli anni Ottanta. Quando si immaginava il futuro, si ipotizzavano ancora computer enormi (Asimov) e monoliti neri senza fine (Arthur C. Clarke). Ora è vero che, come ricorda lo stesso Calvino, le scoperte del Dna (il mondo si regge su entità sottilissime) e l'affermarsi dell'informatica (bits senza peso) sembrano far prevalere un universo "leggero". Ma è un universo matematico (nel primo caso, e comunque la somma di tutto da sempre un peso finale) o "virtuale", cioè finto, nel secondo caso. La pesantezza era la nostra forza e il nostro limite. Ma sapevamo di non poterla ignorare. Quella era la regola del gioco. Ricordate L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera? Non era altro che un romanzo sull'impossibilità di essere leggeri. L'universo, riconosce lo stesso Calvino, è governato dalla pesantezza del vivere. Quindi la leggerezza appartiene a un altrove che non è di questo mondo. ![]() All'inizio del secolo, Le Courbusier aveva disegnato un tavolo che giocava proprio con i materiali per costruire una illusione ottica. Il piano era un cristallo, le gambe una struttura nera. La percezione visiva dell'oggetto suggeriva un piano leggero appoggiato su solidi sostegni. Ma se si provava a sollevare i due oggetti, le gambe erano leggerissime (realizzate con materiale aeronautico) e il piano pesava moltissimo (un cristallo di notevole spessore). Le Courbusier sapeva che la leggerezza, al massimo, poteva essere soltanto una magnifica illusione. Un gioco raffinato, perché il peso era inevitabile e la materia inesorabile. |
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