E
clissi nella Letteratura Italiana (1)

 

David Le Conte ha raccolto circa 200 citazioni di varie epoche e varie zone del mondo (http://ds.dial.pipex.com/eclipse99page/quotes.htm).
Qui cerchiamo di estendere il suo lavoro con riferimenti ad eclissi fatti da autori italiani di tutti i tempi.

 

Brunetto Latini
(1220-1293)
Il Tesoretto

Poi volse Idio morire
per voi gente guerire
e per vostro soccorso;
allor tutto mio corso
mutò per tutto 'l mondo
dal cielo infi'l profondo,
ché 'l sole iscurao,
la terra termentao:
tutto questo avenia
ché 'l mio Segnor patia.


Iacopo da Varazze
(1228-1298)
Legenda Aurea (volgarizzazione di Nicola Manerbi, 1475)

S.Dionisio

Nel giorno dunque della passione del Signore, essendo facte le tenebre sopra l'universa terra, i filosofi, i quali erano <a> Atene, non potero in le cause naturale ritrovare la causa di questo. Non fu el naturale eclipse del sole, sì imperoché alora la luna era di contra a l'altra parte del sole, ma l'eclipse si sòle fare solamente nella coniunctione del sole e della luna, e alora la luna era quintadecima e a tal modo era in la perfecta distantia dal sole; sì peroché l'eclipse non remove el lume da tutte le parte della terra; sì etiam che non può durare l'eclipse per tre ore sopra la terra.
E che tale eclipse abi remosso al lume a tutte le parte della terra, si dimostra in quello, che Luca evangelista dice questo: "E in quello ch'el pativa el Signore de l'universo, e imperò ch'el fu l'eclipsi apresso Eliopoli de Egypto, e imperò ch'el fu in Roma e in Grecia overo ne l'Asia minore". Ch'el sia stato a Roma testificalo Orosio, dicendo: "Quando fu affixo el Signore alla croce, facto fu per tutta la cità di Roma uno maximo terremoto, spezati ne<i> monti i saxi, e cadero più de l'usato, concussione di molte porte di maxime cità. In quel medesimo giorno, dalla sexta ora del giorno, in tutte le parti obscurato el sole; l'obscura nocte subito fu data sopra la terra, in tanto che si dice essere state vedute alora nelle diurne ore, overo in quella orrenda obscurità, in cielo le stelle". Questo dice Orosio.
Fu etiam apresso l'Egypto, e de questo fa mentione Dionysio in la epistola mandata a Apolofano, dicendo: "Offuscate tutte le parti del mundo di tenebre, annullandosi la caligine, adcioché ritorni el purgato diametro del sole, pigliamo la regula del filosofare; e ritrovai quello che era notissimo, non dovere el sole patire molestie, ed io come uomo non sapendo questo mysterio di tanta cosa, dico a te, o perito indivinatore delle cose sacre".
Al quale risponde Apolofano: "Perché a me, o spechio di doctrina, ascrivi tali secreti, a' quali con la divina bocca e non con el parlare de l'umano sentimento li attribuisci <a> Apolofano? Dicoti, o buono Dionysio, dicote che tali movimenti sono per la mutatione delle divine cose.


Guittone d'Arezzo
(1230-1294)
Rime

Ora il cielo è oscurato; ma la ventura gira.
La planeta mi pare oscurata
de lo chiar sole, che riluce a pena;
similemente nel cielo è cangiata,
turbata l'aere, che stava serena.
Luna e stella mi par tenebrata,
salvandone una, che già non s'allena
e per vertute nel cielo è formata;
per lei lo sole si commove e mena.
Or ben mi par che 'l mondo sia stravolto:
forse ch'avrà a tornare in sua drittura
la ditta stella, che mi dà conforto.
Omo non de' sperar troppo in altura,
e per bassezza non si tegna morto,
ché troppo gira spesso la ventura.


Dante Alighieri
(1265-1321)
Vita nuova, Cap.23

Così cominciando ad errare la mia fantasia, venni a quello ch'io non sapea ove io mi fosse;
e vedere mi parea donne andare scapigliate piangendo per via, maravigliosamente triste;
e pareami vedere lo sole oscurare, sì che le stelle si mostravano di colore ch'elle mi faceano
giudicare che piangessero; e pareami che li uccelli volando per l'aria cadessero morti,
e che fossero grandissimi tremuoti.

Dante Alighieri
(1265-1321)
Paradiso, XXIX

Un dice che la luna si ritorse
ne la passion di Cristo e s'interpuose,
per che 'l lume del sol giù non si porse;
e mente, ché la luce si nascose
da sé: però a li Spani e a l'Indi
come a' Giudei tale eclissi rispuose.

Dante Alighieri
(1265-1321)
Convivio, Tratt. 2,3

Tolomeo poi, acorgendosi che l'ottava spera si movea per più movimenti, veggendo lo cerchio suo partire dallo diritto cerchio, che volge tutto da oriente in occidente, constretto dalli principii di filosofia, che di necessitade vuole uno primo mobile semplicissimo, puose un altro cielo essere fuori dello Stellato, lo quale facesse questa revoluzione da oriente in occidente: la quale dico che si compie quasi in ventiquattro ore, [cioè in ventitré ore] e quattordici parti delle quindici d'un'altra, grossamente asegnando.
Sì che secondo lui, secondo quello che si tiene in astrologia ed in filosofia poi che quelli movimenti furono veduti, sono nove li cieli mobili; lo sito delli quali è manifesto e diterminato, secondo che per un'arte che si chiama perspettiva, e [per] arismetrica e geometria sensibilemente e ragionevolemente è veduto, e per altre esperienze sensibili: sì come nello eclipsi del sole appare sensibilemente la luna essere sotto lo sole, e sì come per testimonianza d'Aristotile [sapemo], che vide colli occhi (secondo che dice nel secondo Di Cielo e Mondo) la luna, essendo nuova, entrare sotto a Marte dalla parte non lucente, e Marte stare celato tanto che raparve dall'altra parte lucente della luna, ch'era verso occidente.
Ed è l'ordine del sito questo: che lo primo che numerano è quello dove è la Luna; lo secondo è quello dove è Mercurio; lo terzo è quello dove è Venere; lo quarto è quello dove è lo Sole; lo quinto è quello di Marte; lo sesto è quello di Giove; lo settimo è quello di Saturno; l'ottavo è quello delle Stelle; lo nono è quello che non è sensibile se non per questo movimento che è detto di sopra, lo quale chiamano molti Cristallino, cioè diafano o vero tutto trasparente.


Giovanni Villani
(1280-1348)
Nuova cronica, Lib.12, cap.20

Del tesoro che'ssi trovò la Chiesa dopo la morte di papa Giovanni, e di sua vita e costumi.

Dissesi che l'eclissi del sole, che fue del mese di maggio l'anno dinanzi, significò la sua morte dovere esere quando il sole verrebbe a l'opposizione del suo mezzo corso; e così parve che fosse. De la morte del detto papa se ne fece in Firenze l'osequio a dì XVI di dicembre ne la chiesa di Santo Giovanni con grande e ricca luminaria, e grande solennità e celebrazione d'oficio per lo chericato e per tutti i cittadini.

Giovanni Villani (1280-1348)
Nuova cronica, Lib.12, cap.2

D'una grande questione fatta in Firenze, se 'l detto diluvio venne per iudicio di Dio o per corso naturale.

In Firenze ebbe del detto diluvio grande ammirazione e tremore per tutte genti, dubitando non fosse iudicio di Dio per le nostre peccata, che poi che bassò il diluvio più dì apresso non finava di piovere con continui tuoni e baleni molto spaventevoli; per la qual cosa le più delle genti di Firenze ricorsono a la penitenzia e comunicazione, e fu bene fatto per apaciare l'ira di Dio. E di ciò fu fatta quistione a' savi religiosi e maestri in teologia, e simile a' filosofi in natura e a strolaghi, se 'l detto diluvio fosse venuto per corso di natura o per iudicio di Dio. Per li astrolaghi naturali fu risposto, ponendo inanzi la volontà di Dio, che gran parte della cagione fu per lo corso celesto e forti coniunzioni di pianete, assegnandone più ragioni, le quali in parte racconteremo in brieve e al grosso, per meglio fare intendere, in questo modo, cioè che a dì XIIII del maggio passato fu ecrissi, o vuoli oscurazione di grande parte del sole nel segno della fine del Tauro casa di Venus con caput Draconis; per la quale scurazione infino allora per savi religiosi e per mostramento d'astrolaghi fu sermonato in pergamo in Firenze, il quale noi udimo, che ciò significava grande secco nella presente state vegnente, e poi ne l'opposizione di quello eclissi grande soperchio d'acque, e tremuoti e grandi pericoli e mortalitade di genti e di bestie; amonendo le genti a penitenzia.

E poi apresso a l'entrante di luglio fu congiunzione a grado di Saturno con Marte alla fine del segno de la Vergine, casa di Mercurio; il quale significa soperchio d'acque e sommersione per li due detti pianeti infortuni. Ma quello che dissono che gravò più, seguendo l'una congiunzione l'altra, sì fu che il dì del diluvio il sole si trovòe ne l'opposizione del suo eclissi a gradi XVIIII de lo Scorpione in congiunzione con cauda Draconis e con la stella che'ssi chiama Cuore de lo Scorpione, che sempre sono infortune e fanno grandi pericoli in mare e in terra; e Venus pianeta acquosa si trovò ne la fine del detto Scorpione, e per agiunta il sole in tale congiunzione si trovò assediato intra'lle due infortunate, cioè Saturno e Mars, congiunte insieme per sestile aspetto; Saturno nella Libra in sua esaltazione congiunta co'llui la luna, la qual è portatrice del tempo futuro; e a'llui venne con segni e ascendenti aquatichi stata nella sua congiunzione dinanzi, cioè ne la Libra medesima con Saturno e con Venus e Mercurio pianeti aquatichi; e l'ascendente de la sua congiunzione fu Tauro sua esaltazione e casa di Venus ov'era stato l'eclissi del sole, e nella sua opposizione di quello lunare dinanzi al diluvio fu il suo ascendente il Cancro sua casa, che significa abondanza d'acqua; e i detti pianeti aquatichi, Venus e Mercurio, erano in Iscorpione, segno aquatico e casa di Marte, e con cauda Dragone.

E nel cominciamento e grande parte di quello lunare dinanzi al diluvio furo grandi piogge in Firenze e in molte parti, e questo fu segno del futuro diluvio. E da l'altra parte la pianeta di Mars a la venuta del diluvio si trovò nel segno del Sagittario in sua propietà caldo e secco, e che volontieri saetta, inviluppato nel detto segno co'Mercurio pianeto convertivole e reo co' rei, freddo e umido e aquatico, e contra la complessione di Mars e del detto segno, il quale Mars combattendosi co' raggi di Saturno, mandaro in terra le loro influenze, cioè soperchi di tuoni e di piove, e baleni con folgori, e sommersioni e tremuoti. E per agiunta al fatto, la pianeta di Iove, la qual è fortunata, dolce e buona, in quell'ora si trovòe nel segno de l'Aquario casa di Saturno, e con Saturno congiunta in trino aspetto, e con Mars in sestile aspetto, sì che la sua vertù fu vinta da li detti due infortuni, e con neente di podere; ma convenne ch'agiugnesse alla infortuna de' rei per lo segno d'Aquario ov'era. E nota, lettore, e raccogli, se neente intenderai de la detta scienza, tu troverai al punto e giorno che venne il diluvio congiunte quasi tutte e sette le pianete del cielo insieme corporalmente, o per diversi aspetti e in case e termini di segni, da commuovere l'aria e' cieli e gli elementi a darne le sopradette influenze.


Giovanni Boccaccio
(1313-1375)
Rime, 1,79

E, ben che spesso semplice paura
solare eclisse o squarciar nuvolette
faccia, chi 'l sente poco se ne cura.
Quel che morì per trarne di servaggio
mercé n'avrà per lo cammin selvaggio.

Giovanni Boccaccio (1313-1375)
Filocolo, Libro 5,8

Egli un giorno giorno riposandosi col nostro pecuglio, con una sampogna sonando, cominciò a dire i nuovi mutamenti e gl'inoppinabili corsi della inargentata luna, e qual fosse la cagione del perdere e dell'acquistare chiarezza, e perché tal volta nel suo epiciclo tarda e tal veloce si dimostrasse; e con che ragione il centro del cerchio il suo corpo portante, allora due volte circuisce il differente, il suo centro movente intorno al piccolo cerchio, che l'equante una; e da che natura potenziata la virtù dell'uno pianeto all'altro portasse, e similmente i suoi dieci vizi, seguendo di Mercurio e di Venere con debito ordine i movimenti.
E appresso con dolce nota la dorata casa del sole disegnò tutta, non tacendo de' suoi eclissi e di quelli della luna le cagioni, mostrando come da lui ogni altra stella piglia luce, e così essere necessario, a volere i luoghi di quelle sapere, prima il suo conoscere, mostrando del rosseggiante Marte, del temperato Giove e del pigro Saturno una essere la regola a cercare i luoghi loro.

 

 

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