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Teorie della cospirazione |
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"Se pensi
di sapere cosa diavolo sta succedendo, probabilmente sei un coglione."
Recita così una targhetta che campeggia sulla scrivania di Robert Anton
Wilson, il coautore (insieme a Robert Shea) del classico underground
The Illuminatus! Trilogy, premiato nel 1986 con il Prometheus
Hall of Fame Award. La titanica enciclopedia di Wilson ci dice chi cospira che cosa, dove, quando e perché, ma lascia ancora insoddisfatta una domanda. Quando è scoppiata la conspiracymania, e perché? Il 6 gennaio del 1997 Newsweek pubblica un articolo dedicato al sempre più massiccio diffondersi negli Stati Uniti delle teorie della cospirazione. "La paranoia della cospirazione è dappertutto. Un paranoico potrebbe anche dire che siamo accerchiati, perché queste cervellotiche teorie oggi non vengono diffuse solo attraverso le solite rivistine fatte in casa. Fomentata da Internet (...) la paranoia della cospirazione è divenuta una sorta di parareligione. I suoi adepti vanno dai semplici creduloni agli zeloti secondo i quali O. J. Simpson è stato incastrato dalla mafia giapponese e che il Principe Carlo è un burattino nella mani del Nuovo Ordine Mondiale." John Whalen, il
coautore di 50 Greatest Conspiracies, la bibbia del paranoide
moderno, sostiene che "le teorie della cospirazione sono spesso
spurie. Ma che siano vere, parzialmente vere o false, hanno una notevole
comunicatività. Si diffondono come virus; spesso divengono delle leggende
metropolitane che si spostano da una comunità all'altra e da una generazione
all'altra. Le radio a microfono aperto e Internet sono tutte un risuonare
di scenari cospirativi: gli elicotteri neri, le forze d'invasione dell'ONU
pronte a occupare gli States, le mistifazioni del governo riguardo agli
UFO... In un secondo articolo
di Newsweek, questa volta pubblicato il 24 marzo del 1997,
si spiega così il fenomeno della paranoia di massa da cospirazione per
dare un senso a questo mondo incasinato. Una specie di fast-food pronto
a fornire qualsiasi spiegazione. Le cose non vanno a rotoli da sole,
ci deve essere qualcuno a farcele andare. |