Speciale Uomini contro
in collaborazione con



n.17-18 del 23 aprile1999
 

 

Pierre Bourdieu
Il sociologo della discordia
di Paolo Marcesini

 

 

 

I suoi libri vendono centinaia di migliaia di copie, in Francia suscita entusiasmi da star, i suoi interventi cambiano il modo di pensare, lo paragonano a Marx e Freud. Pierre Bourdieu è un autentico fenomeno mediatico, l'intellettuale più citato del momento (settemila pagine sul web). Tutto normale se fosse un cantante, un attore, un politico, un comico. Assolutamente insolito (e per certi versi inedito) se consideriamo il fatto che stiamo parlando di un sociologo non più giovanissimo, titolare di cattedra al Collège de France, autore di innumerevoli saggi che lo hanno innalzato sugli altari più alti del prestigio accademico. Un prestigio usato come una clava contro il potere dominante in difesa dei "dannati della terra".

Per lui l'approdo naturale degli studi di sociologia infatti è la militanza politica, un maître à penser che non ha esitato, come Zola e Sartre prima di lui, a salire sulle barricate degli scioperanti che nel '95, in contrasto con la riforma previdenziale voluta dal governo Juppé, bloccarono per tre settimane tutta la Francia. Bourdieu definì quello sciopero un "miracolo sociale" e di fronte ai lavoratori riuniti alla gare de Lyon disse: "Sono venuto a portare il mio sostegno a tutti coloro che da tre settimane lottano contro la distruzione di una civiltà".

La ricaduta mediatica dei suoi interventi è stata straordinaria perché Bourdieu incarna al suo interno il diavolo e l'acqua santa: c'è chi lo beatifica e lo considera un innovatore sociale, chi considera il suo successo una autentica sciagura, un passo indietro per la storia della civiltà. Non esiste settimanale, quotidiano o rivista che non gli abbia dedicato uno "speciale". Una sorta di grande "Bourdieu contro tutti" che ha contagiato il Nouvel Observateur, Magazine Littérarie, Le Monde, Libération, l'Esprit sino ad arrivare alle copertine dei femminili e ai giornali specializzati in programmi televisivi.
Una consacrazione per il più mediatico degli antimediatici, un guru del pensiero che ha alimentato il suo successo (e il suo consenso) tenendosi lontano dalla televisione. Già, l'odiata televisione che non sa più cosa inventarsi pur di attirarlo di fronte alle sue telecamere. Tentativi inutili. E poi esiste il clan mediatico di Bourdieu, le riviste specializzate, Le Monde Diplomatique, il settimanale satirico Charlie Hebdo, le riviste di tendenza, le pagine culturali di Libération, amici sparsi nei giornali che contano.
Ha accettato di fare il caporedattore della rivista di tendenza musicale Inrockuptibles per dare voce in un giornale a quelli che dai politici "responsabili" sono giudicati degli "irresponsabili".

Essere venerato o odiato, questo è il destino di Bourdieu. L'autore de "La Distinzione" (in Italia lo pubblica Il Mulino) è il nemico dichiarato del pensiero unico, che alberga indistintamente a destra come a sinistra, che economicamente si nutre di un neoliberismo capace di calpestare le protezioni del patto sociale (il welfare) e che ha come complice la deriva dei mezzi di comunicazione di massa in cui esercitano il loro potere i "professionisti della comunicazione sociale", gli "ingegneri " al servizio dei poteri forti.
Il potere ci domina attraverso quella che per il sociologo francese è una forma di "violenza simbolica". Bourdieu dà voce al "movimento sociale", le sue parole sono ascoltate dagli intellettuali e dalle masse, cavalca la rivolta degli esclusi e non esita ad ergersi a paladino per la salvaguardia dei diritti acquisiti della classe operaia.

Militante politico senza un partito alle spalle, è stato accusato di terrorismo sociologico, demagogia e disonestà intellettuale. Ha rispedito le accuse al mittente: "Il mio lavoro non è intenzionalmente orientato verso l'azione politica, ma inevitabilmente finisce per contribuire ad essa, anche perché oggi non è possibile scrivere una sola frase sul mondo sociale che non sia già un atto politico potenziale".

Intanto pensare e parlare alla Bourdieu è diventato uno slogan, un aggettivo capace da solo di definire un comportamento, un ideale, un modo di pensare. Bourdieu in Francia è entrato nello slang della gente comune: vuol dire ribellione, contestazione, ma anche rifiuto delle apparenze sociali. Pensare "à la Bourdieu" vuol dire smascherare i rapporti di potere dietro le quotidiane umiliazioni e sopraffazioni. Esiste l'aggettivo "bourdivin" che viene usato per indicare un suo allievo (o un suo fan) e il più giovanilistico "bourdieuman", che indica una persona intelligente, preparata e combattiva.

È trasversale il suo consenso. Amato e venerato dai giovani, i suoi studenti stravedono per lui, Bourdieu fa parlare di sé nelle assemblee di fabbrica, durante gli scioperi, nelle banlieues, all'interno dei salotti buoni della borghesia di sinistra.
Nel 1993 appare, edito da Seuil, un libro destinato a fare epoca, "La miseria del mondo", cinquanta interviste realizzate ai margini dell'immensa regione parigina capaci di elencare e ricostruire le forme contemporanee della miseria sociale. Quel libro venderà più di centomila copie, darà origine a uno spettacolo teatrale (Le jour et la nuit di Didier Brezace) ed entrerà in modo permanente nel dibattito sulla riforma sociale.

Come del resto tutti i suoi scritti e i titoli della piccola collana editoriale di testi scientifico-militanti da lui fondata e diretta, la "Liber/Raisons d'agir": "Sulla televisione" (Feltrinelli) e "Controfuochi" (in Italia è pubblicato nella collana "I libri di Reset") hanno venduto quasi duecentomila copie, il saggio di Serge Halimi dedicato alla corruzione interna al sistema dei mass media più di trecentomila copie.
I suoi scritti hanno successo perché il pubblico, leggendoli, ha l'impressione che si parli di realtà, in quelle pagine gli vengono offerti gli strumenti di resistenza ai rapporti di potere che governano la società.

Inaugurando una serie di conferenze a distanza con personaggi del mondo letterario, la Fnac ha organizzato un incontro con Bourdieu il 5/10/98, mettendo in linea in tempo reale le domande del pubblico e una sintesi delle risposte, tuttora disponibili insieme alle foto che corredano questa pagina.

Una bibliografia completa delle opere di Bourdieu si trova nel sito del Centre for European Sociology and Pierre Bourdieu, con link al Bourdieu Forum.

Qui potete leggere parte della Prefazione di Rossana Rossanda al saggio di Pierre Bourdieu, "Controfuochi - Argomenti per resistere all'invasione neoliberista" , in uscita nella collana "I libri di Reset", tratta dal Corriere della Sera- 20.2.99 e ripresa nel sito del Dipartimento di Filofosia dell'Università di Bari.

Nella sezione Libri di erewhon, una breve presentazione dell'ultimo saggio di Bourdieu, con link al sito Feltrinelli, dove si trovano una scheda del libro, la quarta di copertina e il "Prologo" dell'autore.

Il suo ultimo libro, "Il dominio maschile" (Feltrinelli), esamina i rapporti di potere all'interno delle relazioni tra uomini e donne. Per Bourdieu la posizione dominante del maschio viene continuamente alimentata dalla scuola, dallo Stato, dalla Chiesa. A Bourdieu interessa la politica, ma è estraneo ai partiti tradizionali. Simpatizza per Solidarnosc, la causa algerina, odia il conformismo, la globalizzazione, i finanzieri-mercanti iscritti al club degli speculatori, il "continente delle banche e della moneta". Più di tutti odia gli intellettuali alla fast food che alimentano il loro pensiero seduti di fronte alla televisione o leggendo i giornali. Sogna un grande movimento di resistenza che sappia confrontarsi con la "crisi della civiltà" e sappia mettere in campo un pensiero critico all'altezza dello "spirito dei tempi". Utopia? No, semplicemente Bourdieu.
Alcuni siti di informazione francesi

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